Archivio per gennaio, 2011

LA CONTESTAZIONE. Nel mirino dei cori l’allenatore milanese, il presidente e il direttore sportivo.
Antonio Filippini invocato come capitano, è l’unico a ricevere applausi In mille assediano il bus della squadra e inneggiano al ritorno di Iachini.

La contestazione più allegra è arrivata alla fine, in via dello Stadio, quando è partito lo slogan «Chi non salta con Corioni è». A quel punto mille berretti biancoazzurri, mille sciarpe del color del cielo, mille cuori bresciani hanno cominciato a saltare ritmicamente.

La contestazione più greve è scattata durante la partita ma non si può riferire. Non sul giornale, almeno.

Dopo la batosta col Chievo, mentre andava in scena la rabbia di mille ultras che assediavano la squadra, Mario Beretta in sala stampa pronunciava il suo testamento bresciano. Ignaro – a parole – che la gigliottina presidenziale stava per calare su di lui. «Se stiamo tutti uniti la salvezza è ancora possibile. Magari all’ultimo minuto, magari soffrendo, ma visti i valori morali di questa squadra la si può ancora ottenere». I valori tecnici, dopo la partita di ieri, è meglio non citarli. I valori morali invece sono impalpabili, soggettivi, e forse sono davvero l’unica cosa a cui può aggrapparsi il Brescia.

QUEL RIFERIMENTO allo stare «tutti uniti», però, il tecnico più che allo spogliatoio lo indirizzava all’ambiente, ai tifosi, alla stessa piazza che fuori ribolliva e chiedeva la sua testa.

Beretta – con la sua cadenza milanese e la sua faccia da Don Backy triste – esce di scena con dignità ma con un bilancio (ahinoi) fallimentare. Con i sei punti racimolati nelle sette partite della sua gestione non si va da nessuna parte, se non in B. E infatti Corioni ieri sera, senza indugi, ha dato il benservito al 51enne professore di educazione fisica. «L’immensità» cantava il cantante ribelle del clan di Celentano. Nel clan Corioni anche Beretta (il suo clone ringiovanito) è stato una meteora, quasi un corpo estraneo, e la delusione che lascia non è immensa solo perchè le aspettative su di lui erano circoscritte, minimali fin dall’inizio.

QUANDO PERÒ Gigi Maifredi, con la sua stazza da capo indiano, venti minuti prima della fine dell’incontro-disastro col Chievo s’è alzato, ha tolto il disturbo dalla panchina e s’è incamminato verso gli spogliatoi, s’è intuito che qualcosa di nuovo s’era rotto nel clan. E infatti Beretta è rimasto da solo, nocchiero nella tempesta, a sentire i cori dei tifosi della Nord e della Sud per una volta solidali nel chiedere la sua cacciata, nell’invocare Beppe Iachini, nel mandare a quel paese (si fa per dire) l’uomo-mercato, Gianluca Nani, che ha dovuto lasciare il Rigamonti scortato dalla Digos. Solidali, le tifoserie, anche nell’invocare Antonio Filippini capitano.

Già: all’attivo della gestione Beretta c’è soprattutto il recupero di giocatori come Zoboli (ieri però in tribuna «per scelta tecnica») e Antonio Filippini, il tamburino-chitarrista di Urago Mella che Iachini teneva in panchina e che il tecnico milanese ha rilanciato come uomo-squadra. Proprio Filippini alla fine – unico del Brescia – è andato a raccogliere applausi dagli spalti.

A 37 ANNI, ringiovanito dalla dieta a zona che la giovane morosa Chiara Orioli gli ha imposto (no pasta, no dolci, no patate), dopo aver girovagato per l’Italia e guadagnato il dovuto, il gemello che suona Springsteen e Ligabue si permette il lusso – in mezzo a tanti milionari in tacchetti – di finire la carriera con la maglia del cuore, uno stipendio di 1.800 euro al mese e una voglia matta di combattere. Il pubblico sa, gradisce e ringrazia. Potendo, gli cucirebbe la fascia da capitano. Iachini il redivivo ne tenga conto. E gli assicuri, almeno, un posto in campo.

 

[Fonte: Brescia Oggi]

 

Squadra assediata sabato notte davanti all’hotel scelto per il ritiro. I tifosi: «Per voi comincia il Ramadam…» . Sinisa scende a parlare.
«E adesso per voi giocatori inizia il Ramadam» . La frase, un po’ colorita forse, rende bene l’idea. A parlare è P. V., storico tifoso della Fiesole, nelle ultime settimane agli onori della cronaca per aver fatto da intermediario tra la Fiorentina e Adrian Mutu. Parla a titolo personale V., ma dopo l’ennesima sconfitta il sentimento tra i tifosi viola è comune. Basta discoteche, basta uscite la sera — eccolo il riferimento al Ramadam, il periodo di digiuno purificatore che osservano i fedeli islamici — vogliamo vedere il cuore, d’ora in poi si muore in campo. E sta a casa con le mogli» . Magari saranno contente le compagne dei giocatori viola, anche se l’umore, pure tra le mura domestiche, non sarà dei più allegri. Comunque fino a mercoledì giorno della gara spartiacque con il Genoa) tensioni e nervosismi restaranno nello spogliatoio. Meglio, nelle stanze dell’hotel Villa Medici, dove la società ha «rinchiuso» la squadra per un ritiro punitivo iniziato domenica sera, di ritorno dalla sconfitta dell’Olimpico.

 

Un viaggio in silenzio, facce scure e preoccupate, che si è concluso nella tensione. Ad aspettare i giocatori al Franchi c’erano circa 150 tifosi e un lungo striscione appeso allo stadio («Allenatore da corrida, giocatori senza palle, società fantasma, campagna acquisti fallimentare. Basta: Firenze merita rispetto» ). Dopo aver appreso che la squadra sarebbe andata in ritiro, i tifosi si sono spostati davanti all’entrata dell’albergo per aspettare i viola. Verso mezzanotte e mezzo l’attesa è terminata. Cori espliciti («Se andiamo in B vi facciamo un c… così» ), grida, pugni contro il pullman e volti pieni di rabbia, hanno accolto la squadra scortata dalle forze dell’ordine. Anche il tentativo di far entrare i giocatori da una porta posteriore non ha dato i suoi frutti, il rabbioso gruppo di tifosi non ha mollato la presa. I più bersagliati dai cori sono stati Mihajlovic, Cerci e Montolivo, reo secondo i contestatori di essere un capitano con la testa già altrove. La protesta è andata avanti per almeno una decina di minuti, con la squadra bloccata dentro il pullman e i tifosi fuori a sfogare la propria delusione. Quindi Mihajlovic è sceso a trattare» .

 

«Avete ragione — ha detto il tecnico—, ma non alzate le mani» ; «Nessuno vi tocca — hanno risposto gli ultras — Ma per entrare nell’albergo dovete passare tra di noi. E prendervi le offese che vi meritate» . Così è andata, una sorta di passaggio sotto le «forche caudine» , dove sono volati insulti e qualche «manata» ha sfiorato Montolivo e Cerci. Le offese poi sono continuate anche dentro l’albergo, dove un piccolo gruppetto è riuscito a entrare e a parlare, animatamente, con alcuni giocatori. Serata nera, dunque, e domenica ancora avvolta nella tensione, con la squadra che si è allenata ieri mattina scortata da tre camionette della polizia appostate fuori dai Campini. Poi nel pomeriggio viola hanno avuto qualche ora di libertà (dalle 15.45 alle 17.30). Mihajlovic è rientrato in albergo accompagnato dalla moglie, Montolivo dalla fidanzata, mentre Marcolin è tornato con il team manager Ripa. Un modo, quello della libera uscita, per provare ad allentare la tensione. La pressione dei tifosi oggi e domani potrebbe anche avere una tregua, ma da mercoledì al Franchi per la gara infrasettimanale contro il Genoa tornerà a farsi sentire; così almeno assicurano dagli ambienti del tifo.

 

Stavolta sotto accusa ci sono tutti. Dai Della Valle a Pantaleo Corvino, alla squadra e al tecnico. E il momento di difficoltà paradossalmente potrebbe anche ricompattare una curva Fiesole da tempo divisa. Lo spiega anche Stefano Sartoni, presidente del Collettivo: «La curva potrebbe tornare di nuovo unita. Sono d’accordo con la contestazione, credo però che contro il Genoa sia opportuno sostenere la squadra perché poi se andiamo in serie B retrocedono tifosi, mentre i giocatori se ne vanno. Ha fatto bene la società a portare tutti in ritiro. Anzi, io lo farei durare finché la squadra non raggiunge i quaranta punti e s i s a l v a . Mihajlovic? Io sono per l’esonero subito, se la squadra non gira la colpa è dell’allenatore. Sono preoccupato. Adesso pensiamo a salvarci poi chiederemo a Della Valle che cosa vogliono fare per il futuro». Del momento difficile ha parlato anche Giancarlo Antognoni, tenero nei confronti della squadra: «Non si dica che è solo colpa dell’allenatore, la Fiorentina è stata penalizzata anche dagli infortuni».

 

[Fonte: Corriere Fiorentino]

La violenza come imprescindibile ed inseparabile “necessità” della natura umana. Questo è il tema che la Compagnia Teatrale dei Sutta Scupa analizza e sviscera attraverso la rappresentazione di Nudo Ultras, spettacolo critto e diretto da Giuseppe Massa, in scena da mercoledì 2 febbraio 2011 alle ore 21.00 (in replica fino a domenica 6), al Nuovo Teatro Nuovo di Napoli.
A dar vita, in scena, alla rappresentazione saranno Emiliano Brioschi, Simona Malato, Giuseppe Massa, Giovanni Prisco, coadiuvati dalle scene e i costumi di Mela Dell’Erba, le luci di Cristian Zucaro, il suono di Vincenzo Aiello.

Nudo Ultras, che con Rintra ‘u Cuori e Sutta Scupa fa parte di una trilogia del gruppo palermitano Sutta Scupa, offre una visione della violenza esasperata, folle e schizofrenica, adottando una delle sue forme più primordiali e quanto mai attuali al tempo stesso: la violenza ultras, la violenza negli stadi.

Lo spunto per la costruzione drammaturgica trae ispirazione da eventi recenti: la morte dell’ispettore Filippo Raciti, negli scontri tra una frangia di ultras catanesi e la Polizia durante il derby siciliano di calcio Catania – Palermo nel 2007 e la morte di Gabriele Sandri, tifoso laziale, ucciso da un colpo di pistola sparato da un agente della Polstrada, a seguito di una rissa in un Autogrill.

Il testo affronta il racconto della vita di un ultras “rosanero”, della sua cerchia di amici e dal suo incontro con la polizia, in particolare con un poliziotto, il cui padre è stato ucciso proprio da un ultras.

È la storia di Pietro, ultras del Palermo, che descrive la sua violenza come derivato dell’inconsistenza della sua vita, del suo lavoro e della sua famiglia, che trova nello stadio una valvola di sfogo. Il luogo diviene palcoscenico su cui esibirsi nella propria natura animalesca priva della gabbia della vita quotidiana, in cui ognuno di noi è rinchiuso.

Attraverso i suoi flash-back si è proiettati all’interno della stanza da pranzo della sua famiglia e, soprattutto, fuori lo stadio con il suo gruppo ultras alle prese con le forze dell’ordine. Pietro ha pochi interessi nella vita, come confondersi attraverso gli scontri nel gruppo sino all’orgia; vivere ogni momento della vita come se fosse l’ultimo; entrare in contatto, il più fortemente possibile, con la morte e con l’aldilà.

I tamburi, le sciarpe, i cori, così presenti nel movimento-ultras, marcano fortemente la realizzazione scenica dell’intero lavoro, dandone un’espressività aggressiva, ma, a tratti, palesemente grottesca.

L’operazione scenica tenta di dare una risposta visiva e una possibile rappresentazione del concetto di violenza, cercando di comprendere fino a che punto l’essere umano avverte il bisogno primordiale di compierla, e perché.

 

[Fonte: Caserta News]

Noi della «Curva Nord»

Pubblicato: 31 gennaio 2011 in Mondo Ultras

Lettera aperta della Curva Nord “Angelo Boscaglia” di Gela.
Carissimi tutti, carissimi fratelli Tuccio, carissimo sig. sindaco, carissimi signori della stampa e carissimi gelesi tutti, chi vi scrive è un gruppo di ultras della curva Angelo Boscaglia. In questi giorni è in atto una campagna di criminalizzazione nei nostri confronti, un massacro continuo che non ha precedenti nella storia del calcio gelese. Noi non ci stiamo! Non ci stiamo ad essere criminalizzati, e non ci stiamo perché abbiamo, continuiamo e continueremo sempre a vivere il Gela calcio e il calcio come abbiamo sempre fatto, rispettando tutti i sani principi e i valori che questo sport dovrebbe trasmettere, con la passione di chi ha il Gela calcio nel cuore e lo vive solo per amore. Noi non ci stiamo ad essere ritenuti responsabili della decisione della famiglia Tuccio di lasciare il Gela calcio e di un eventuale fallimento del Gela calcio. .

Siamo un gruppo di ragazzi che lavorano onestamente dalla mattina alla sera, ragazzi che hanno famiglia, educazione e valori a vendere. .

E’ dimostrazione di quanto sopra detto il fatto certo che a Gela la nostra curva non ha mai dato dimostrazione di violenza, perchè noi odiamo la violenza e chi la pratica. Il calcio è fatto di alti e bassi e chi è in questo mondo dovrebbe sapere che oltre ad accettare gli applausi deve sapere accettare le contestazioni. La nostra contestazione di domenica era rivolta a Provenza allenatore, Donnarumma direttore sportivo e Tuccio presidente e non agli uomini. Allenatore e direttore sportivo ritenuti da noi artefici e responsabili di un progetto calcistico di due anni disastroso e fallimentare e al presidente Tuccio per spronarlo a cambiare rotta. .

Premesso che prendiamo le distanze dagli insulti indirizzati alla persona del sig. Tuccio, insulti che condanniamo nettamente, così come abbiamo in passato condannato gli insulti che lo stesso sig. Tuccio ha rivolto pubblicamente nei nostri confronti… psicopatici, ecc. Inoltre ci teniamo a sottolineare che gli insulti di domenica non hanno niente a che vedere con i gruppi organizzati della curva, contrariamente a quanto scrive un giornalista locale che toccato domenica dalle nostre contestazioni per vendicarsi sta usando il potere che ha di scrivere sul giornale per cercare di buttare fango sulla nostra dignità, arrivando persino ad inventarsi finte aggressioni in una situazione dove è stato rimproverato da un pubblico ufficiale e invitato ad entrare in sala stampa dopo che lo stesso aveva insultato alcuni ragazzi della curva che stazionavano davanti la tribuna. Se qualcuno pensa che con questa campagna di criminalizzazione riesca a tapparci la bocca, a vietare la libertà di espressione e di pensiero che lasci perdere, noi continueremo a dire sempre quello che pensiamo nel rispetto di tutto e di tutti come abbiamo sempre fatto. .

Non abbiamo chiesto alla società grandi acquisti né acquisti, chiedevamo solo che chi ha fallito, ovvero allenatore e direttore sportivo, si prendessero le loro responsabilità mettendosi da parte, consapevoli che il raggiungimento della salvezza restava e resta comunque difficile, ma con la certezza che stando tutti insieme dalla stessa parte era ed è possibile. .

Pertanto invitiamo tutti a ritrovare il senso della ragione e a stringersi attorno al Gela calcio; invitiamo le istituzioni che (a parte il sindaco che sta dimostrando di avere a cuore le sorti del Gela calcio) sono talmente assenti a prendersi cura di questo gioiello che la città ha; invitiamo tutta la città a riempire già da domenica prossima con le proprie famiglie, perché a Gela è possibile, il Vincenzo Presti, a prescindere da quale sia la situazione calcistica del momento; invitiamo i commercianti a farsi avanti, ma non per acquistare i biglietti della curva per non farci entrare, ma a contribuire; invitiamo i grossi grandi imprenditori di Gela che grandi sono diventati oltre che per le indubbie loro qualità anche perché la città ha creduto in loro e perché questa città gli ha permesso di diventare grandi ad uno scatto di orgoglio, a contribuire a questo progetto; inoltre invitiamo l’amministratore del petrolchimico di Gela e l’Eni a contribuire concretamente a questo progetto, perché Gela non serva solo per ricavare profitti ricordando che le multinazionali che operano nel settore petrolifero contribuiscono alla crescita culturale e sportiva delle città in cui sono insediate, vedi il centro sportivo Erg a Siracusa che suona come uno schiaffo ai gelesi visto che l’ultimo investimento che ha fatto l’Eni e il petrolchimico di Gela per la nostra città è una fontana. Noi ci saremo sempre, al di là della categoria pronti a sostenere il Gela calcio ovunque e comunque, che sia per mantenere la prima divisione o che sia in qualsiasi altra categoria, ma pronti a fare tutto il possibile per salvare la prima divisione, che questa società e noi ultras soli ci meritiamo. Inoltre comunque andrà a finire questa situazione ci teniamo a ringraziare la famiglia Tuccio per questi cinque anni di sano sport che ci hanno saputo dare, ringraziamo Angelo al quale rimproveriamo solo il fatto che non ha saputo relazionarsi con noi, mancandoci di rispetto in alcune circostanze e non capendo che le nostre contestazioni erano costruttive e mirate al bene del Gela calcio e non distruttive, perché noi soli, insieme lui e alla sua famiglia, siamo e resteremo gli unici veri innamorati del Gela calcio.

21 gennaio 2011 – Curva Nord Angelo Boscaglia

[Fonte: Corriere di Gela]

BPF scatenata contro il resto dei tifosi, dirigente minaccia tifosi.
POZZUOLI (NA) – Nell’umidità del Palaerrico, per la gara tra Gma Pozzuoli e Pool Comense, tra squadra locale e tifosi c’è il gelo. Il settore dei tifosi locali è deserto, la Boys Pozzuoli Firm infatti per protesta ha lasciato solo lo striscione che li contraddistingue, e si sono seduti in silenzio nel settore normalmente destinato alle tifoserie ospiti. Guardano la gara senza cantare, guardano la squadra perdere nei primi due quarti e poi iniziare una grande rimonta, proprio in occasione di questa rimonta, al Palaerrico, si è scatenata una situazione molto tesa che ha contraddistinto il match.
Gli appassionati di basket che più e più volte la Boys Pozzuoli Firm ha cercato di coinvolgere nel sostegno, ha cercato di dare una scossa, ma sempre senza risultati, oggi si è scatenato fischiando le avversarie e alzando cori, comportamento che non è piaciuto agli ultras locali, che invocavano alla coerenza e recriminavano un comportamento inadatto e fuori luogo della gran parte dei tifosi.
Mentre le giocatrici si davano battaglia in campo, sulle gradinate il nervosismo è salito alle stelle, la BPF, rispondeva al pubblico puteolano con cori come: “Vergognatevi”; “Non c’è nulla da festeggiare”; “Dove eravate a Pasquetta dove eravate” (solitamente a pasquetta si gioca il campionato di A1 e da quando esiste la BPF, questi sono i soli a popolare il palazzetto in quell’occasione).
Inoltre durante queste schermaglie, un qualche tifoso ha rubato un tamburo di proprietà del gruppo, iniziandolo a suonare, episodio che ha fatto scattare il nervosismo sugli spalti, con i ragazzi del gruppo che hanno invaso il settore andando a recuperare il loro strumento, tra fischie e proteste e qualche spintone tutto è tornato quasi e ancora per poco alla normalità. Infatti un potente petardo esploso fuori il palazzetto flegreo, ha fatto tremare i presenti ed i vetri dell’impianto, esplosione che ha determinato l’ingresso delle forze dell’ordine nel settore occupato dai tifosi in protesta, per far si che la protesta non degenerasse.
A fine gara nonostante la vittoria la Boys Pozzuoli Firm è rimasta in silenzio e molto delusa dal comportamento delle giocatrici che nemmeno si sono accostate al settore per chiedere scusa di una stagione da ultime in classifica, cosa che invece ha fatto uno dei dirigenti della società, ma non per ricucire i rapporti con i supporters ma bensì, per minacciarli ed inasprire ancor di più gli animi.
Infatti il sig, Cardillo dirigente della Gma Pozzuoli, si è recato a bordo campo andando faccia a faccia con alcuni tifosi gridando e minacciando i supporters che come prevedibile hanno reagito sempre in maniera non violenta, gli animi si sono leggermente placati, solo quando il presidente Palumbo si è avvicinato andando al dialogo con i ragazzi, chiedendo ancora il loro supporto e riconoscendo che loro sono stati gli unici a essere sempre al fianco della squadra.
Nonostante la vittoria comunque pare che la rottura tra tifosi e squadra non si sia ancora risanata. I tifosi chiedono più rispetto dalle giocatrici e dopo oggi anche da alcuni dirigenti che hanno rischiato di far degenerare la protesta con comportamenti molto poco professionali e decisamente pericolosi.
All’uscita abbiamo chiesto infatti che frasi fossero volate tra il sig. Cardillo ed i tifosi e loro ci hanno raccontato: “Si è avvicinato ad un componente del nostro gruppo, quasi faccia a faccia urlando, noi ci siamo avvicinati per capire cosa stesse succedendo e lui ha continuato a gridare che non ci avrebbe fatto più entrare alle partite e ci avrebbe cacciato a schiaffi. Davvero siamo rimasti in creduli e normalmente siamo andati su tutte le furie, questo signore che siede da un paio di partite sulla panchina ha avuto un comportamento gravissimo, ha rischiato di far degenerare il finale di gara, fortunatamente i nostri ragazzi sono stati maturi ed educati. Le parole scambiate con il Palumbo sono state molto apprezzate, lui ha riconosciuto il nostro sostegno e ci ha spiegato che anche lui aveva preso provvedimenti contro la squadra, ma ciò non implica che la nostra protesta finisca, prima di tutto vogliamo che le ragazze assumano una mentalità vincente nel tempo, punto secondo vogliamo le scuse pubbliche prima della prossima gara da parte del dirigente Cardillo ed in fine noi difficilmente ricuciremo i rapporti con il resto dei tifosi, perchè come hanno dimostrato ancora una volta non hanno sostenuto la squadra ma hanno fatto il tifo contro la Bpf, che da loro è stata sempre guardata con invidia”.

[Fonte: Notiziario Italiano]

 

Con un comunicato diramato questa mattina sul sito della società, l’Arezzo risponde al caro biglietto. In particolare si fa rimento all’aumento del costo dei tagliandi in occasione delle partite esterne degli amaranto.
Spesso infatti le avversarie dell’Arezzo, anzichè i canonici 10 euro, innalzano il prezzo dei tagliandi di almeno due euro con l’obiettivo ovviamente di far lievitare l’incasso. La società di viale Gramsci ha così deciso di restituire ai propri sostenitori, a tutti coloro che domani saranno sugli spalti di Piancastagnaio, la quota in eccesso. Ecco il testo del comunicato. “Considerando la tendenza, ormai cattiva abitudine, dei nostri avversari di aumentare il prezzo del biglietto, la società comunica ai tifosi che, presentando presso la sede il tagliando della partita Pianese – Arezzo, riceveranno il rimborso della quota eccedente, da martedi 1 febbraio, dalle ore 15 alle ore 18”.

 

[Fonte: Amaranto Magazine]

 

L’Atalanta non gioca? Nessun problema, si tifa la solidarietà. Si coltivano le amicizie. Si cercano emozioni, ci si presenta al fianco di chi in passato si è già sostenuto. Si ricorda, si macinano chilometri, si alza lo sguardo aprendo un sorriso e si dice con il cuore: noi, come sempre, ci siamo.

 
Bergamo. Parma. Brentonico. Così lontani, così vicini. Uniti dai colori, da una passione, da amicizie nate nelle difficoltà che oggi, come ieri, rendono i gesti di pochi stupefacenti per tutti.

I ragazzi della Curva Nord di Bergamo, gli ultras, ne hanno combinata un’altra. Anzi, hanno fatto ancora meglio: l’hanno confezionata doppia.

Sabato 29 gennaio. Semplice tappa di avvicinamento alla trasferta di Frosinone per molti, data da bollino rosso sul calendario per pochi. Un centinaio in tutto.

Settanta ragazzi bergamaschi con l’Atalanta nel cuore sono saliti su un pullman e hanno raggiunto lo stadio XXV Aprile di Parma. Non ci stavano tutti, sul torpedone: tre o quattro macchine si sono accodate e presto sono arrivati al centro sportivo Moletolo, nella città emiliana.

Motivo? Semplice, i fratelli abruzzesi de L’Aquila Rugby erano impegnati contro i padroni di casa dell’HBS Gran Ducato. Nessuna sfida di vertice, alla fine sarà 53-13 per Parma, ma una grande occasione per far sentire forte, ancora una volta, l’affetto e la vicinanza verso chi nel sisma del 2009 ha perso tutto.

Un’amicizia sincera, tanti momenti già vissuti assieme ed una nuova occasione per festeggiare: striscioni, cori, fumogeni, torciata finale e terzo tempo. A base di pane e salame nostrano portato da Bergamo per festeggiare tutti assieme. Addirittura, i ringraziamenti della società di casa per il calore e la correttezza dimostrata nel lasciare pulita la struttura portandosi a Bergamo perfino la pattumiera.

Da una bella storia ad un’altra, 200 chilometri più a Nord. Centro sportivo di Brentonico, sede del ritiro dell’Atalanta nell’estate del 2009. Proprio durante quel periodo, la comunità trentina perse un piccolo angelo, Francesco Schelfi.

Il bambino, morto schiacciato dal trattore del padre, venne ricordato subito da uno striscione e quando ad inizio 2010 venne organizzato il primo trofeo di sci in sua memoria da Bergamo arrivarono solo in 4. “Sentiamoci, avvertiteci: l’anno prossimo verremo in tanti”. Un anno dopo, nel giorno della presentazione ufficiale del secondo Memorial, quei 4 sono diventati 30: tutti in macchina, tutti da Bergamo, tutti ultras dell’Atalanta.

Chi c’era, racconta di una bella giornata passata assieme alla comunità di Brentonico. Colorata, rumorosa, divertente a modo loro. Quindi, da ricordare. L’anno passato, proprio su queste pagine, avevamo raccolto anche le sensazioni del papà di Francesco, Angelo Schelfi. Questa volta, possiamo solo immaginare la felicità di un padre, di una famiglia, di una comunità che si è vista arrivare da Bergamo trenta ragazzi che con loro hanno condiviso un momento tragico durante un ritiro.

Strano, vero? Due iniziative lodevoli, due momenti che meritano applausi. La dimostrazione che la memoria, i sentimenti sinceri, la condivisione di valori che vanno aldilà del calcio vincono sempre. Applausi a chi non dimentica. Chapeau.

[Fonte: Bergamo Sera]
Bergamaschi versione rugby #1

Bergamaschi versione rugby #2

Bergamaschi versione rugby #3