Archivio per dicembre, 2011

L’eccezionale calcio della Corea del Nord

Pubblicato: 23 dicembre 2011 in Calcio

In morte di Kim Il-Sung, proponiamo questo articolo ripreso da un sito fi geopolitica che parla proprio del calcio nord-coreano.

 

Corea e calcioUna delle più grandi ingiustizie storiografiche calcistiche è la gloria attribuita da terzi alla Corea del Nord per il solo fatto di aver battuto l’Italia quarantacinque anni fa ai Mondiali. Una nazionale, la nostra, per giunta mediocre in quanto impostata sul consunto e acciaccato blocco bolognese. Furono soltanto sfiorate dalle convocazioni le due più forti squadre d’allora: i campioni del mondo e d’Italia in carica dell’Internazionale, e il Napoli di Fiore e Pesaola.

Ero bambino, ma ricordo benissimo quando l’allenatore Edmondo Fabbri comunicò la formazione “coreana”: tutti si stupirono che Bulgarelli – col ginocchio a pezzi – scendesse in campo (allora non erano previsti cambi!) e non fosse stato sostituito dal napoletano Juliano. La Repubblica democratica popolare della Corea non poteva far altro che vincere.

I nordcoreani per beccarsi quest’immeritata fama di “ammazzitaliani” ebbero, appunto, la disgrazia di capitare con la nazionale del paese che albergava il più forte partito comunista occidentale. A quel tempo, il clima pre-brigatista “bevemo e magnijamo”/Patto di Varsavia-Roma-Pci non solo apportava frutti appetitosi [1], bensì aveva commissionato agli ‘embedded’ caserecci un vasto “asse del male” nel cortile di casa, costituito da Albania, Cina e, appunto, Corea del Nord, su cui scaricare le proprie frustrazioni da “antistalinisti si nasce”, parafrasando ‘ex ante’ Enrico Vaime.

Per giustificare la perfidia dello Stato eremita, la pubblicistica pilotata di cui sopra (la quale aveva, per mera negligenza, ben poche notizie sui “misteriosi” asiatici) arrivò addirittura alla bufala intercontinentale che la nazionale comunista coreana si fosse allenata tre settimane nell’impenetrabile paese di Enver Hoxha per acclimatarsi all’atmosfera europea e abbattere il dominio calcistico dei capitalisti occidentali e dei revisionisti sovietici.

Non vi dico l’imbarazzo quando si seppe che i figli di Kim Il-sung avevano invece soggiornato sul suolo dei più fedeli alleati di Mosca: la Germania Democratica. Sarebbe bastata una telefonata da Berlino ovest a est, da parte di qualche collega [2], nemmeno da Pulitzer, per saper tutto, e non far passare il poco scibile filtrato come fosse un dono della Cia. Siccome tutto ciò di realmente comunista doveva passare per terrorizzante (eccettuato quindi il bepponismo-doncamillismo), furono inventate le più colossali castronerie della storia del giornalismo sportivo e non solo.

Il “famigerato” Pak Doo-ik, autore della rete contro l’Italia, fu trasformato in dentista. Ossia la raffigurazione di un rispettato professionista che in Occidente avrebbe avuto ben altre funzioni ed emolumenti che non tirare calci al pallone per guadagnarsi miserevolmente da vivere. Mi ricordava quel manifesto stampato dalla Dc alla vigilia del 18 aprile 1948: “Cittadino, sveglia! Gli attori di Hollywood mai voterebbero Fronte popolare!”. E ci credo! Comunque, Pak era un caporal-maggiore dell’esercito con ruolo di tipografo. Le fesserie non sono finite qui, v’erano pure per il dopo.

Data l’eliminazione nei quarti di finale ad opera del Portogallo (da 0-3 a 5-3 con l’aiuto decisivo dell’arbitro israeliano [3]), la stampa s’inventò che i calciatori coreani, al ritorno in patria, erano stati puniti severamente per i loro festeggiamenti borghesi all’indomani della vittoria con l’Italia. Tutti arrestati, deportati, torturati, fucilati, eccetera. Lo stesso Pak fu ollivuddizzato quale autore di un’avventurosa “fuga per la vittoria” da un campo di concentramento nel 1997.

Ai peregrini depositari di tali verità era completamente sfuggito – in malafede – che i calciatori rossi furono accolti trionfalmente al loro arrivo a P’yŏngyang e che Pak & Co. svolgessero normale vita e attività sportive. Quest’ultimo è stato commissario tecnico della nazionale alle Olimpiadi 1976 e alle qualificazioni per i Mondiali del 1990. Tutti assieme tornarono nel 2002 a Middlesbrough, ove i figli della classe operaia di fine anni Sessanta accolsero i loro beniamini con grande affetto.

Non mi spiego ancora come mai le tv e le radio italiane nel luglio 1966 si meravigliassero che allo stadio di quella città tutti i lavoratori inglesi tifassero per la rossa Corea del Nord e non per l’Italia bianco-rosata. Se giocassero Inghilterra e Corea del Nord, perché dovrei tifare per la prima?

Quanto raccontato è una minima parte di ciò che leggiamo nel recente libro di Marco Bagozzi, Con lo spirito Chollima. 55 anni di calcio della Repubblica popolare democratica di Corea (4). Il volume percorre le vicende del calcio internazionale nordcoreano dal 1955 al 2010. Esse sono strettamente collegate alle attività dei paesi socialisti con i quali lo sport di P’yŏngyang s’è confrontato per lungo tempo.

Si scoprono tornei di grande valore tecnico, completamente sconosciuti in Occidente a causa dell’autocensura della stampa sportiva europea ed italiana, dovuta non a disinteresse da parte di tifosi e appassionati bensì – al contrario – col proposito che il silenzio facesse pensare all’inesistenza di altri fenomeni che non fossero i soliti. Della “nostra” stessa Mitropa Cup si parlava poco, e solo se c’era qualche italiana, poiché era considerata una manifestazione dominata dai comunisti.

Andando più in là nelle pagine esploriamo tornei intercontinentali (come i Ganefo) in cui l’impatto geopolitico si commisurava alle presenze dei paesi emergenti e in via di sviluppo: quel Terzo Mondo senza regole e non allineato, guidato dal predetto “asse del male” che faceva storcere la bocca ai funzionari sportivi di Cio, Fifa, Usa e Urss. Notevole spazio è dedicato sia ai Campionati nazionali coreani dal 1921 sia agli sforzi unitari operati dal calcio del Nord.

Apprendiamo, inoltre, con vero stupore che calciatori nordcoreani giocano all’estero dal 1998 e allenatori siedono su panchine straniere addirittura dal 1970. Rilievo fondamentale è dato dall’autore al calcio femminile, di cui la Rdp della Corea è fra le massime interpreti a livello mondiale.

Il testo, infine, è corredato da foto rarissime, comprese immagini di manifesti sportivi e riproduzioni di francobolli commemorativi. I dati statistici sono ben curati ed è illustrata ricca bibliografia che rende l’opera unica nel panorama saggistico italiano.

(1) Prima ancora della Fiat nella citta russa di Togliatti (erroneamente detta: Togliattigrad), cfr. p. 59 di Giovanni Armillotta, ‘Percezione geopolitica dell’Inter fra Occidente e Oriente’, in Qs Limes 2/2005 “La palla non è rotonda“.
(2) Così come fece l’Unità con le corrispondenze di Roberto Frosi dal territorio tedesco-orientale.
(3) Non per nulla la Rdp della Corea alle eliminatorie per i Mondiali messicani del 1970 si ritirò nel sottogruppo B del gruppo 14 Asia-Oceania, composto da: Australia, Israele e Nuova Zelanda.
(4) “Chollima, il leggendario cavallo alato, poteva coprire un migliaio di ri in un sol balzo, superando altissime montagne e vaste distese, attraverso nebbia e nuvole. Questa è l’origine del ‘movimento Chollima’, un movimento collettivo ed innovatore dei lavoratori, che simbolizza la velocità vertiginosa della costruzione dello spirito rivoluzionario della Corea” (Baik Bong, ‘Kim Il Sung’, 1960-1970, vol. II: ‘From Building Democratic Korea to Chollima Flight’).

[Fonte: Limes]

Ce n’eravamo occupati parzialmente sulla nostra pagina facebook, condividendo e commentando con i nostri utenti un paio di video della gara che qui vi riproponiamo. Norimberga-Greuther Furt  stato un derby davvero molto movimentato, soprattutto se ci si fida ai cliché della stampa sportiva che non ne sa davvero niente di tifo, ancor meno di quello che riguarda l’estero, di cui continua a citare improvvidamente modelli che poi totalmente virtuosi non lo sono mai.

 

 

Norimberga e Furth sono due città della Baviera settentrionale, nella regione della Franconia, ovviamente divise da forte rivalità campanilistica ma anche da una categoria calcistica di differenza. A farle incontrare di nuovo ci ha pensato la DFB Pokal, la Coppa di Germania, che le ha messe contro nel terzo turno.
Suggestiva la cornice di pubblico, bella la coreografia del Norimberga, con alcune bandierine argentate e rosse, così come numericamente buona è stata la presenza di tifosi dei verdi di Furth. Tutto abbastanza regolare fino alla fine del match, che il più quotato Norimberga, nel pieno di una crisi tecnica che lo sta portando ad annaspare in Bundesliga, ha dovuto cedere al Greuther che invece lotta in 2.Bundesliga (il corrispettivo della nostra Serie B) con Fortuna Dusseldorf, Sainkt Pauli ed Eintracht Francoforte per tornare nella massima serie.
Ad ogni modo, frustrati dalla figura rimediata, a fine gara un centinaio scarso di tifosi del Norimberga ha invaso il campo, eluso ogni argine posto dagli steward, arrivando fin sotto il settore dei tifosi ospiti, che ritirati velocemente i propri striscioni per paura di vederseli sottrarre dagli avversari, sono rimasti però a guardare senza rispondere all’oltraggiosa provocazione e lasciando che fosse l’intervento della polizia a ricacciare indietro gli ultras del Norimberga.
Non sono ovviamente mancate le vagonate di moralismo mediatico-istituzionale per un’azione più appariscente che veramente violenta ed in totale durata ancor meno di 5 minuti. Come molti tifosi hanno avuto modo di affermare su vari siti tedeschi specializzati, in risposta soprattutto al massimo dirigente del Norimberga, Ralf Woy, che ha vomitato un fiume di accuse sui suoi stessi tifosi, quei 5 minuti non possono nemmeno diventare il pretesto per sviare l’attenzione da quella che loro ritengono la vera vergogna, cioè quella con cui dirigenza e calciatori stanno macchiando la maglia che indossano con un’annata se non disastrosa, quantomeno molto, molto difficile.
Al di là delle poche informazioni in merito che riusciamo a raccogliere, barcamenandoci tra siti in una lingua a noi ostica come il tedesco e ricorrendo a mezzi di fortuna come il traduttore di Google, vi lasciamo alla visione di alcuni video già pubblicati sulla nostra bacheca, di modo che ognuno si faccia – come è giusto che sia – l’idea che vuole.

Sport People.

Denunciò la combine, Prandelli lo premia

Pubblicato: 23 dicembre 2011 in Calcio

Il c.t. convoca in nazionale Farina, il difensore del Gubbio che ha rifiutato 200 mila euro offertigli per truccare una gara

 

Simone Farina del GubbioMILANO – Lui è il difensore del Gubbio dalla cui denuncia è partita la nuova inchiesta sul calcioscommesse. Il calciatore «con la schiena dritta» che ha rifiutato 200 mila euro (più del doppio di quanto percepisce per una stagione in B) che gli erano stati offerti per truccare la gara di Coppa Italia tra la sua squadra e il Cesena. «Il suo è stato un comportamento normale, di una persona normale, che ha dei sani principi in testa», ha detto di lui il presidente del Gubbio Marco Fioriti. Ma ora per il giovane Simone Farina arriva una sorta di ricompensa. Per «premiare il suo coraggio», infatti, il ct della nazionale Cesare Prandelli ha deciso di convocare Farina in nazionale il prossimo 27 febbraio. Il difensore si ritroverà dunque a Firenze per preparare la gara dell’Italia contro gli Stati Uniti, ultimo test prima del ritiro azzurro per gli Europei. «Mi è piaciuto quello che ha fatto Simone – ha detto Prandelli – perché ha dimostrato un grande coraggio e una forza interiore straordinaria. Adesso sta a noi non abbandonarlo. Il calcio ha bisogno di esempi e anche l’Italia», ha aggiunto il tecnico.

[Fonte: Corriere della Sera]

Quando i tifosi fanno (male) politica

Pubblicato: 23 dicembre 2011 in Mondo Ultras

In pratica gli ultras vanno bene solo se resi sterili, solo se politicamente corretti. Quando si incominciano ad occupare di questioni scomode, allora ecco la levata di scudi, spesso ipocrita. I genoani con Equitalia non ci saranno andati certo giù leggeri, ma perché poi ci si interroga sulle reazioni e giammai sulle cause scatenanti delle stesse? Occuparsi di Equitalia sarebbe fare politica? Bah! Reazioni eccessive hanno sempre alla base un’azione di uguale e contraria “violenza” che le hanno scatenate, ma per loro affammare la gente dietro un bel completo di alta sartoria si chiama finanza, non violenza e allora va anche bene così.

 

Trasferire alle giovani generazioni le parole indirizzate nel 1978 dal Presidente partigiano Sandro Pertini: I giovani non hanno bisogno di sermoni, hanno bisogno di esempi di onestà, di coerenza, di altruismo.

Genoani contro Equitalia

Giovani non armate la vostra mano, armate il vostro animo. Viva l’Italia libera, solidale, repubblicana rispettosa delle diversità e dell’opinione plurale».
Una squadra. Un popolo di tifosi. Un cuore grande così, vicino alla gente e per la gente. Quello dei tifosi del Genoa, dal secolo scorso, è sempre stato un pensiero nobile, etico, sportivo e non politico. I tempi, però, cambiano.
Eppure a novembre i genoani (insieme ai blucerchiati) si erano mossi generosamente, dando una tangibile lezione di civiltà alla Casta, dimostrando ancora una volta l’ineguagliabile solidarietà per i cittadini colpiti dall’alluvione.
Erano scesi a spalare fango in migliaia, mentre i compagni di Tursi facevano la gara al rimpallo delle responsabilità.
In quei giorni, tra i vari blog dei fan del Grifone, si poteva leggere: «Auto blu, campagne elettorali, spese pubbliche inutili e le solite brutte figure delle istituzioni tutte: ma non si poteva pulire meglio i tombini e i letti dei torrenti con tutti quei soldi? Sono 25 anni che esiste il progetto per mettere in sicurezza Bisagno e Fereggiano».
E poi, appena dieci giorni fa, sulla gradinata Nord erano apparsi gli striscioni: «Un grido di battaglia, morte ad Equitalia». «Nessuna solidarietà ad Equitalia», che aveva subito il pacco bomba al direttore romano di Equitalia. Striscioni inaccettabili, da censurare fortemente, e arrivati anche dopo che, accusano alcuni tifosi online, «tre dipendenti genovesi dell’agenzia di riscossione erano stati rinviati a giudizio e poi assolti per un pignoramento e la vendita di un appartamento di un pensionato, malato d’Alzheimer».
Al di fuori dell’odio e della violenza degli striscioni, va bene stare a fianco della gente, ma forse sarebbe meglio che i tifosi seguissero quello che è divenuto per loro un cavallo di battaglia più che uno slogan «Ultras no politica», che campeggia da tempo nelle gradinate di mezza Italia e si limitassero a ricoprire (come peraltro egregiamente fanno di solito) il loro ruolo di tifosi.
Con un cuore grande così.

[Fonte: Il Giornale]

L’Ajax chiede scusa e promette di intraprendere azioni dure contro il tifoso che ha assalito Esteban Alvarado, il portiere dell’AZ Alkmaar, al 36′ della sfida di Coppa d’Olanda di ieri sera.

Il portiere e il tifosoLa partita, giocata all’Amsterdam Arena, è stata sospesa in seguito all’episodio e all’uscita dal campo per protesta della squadra ospite. Il portiere Alvarado ha reagito all’attacco colpendo il ragazzo, un 19enne che secondo i media britannici era ubriaco, con ripetuti calci e l’arbitro Bas Nijhuis ha deciso di espellerlo tra le proteste di tutta la squadra.

«Capisco che si stesse difendendo, ma avrebbe potuto evitare di prendere a calci il tifoso», ha affermato il direttore di gara. Il direttore generale dell’Alkmaar, Toon Gerbrands, ha motivato la decisione di ritirare la squadra con un lapidario: «I giocatori non si sentivano più al sicuro».

«Forse avrei reagito allo stesso modo, o forse no. Ma posso capire la sua reazione», ha detto il tecnico dell’Ajax, Frank de Boer, in riferimento alla reazione del portiere. Il team di Amsterdam si è scusato attraverso il sito ufficiale assicurando di bandire a vita l’invasore di campo. Al momento della sospensione l’Ajax conduceva la partita per 1-0.

«È stato un bruttissimo incidente e ci dispiace molto che sia accaduto. Porgiamo le nostre più sentite scuse. Il tifoso è stato consegnato alla polizia», ha affermato il dirigente dell’Ajax, Jeroen Slop. La sospensione della partita ha causato disordini e incidenti dentro e fuori lo stadio: la polizia ha arrestato otto persone e ha dovuto ricorrere all’uso degli idranti per porre fine agli scontri tra i tifosi delle due squadre.

Il 19enne tifoso dell’Ajax ha ammesso che al momento dell’invasione di campo era sotto l’influenza di alcool. Il giovane dovrà ora affrontare un procedimento penale, oltre alla punizione che gli sarà inflitta dal club. Ora la Federcalcio olandese dovrà decidere tra tre possibilità: dichiarare l’Ajax vincitore dell’incontro per 1-0, far riprendere la partita dal momento dell’interruzione o farla rigiocare.

[Fonte: Il Mattino]

Gérard Bourgoin: «Li chiederei solo per chiudere la trattativa. Ma ci possono essere altre soluzioni. Djibril non è l’unico giocatore europeo a cui siamo interessati»

 

Djibril CisseROMA – Dopo l’ennesima prova anonima offerta con il Chievo, tornano a farsi insistenti in Francia le voci di un possibile ritorno dell’attaccante Djibril Cisse all’Auxerre, club in cui la punta della Lazio è cresciuto calcisticamente. A parlare stavolta è stato il tecnico della società transalpina Laurent Fournier, che ieri sera al termine della partita pareggiata 2-2 con il Digione, ha affermato: “Penso che se si crede a Babbo Natale si può credere a Cisse, giusto? Dipenderà dalle finanze del presidente e dal club italiano. Sarebbe bello per noi. Niente è impossibile”. E proprio il n.1 dell’Auxerre, Gérard Bourgoin, torna a manifestare il proprio interesse per l’ex giocatore di Liverpool e Panathinaikos, lanciando una proposta per reperire i fondi necessari al trasferimento del giocatore già nella sessione di gennaio. “Ho avuto un’idea – ha spiegato il presidente -, ma non ho avuto il tempo di metterla in atto: ho pensato di fare una sottoscrizione all’ingresso dello stadio per chiedere ai 15mila tifosi se vogliono darmi 100 euro ciascuno. Li chiederei solo per chiudere la trattativa. Ma ci possono essere altre soluzioni.Djibril non è l’unico giocatore europeo a cui siamo interessati”.

[Fonte: Corriere dello Sport]

Rischiamo di diventare noiosi, ma noi questa notizia siamo andati a stanarla nel mare magnum di internet, davvero non se ne parla quasi per niente, la cosa che piuttosto ci chiediamo è: se al contrario qualcuno avesse esposto uno striscione su pari argomento ma di carattere offensivo? Le notizie sono notizie sempre, o sono tali solo quando servono per “far rumore”?

 

Ultras Termoli per i tunisiniTermoli. “Rip Gente di mare che se ne va”. Recitava così il commovente striscione che gli ultras Termoli Cft hanno esposto questo pomeriggio 22 dicembre allo stadio “Gino Cannarsa” durante la semifinale di ritorno di coppa Italia regionale fra i giallorossi padroni di casa e la Turris. Uno striscione evidentemente dedicato a Fahti M’Baya e Mohamed Ben Abdoulaed, i due marinai tunisini morti durante una battuta di pesca nelle acque a nord di Termoli lunedì scorso. Un gesto di sensibilità che non può che meritare un plauso.

[Fonte: Primo Numero]