Calcio, quando anche i tifosi abbandonano la nave

Pubblicato: 8 febbraio 2012 in Mondo Ultras
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Solito bellissimo editoriale di Sergio Mutolo su Calciopress che analizza il calcio alla deriva e quanto ciò sia connesso all’emarginazione che il Calcio-Istituzione ha attuato nei confronti del tifoso VERO, quello da stadio.

 

 

(Calciopress – Sergio Mutolo)C’è stato un tempo in cui i tifosi erano al centro del sistema calcio, dal quale sono stati progressivamente emarginati (“Calcio, quando i tifosi erano il centro del mondo”).

Il disincanto ha finito per prendere il sopravvento. La gente, succube delle intrusive pay tv, ha smesso di andare a vedere le partite dal vivo. Più passano gli anni, più gli stadi vuoti del calcio italiano somigliano a una barca che non riesce a prendere il mare. Viene tenuta sempre lì, ferma in rada.

Ogni tanto qualche volonteroso nocchiero prova a portarla in giro per il porto. Qualche altro, più coraggioso, osa spingerla verso il largo. Salvo riportarla precipitosamente all’ancora, per non vederla affondare con il suo carico umano.

Eppure una barca servirebbe a fare quello per cui è stata costruita. Cioè andare per mare tutte le volte che si può, con il suo carico brioso di passeggeri.

Una barca dovrebbe saper sfidare, quando occorre, anche l’inclemenza del tempo. Proprio allora si valuterebbero bene la resistenza dello scafo e la maestria del nocchiero che sta alla barra del timone, abile a governare le vele squarciate dal vento.

La gente del posto, che in epoche lontane saliva a frotte il ponte levatoio per avventurarsi verso viaggi pieni d’avventura, prova talvolta a imbarcarsi per vedere l’effetto che fa. Quei pochi coraggiosi se ne tornano ogni volta a casa più delusi e disincantati che mai.

Bisognerebbe fare qualcosa per rimetterla in sesto. Quella che una volta era una barca invidiata da tutti, oggi si è trasformata in un mezzo ferrovecchio.

Dicono che non si può fare più niente. Che bisogna accontentarsi. Che si deve smetterla di sognare e di rimpiangere il passato che non c’è più. La barca ormai è quella. Bisogna tenersela così, con il poco o niente che riesce a offrire.

Quasi tutti, rassegnati, hanno smesso da un pezzo perfino di avvicinarsi al porto. Manca un armatore che sappia essere anche un mentore. Una figura carismatica capace di chiamare a raccolta, di spingere a darsi da fare per rimetterla in sesto quella barca.

Eppure ci vorrebbe così poco. Basterebbe saper risvegliare, in tutta quella gente che prima navigava e ora passa il tempo tappata in casa, la voglia del mare aperto e infinito.

La gente accorrerebbe, come e più di prima. Perché il mare non si smette mai di amarlo, quando lo si porta dentro al cuore.

“Se vuoi costruire una barca
non radunare intorno a te persone che cerchino il legname,
preparino gli attrezzi, distribuiscano i compiti,
ma risveglia in queste persone la voglia del mare aperto e infinito”
(Antoine de Saint-Exupéry, “Il piccolo principe”)

Sergio Mutolo

[Fonte: Calciopress]

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