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Pubblicato: 22 febbraio 2012 in Mondo Ultras
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Il solito resoconto del lunedì de “La Padova Bene” che ci racconta, con dovizia di particolari, l’ultima partita vista dalla Tribuna Fattori.

 

Padova-EmpoliFra i vari ricordi della mia adolescenza, ce n’è uno un tantino strano, nel senso che non si tratta di una partita memorabile o di una giornata di tifo di quelle che rimangono scolpite nella memoria. Anzi, tutt’altro: fu una giornata assolutamente scialba e noiosa. La giornata in questione è il 21 febbraio 1993, la partita Padova-Monza 2-1. Primo gol di Lele Pellizzaro in maglia biancoscudata. Perchè mi ricordo quel giorno e quella partita in particolare? Semplicemente mi rimase impressa per il clima soporifero che si respirava in curva ed in generale in tutto lo stadio. Sembrava che quella domenica almeno il 70% dei presenti fosse andato a letto con una sbronza fotonica ed avesse dormito meno di tre ore. Mancava proprio l’energia, sembrava che anche il semplice fatto di essere allo stadio per la maggior parte dei presenti fosse uno sforzo non da poco, e men che meno c’era la voglia di cantare ovviamente… Il primo coro dalla Curva Nord partì verso il quinto minuto di gioco, precedentemente i monzesi (che erano 70-80) si erano anche presi delle libertà fuori luogo come quella di cantarci “Dove sono gli ultrà!”. Nella ripresa poi salì uno dei personaggi più noti della Curva Nord e di Piazza Cavour, che prese in mano il microfono (all’epoca utilizzavamo un impianto di altoparlanti per coordinare i cori) ed iniziò a cantare “C’era un ragazzo che come me, amava i Beatles ed i Rolling Stones…”. Andò avanti cinque minuti buoni prima che la gente si risvegliasse dal suo torpore iniziando a “mormorare” a proposito della stonatezza del lanciacori in questione: “Bene, vi do un’alternativa: o cominciate a cantare voi, o canto io fino alla fine della partita!”. Inutile dire quale fu la risposta del pubblico, ed almeno nella seconda fase del match il tifo fu qualcosa di decente… Ma l’atmosfera rimase comunque “strana” e soporifera, e non era facile trovare una spiegazione: certo, il Monza non era propriamente l’avversario più stimolante nè sul campo nè sugli spalti, ma ce n’erano altri che non erano sicuramente migliori; ed il Padova faticava a trovare una continuità di risultati e gioco (la settimana prima avevamo perso 2-0 a Modena in una delle peggiori prestazioni esterne del campionato) ma era pur sempre nella parte medio-alta della classifica. Diciamo che fu una coincidenza di situazioni e congiunzioni particolari, simile a quelle che portano fenomeni come eclissi di sole o luna: io stesso quel giorno avevo una giornata abbastanza storta, tanto che dopo la partita me ne andai a casa anzichè al Wag come si usava quasi tutte le domeniche. E non ero l’unico: basta pensare che di solito eravamo una decina di coetanei del mio paese che ci recavamo allo stadio sempre insieme, e quella domenica eravamo solo in quattro… Perchè racconto questo episodio? Semplice, perchè quel Padova-Monza del 1993 per me è la miglior rappresentazione di cosa vuol dire “giornata storta”! Non ho più rivissuto giornate così brutte, o meglio tutte le giornate brutte che ho vissuto in seguito avevano una motivazione ben precisa per il clima “funereo”: poteva essere la squadra che andava male scatenando la rabbia dei tifosi, o la rassegnazione che subentrava al culmine di una serie di risultati negativi; poteva essere lo scazzo che si veniva a creare nell’ambiente in seguito ad un’ondata di diffide o di arresti (vedi per esempio i fatti di San Valentino del 2008, che portarono all’arresto di una decina di personaggi di spicco della curva); poteva essere un periodo di particolare mancanza di entusiasmo, magari per l’ambiente stanco per la troppa monotonia (per esempio, nella stagione 2003/04 ed in quella successiva 2004/05 spesso e volentieri ci capitava di essere in tre gatti in curva a cantare…) ma una spiegazione abbastanza precisa c’era sempre. Quel giorno, non c’era, semplicemente…

Perchè racconto questa storia? Perchè una situazione simile l’ho rivissuta quasi vent’anni dopo, in un’altra giornata di febbraio: Padova-Empoli, sabato scorso! Certo, in mancanza di tifoserie ospiti viene meno lo stimolo a cantare, ma non era certo la prima partita in questi anni maledetti che giochiamo senza ospiti. Ed abbiamo uno stadio di merda, che però ce lo sorbiamo da anni. Il nostro è uno dei pochi stadi in cui è vietato vendere alcoolici, ed una birra in più ti rallegrerebbe la giornata, ma non è da oggi che c’è questa situazione e la gente ha sempre ovviato portandosi da bere da casa. Ovvio, il Padova ha anche fatto schifo sul campo, e la gente sta perdendo la pazienza, ma non credo sia direttamente collegabile a questo la situazione vissuta sabato… Semplicemente, la Fattori era molto più vuota rispetto al solito, credo che così vuota non lo fosse mai stata quest’anno. Vedevi la gente arrivare con calma e con pigrizia, anche quando mancavano pochi minuti all’inizio della partita, come se non ci fosse voglia di assistere a Padova-Empoli. Molti dello zoccolo duro non li ho proprio visti, ed anche di quelli che c’erano più di qualcuno aveva una giornata pessima, occhi gonfi di sonno o cerchiati, aria da sonno… Non parliamo di cantare, moltissima gente non ha quasi mai aperto bocca. Con questo non voglio fare delle critiche, è semplicemente stata una giornata un pò così, un pò del cazzo, robe che capitano. Dovesse ripetersi, me ne preoccuperei, ma non credo…

Sul campo anche il Padova ci ha messo del suo, con una prestazione che definire scialba è un complimento. A questo proposito apro una parentesi sulle parole di Dal Canto che dopo il match si sarebbe lamentato dell’eccessiva freddezza del pubblico: “L’atteggiamento del pubblico non mi piace. Solo gli ultras sostengono i giocatori”. Non voglio certo difendere Dal Canto, che secondo me sta facendo dei danni grossi e mi auguro che venga presto sollevato dall’incarico, nè mitizzare gli ultras che come ho già detto sabato non erano in grandissima forma: mi sembra però evidente che buona parte del pubblico di Padova tutto fa tranne che sostenere la squadra. Anzi, per molti l’andare a vedere una partita è pretesto per sfogare le proprie “ansie da allenatori mancati”: qui un giocatore che inanella un paio di prestazioni sottotono è un brocco, ma appena segna diventa un fenomeno; una squadra che vince due partite di seguito fa parlare tutti di serie A, se poi se ne perdono altrettante tutti cominciano a dire che sarà già un miracolo salvarsi; lo stesso Dal Canto lo scorso anno era un fenomeno, quest’anno è diventato un idiota… Io credo che molti tifosi debbano maturare, a prescindere dall’età: se siete avanti con gli anni e vi sentite chiamate in causa dalla descrizione effettuata nelle righe precedenti, il problema è tutto vostro, ed invece di fare gli offesi fatevi un esame di coscienza! Un tifoso nell’arco dei novanta minuti sostiene la propria squadra, eventualmente fischia alla fine, e qui potremmo discutere sul fatto che forse la Fattori è stata un pò troppo buona fino ad oggi ma è un’altro discorso: chi fischia al primo passaggio sbagliato al secondo minuto di gioco non è un tifoso, ma un gufo che si augura che le cose vadano male per poi dire “Ve l’avevo detto io!”, con la stessa facilità con cui salteranno sul carro dei vincitori quando poi si vince! E non è un discorso di settori dello stadio: ci sono tifosi attaccatissimi alla squadra in tribuna, come ce ne sono in Fattori che si sentirebbero un pò troppo allenatori, e forse l’unica cosa che fa la differenza è che in Fattori questi rimangono comunque la minoranza e tenderebbero a sparire nell’insieme! La cosa bella è che poi molti mitizzano il pubblico di Verona: vi siete resi conto almeno che a Verona anche il pubblico cosidetto “normale” nel corso dei novanta minuti incita la squadra e se deve fischiare lo fa a fine partita?

Parlando di ciò che ho visto sul campo, ho visto una squadra comunque paurosa ed insicura. Troppi errori di misura, di passaggi, di valutazione, dettati troppo spesso dall’insicurezza. Vedere il gol di Maccarone, provocato da un appoggio sbagliato di Bentivoglio e da una scivolata di Trevisan. Ma la squadra per me è forte, e non ci sono scuse da raccontarci: mi rifiuto di credere che di punto in bianco siano diventati dei brocchi! Io ho la netta sensazione che a Dal Canto sia sfuggita la situazione di mano… In settimana ha fatto molto scalpore il fatto che ben quattordici giocatori siano andati a farsi la serata al Q il venerdì sera, quando al sabato era prevista un’amichevole con la Primavera. Niente di gravissimo per carità, ma a quanto pare c’è un regolamento che parla chiaro circa le uscite dei giocatori stessi… se in quattordici sono andati a farsi la serata al Q alla luce del sole, due son le cose: o nessuno conosce questo regolamento, cosa grave, o in massa hanno voluto dare un segnale che loro “se ne sbattono tanto il cazzo”, cosa gravissima. E male fa la società a non prendere provvedimenti, fra l’altro lasciando che i giornalisti ci marcino sopra… La stessa reazione di Dal Canto ad una domanda di Borile (che è un provocatore, va detto, ma anche Dal Canto è pur sempre un professionista….) dopo la quale si alza e se ne va offeso mi da l’idea di uno spogliatoio sull’orlo della crisi di nervi. Una cosa è vero: a febbraio, il Padova di Dal Canto non ha uno straccio di gioco e continua a tenersi in piedi grazie alle invenzioni dei singoli. Forse non è nemmeno tutta colpa dell’allenatore, nel senso che qui è stata affidata una Ferrari ad uno che sa guidare a malapena uno scooter. Sarebbe il caso di imparare dagli errori del passato, e di affidare in futuro la guida tecnica ad un allenatore d’esperienza, che sappia mettere in riga i giocatori e spremerli nella maniera giusta, ottenendo il massimo. E soprattutto, sarebbe il caso di fare piazza pulita delle varie primedonne dello spogliatoio: se si conoscono nomi e cognomi di coloro che creano problemi e che “scavano da sotto” per quale motivo continuiamo a tenerceli?

[Fonte: La Padova Bene]

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