IL CENTRO SPORTIVO BRENTELLA INTITOLATO A RACITI

Pubblicato: 10 marzo 2012 in Mondo Ultras
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Il moralismo, la demagogia, la retorica e l’uso strumentale dei morti in chiave martiristica sono spie d’allarme molto indicative di uno Stato che sta imboccando la deriva.

 

Filippo RacitiIl Centro sportivo Brentella sarà intitolato alla memoria di Filippo Raciti, l’ispettore capo di Polizia morto a Catania nel 2007, durante alcuni scontri tra tifosi. a giunta di Padova ha deliberato di intitolare il centro di via Pelosa n. 74/c alla memoria del poliziotto.

Il significato dell’intitolazione come stimolo ad uno sport ed a un tifo ispirati a regole etiche e al rigetto di ogni violenza sarà dato dal questore Vincenzo Montemagno e dall’assessore allo sport Umberto Zampieri che nelle prossime ore spiegheranno il perché della decisione.

L’intitolazione formale del centro sportivo sarà affiancata da iniziative concordate con Questura e Polizia di Stato che coinvolgano il mondo sportivo cittadino e i giovani sul tema del tifo responsabile.

La decisione, presa d’intesa con la Questura, è nata “nell’ottica di creare un luogo che simbolicamente unisca lo sport e la memoria di tutti i poliziotti che hanno perso la vita – ha sottolineato l’assessore allo Sport Umberto Zampieri – Dopo la morte dell’Ispettore capo Raciti iniziò il percorso sulla messa a norma degli stadi per garantirne l’accessibilità a tutti i tifosi. Questa intitolazione non è un gesto simbolico ma un sostegno concreto a uno sport e a un tifo ispirati a regole etiche”.

Soddisfatto il questore Vincenzo Montemagno: “Questo luogo diventerà un simbolo, un inno alla legalità – ha commentato – Lo sport è vita e non può essere inteso in altro modo. Per la cerimonia ci sarà la signora Raciti che ha scelto di parlare ai giovani di sport per dare un messaggio sul vero valore dello sport”.

L’intitolazione ufficiale del centro sportivo è prevista per maggio e sarà affiancata da una serie iniziative che coinvolgeranno il mondo sportivo cittadino e i giovani sul tema del tifo responsabile.

Premesso che non ho nulla in contrario al fatto che il centro sportivo Brentella venga intitolato ad una persona morta, mi fa un pò ridere tutta la retorica che c’è dietro questi eventi. Retorica che porta spesso a dire delle puttanate, come quella detta dall’Assessore Zampieri, che ultimamente non perde occasione di starsene zitto…

Dopo la morte dell’Ispettore capo Raciti iniziò il percorso sulla messa a norma degli stadi per garantirne l’accessibilità a tutti i tifosiAh si? E dove? A me sembra sia iniziato semplicemente un percorso che ha portato a rendere più difficile l’avvicinamento del tifoso allo stadio, e se le problematiche relative all’afflusso dei tifosi allo stadio sono state in parte risolte (almeno adesso a Padova l’afflusso è più scorrevole rispetto ai primi tempi quando i tornelli spesso si bloccavano o si formavano lunghe code al prefiltraggio), per l’emissione dei biglietti siamo ancora alla preistoria… Ancora non ho capito che senso abbia andarsi a comprare i biglietti in prevendita non presso la sede della società, o in una rivendita apposita gestita dalla società, bensì in una tabaccheria o in altre attività commerciali che normalmente tutto fanno tranne che i bigliettai! Perchè invece di riempirsi la bocca di retorica non dicono che debbono far guadagnare società truffaldine come Ticket One? Sarebbero più onesti almeno… Quanto al garantirne l’accessibilità a tutti i tifosi, mi pare che proprio non ci siamo: ancora oggi le trasferte vengono limitate se non vietate in toto in base alla provenienza geografica delle persone, e questa è una norma razzista e discriminatoria: l’Assessore Zampieri dovrebbe saperlo visto che proprio lui fa parte di uno schieramento che a parole è contro ogni forma di discriminazione… O debbo pensare (come peraltro già penso) che discriminazione e razzismo esistano solo verso determinate categorie di persone, quando fanno comodo?

Inoltre, sarebbe il caso di ricordare anche tutti quei tifosi e semplici cittadini, che hanno perso la vita proprio per mano delle forze dell’ordine: Gabriele Sandri, Stefano Furlan, Fabio di Maio, Celestino Colombi, Maurizio Alberti, Carmine Plaitano; ma anche Federico Aldrovandi, Stefano Cucchi, Giuseppe Uva, Rassman… Oppure esistono morti di serie A e serie B? Lo chiedo perchè mi sembra che qui, tolto Gabriele Sandri la cui memoria è stata riabilitata alla grande dallo splendido impegno di una famiglia che comunque (grazie al cielo!) ha anche la possibilità economica per farlo, tutti gli altri morti siano dimenticati, e meno se ne parla e meglio è!

Quanto al “tifo responsabile” ed alla “legalità” vale la pena ricordare che per la morte di Raciti è tuttora indagato un ragazzo utilizzato da subito come “capro espiatorio”… Ancora una volta voglio ricordare il suo “iter” giudiziario, che mi sembra quanto mai indicativo: fondamentalmente è accusato di aver lanciato un sottolavello che avrebbe colpito Raciti, causandogli un’emoragia interna. Inizialmente si era parlato di una bomba carta, che lo avrebbe colpito in pieno, poi di un sottolavello che gli avrebbe spappolato il fegato. Non si è capito tuttavia come glielo avrebbe spappolato… Il suo iter giudiziario è quanto meno particolare: viene da prima scagionato dai R.I.S. di Parma (quindi non da un gruppo ultras, ma da un corpo dei carabinieri specializzato in un certo tipo di analisi…) secondo i quali le ferite riportate non sono compatibili con il corpo contundente utilizzato, e rimesso in libertà dal GIP, quindi nuovamente arrestato per ordine del Tribunale dei Minori di Catania.  La Corte Suprema tuttavia non fu d’accordo con questo nuovo arresto, ed invitò i giudici a rivedere la loro posizione. Tuttavia il Tribunale dei Minori non fu d’accordo con la Corte Suprema e ne dispose nuovamente l’arresto. Ancora la Cassazione lo rimette nuovamente in libertà, ritenendo incolmabili le lacune indiziarie, ma a questo punto interviene il PM che non ne vuole sapere di archiviare il suo caso e lo rinvia a giudizio con l’accusa di omicidio volontario. Fino ad oggi ha scontato due anni di carcere per resistenza aggravata. E’ stato anche denunciato per violazione del Daspo nel 2010, per aver assistito ad un allenamento del Catania. Al processo Speziale viene condannato a 14 anni, dopo otto ore di camera di consiglio. Otto ore per raggiungere un’unanimità di giudizio. Si va quindi in appello. E qui si verifica un’altro “piccolo” giallo: uno dei testimoni, un maresciallo dei carabinieri in servizio quella sera, non riconosce il sottolavello mostrato in aula come l’oggetto che ha colpito Raciti: “quello – ha ribadito in aula – però era completo di vasche per l’acqua, mentre questo ne è sprovvisto”. Speziale dal canto suo ha sempre ammesso di aver utilizzato il sottolavello negli scontri, dapprima per farsi largo per uscire dalla Curva e poi di averlo lanciato verso le forze dell’ordine senza tuttavia aver colpito nessuno. Ma viene ancora condannato a otto anni, per omicidio non più volontario ma preterintenzionale. La sua vicenda non si è ancora conclusa.

Caro Assessore, la legalità deve essere a 360 gradi oppure solo quando fa comodo?

[Fonte: La Padova Bene]

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