“Io, avvocato e laziale difendo Portanova e gli ultrà”

Pubblicato: 13 marzo 2012 in Calcio
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Gabriele Bordoni, legale di otto rossoblù coinvolti nello scandalo pass disabili, alla vigilia di Lazio-Bologna: “Fare a cazzotti è una inutile trasgressione. Ma almeno lo scontro fisico fra tifosi è leale e ad armi pari”. Cosa vuol dire essere curvaiolo? “Unirsi sotto una bandiera in un mondo che ci divide”. Difese il saluto romano di Paolo Di Canio. “Stupido lo striscione su Pessotto”

 

Gabriele BordoniDa un anno gioca per il Bologna. In difesa. L’avvocato Gabriele Bordoni, 48 anni, è al fianco di otto rossoblù beccati col pass facile e assiste Portanova nell’inchiesta sul calcioscommesse. Il difensore del difensore, già: legale di molti tifosi, ha un passato mai rinnegato da ultrà della Lazio.

Avvocato, si considera ancora un ultrà?

“Sempre, e ne vado fiero. Porto in aula la mia passione: ho fatto assolvere due tifosi rossoblù accusati ingiustamente di aver aggredito uno juventino col figlio. Spiegai ai giudici che la cosa più indecente e inaccettabile per un ultrà sarebbe colpire i più deboli”.

Cosa vuol dire essere ultrà?
“Riconoscersi nel valore dell’aggregazione. Unirsi sotto una bandiera, in un mondo che ci separa”.

Le piace lo scontro fisico?
“Ho praticato per 19 anni boxe thailandese, fare a cazzotti allo stadio è un’inutile trasgressione. Però capisco che certe tensioni giovanili trovino uno sfogo nel corpo a corpo: non è intelligente, ma in questa società che alimenta una violenza esasperata, una scazzottata fra curve opposte è meno orribile di altre forme di aggressività. Almeno lo scontro fra ultrà è leale e ad armi pari, meno detestabile delle risse in venti contro due fuori da una discoteca”.

Da dove nasce la sua passione per la Lazio?
“Avevo dieci anni, la Lazio era l’alternativa

al potere. Mi appassionai a questa squadra gagliarda e sfortunata che dopo aver vinto il titolo si disgregò e visse mille traversie. Mio padre Gianfranco (anche lui noto avvocato, ndr) a 88 anni segue ancora il Bologna, mio figlio Giulio ne ha 17, va in curva Andrea Costa e lo fa perché sente il bisogno del gruppo, senza differenze di censo e di stili di vita. Il Bologna è l’unica avversaria che rispetto, le altre le detesto. Sportivamente”.

Lei faceva parte degli Eagles Supporters, gli ultras laziali che per primi scelsero la Curva Nord.

“Sono stato tesserato per molti anni, mi sento vicino alla Curva Nord anche politicamente, pur se uno dei miei amici romani poi è finito in Prima Linea. Era una Lazio gagliarda, vinceva poco ma aveva un pubblico caloroso. Negli anni di Cragnotti ero incredulo, non eravamo abituati a vincere. Ho fatto tante follie, ne ricordo una: finale di Coppa delle Coppe a Birmingham, 3200 chilometri in macchina, perché ho il terrore dell’aereo. Festeggiai con una birra, poi guidai tutta la notte fino a Bologna: la mattina dopo avevo un’udienza importante”.

Ora non va più allo stadio?
“No, da quando la Lazio ha rotto con Di Canio, mio carissimo amico”.

Lei ne difese il saluto romano, sette anni fa. Di Canio fu squalificato.
“Ma la Corte Federale riconobbe che non c’era volontà politica in quel gesto. Nella mia arringa ricordai che nello stadio di Livorno il braccio teso di Paolo fu la cosa meno politica che avevo visto”.

Cosa pensa dello striscione contro Pessotto?

“Stupido e feroce. Riportiamo la goliardia nelle curve, ma ricordiamoci di rispettare i drammi personali”.

Oggi come segue le partite?
“Al pc, mentre lavoro. Forse gli atti che scrivo risentono dei risultati della Lazio…”.

Quest’anno Reja è in zona Champions.

“Non avesse preso quattro pere a Siena e cinque a Palermo, lotterebbe per lo scudetto. Dopo il derby vinto, ho riempito di sfottò i romanisti”.

E se le capita un giudice di fede giallorossa?
“Beh, il pm Giovannini tifa per la Roma. Ma c’è un rispetto profondo, un conto è il calcio, altro è il senso della funzione”.

Come ha conosciuto Portanova?
“I tifosi del Bologna l’hanno mandato da me, sapevo che era laziale. Mi ha fatto vedere l’aquila sull’avambraccio, io quella sulla mia catenina. Il tatuaggio stavo per farlo anch’io dopo lo scudetto…”.

Come uscirà Daniele dall’inchiesta?
“Non risponderà neanche di omessa denuncia: per denunciare qualcuno devi essere certo. La vicenda dei pass, invece, ha solo confermato la leggerezza di questi calciatori che delegano tutte le incombenze quotidiane”.

Domani c’è Lazio-Bologna, come finisce?
“All’andata la Lazio giocò meglio ma fu pure fortunata, oggi il Bologna è in palla. Noi possiamo farcela in velocità, palla bassa e passaggi corti, loro in contropiede. Vinca il migliore”.

[Fonte: La Repubblica]

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