Maracanã addio

Pubblicato: 21 marzo 2012 in Calcio
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Nell’ambito delle opere di ammodernamento di alcuni stadi brasiliani in vista dei Mondiali del 2014 e altre manifestazioni sportive dei prossimi anni si sta compiendo l’ennesimo scempio. Uno degli impianti più gloriosi e tradizionali al mondo, il Maracanã, è stato infatti sventrato e lo si sta ricostruendo seguendo un progetto che a lavori ultimati ne renderà irrimediabilmente evidente lo sfregio.

I lavori allo stadio MaracanàL’impatto che stanno avendo le immagini di come sarà il nuovo Estádio Jornalista Mário Filho, già di per sé traumatiche, non sono nulla rispetto allo choc che sicuramente si avrà di fronte all’impianto finalmente edificato. Un’esperienza simile la si è già vissuta con Wembley, le cui Twin Towers erano state abbattute per lasciare il palcoscenico a un gigantesco arco alto quasi 350 metri che sarà pure visibile da decine di chilometri di distanza ma sinceramente non trasmette niente oltre all’orgoglio comunque tutto da verificare per questo primato ingegneristico regalato all’Inghilterra. Sotto di esso, oltretutto, ci sono adesso spalti simili a quelli di tanti altri stadi e nel complesso una struttura pesante, massiccia, che non ricorda nemmeno lontanamente quella del vecchio impianto – il cui pregio stava anche nel non togliere il ruolo centrale al campo di gioco nonostante intorno ed esso potessero arrivare a trovar posto fino a 120.000 persone.

Stessa perdita di appeal patirà ora il povero Maracanã. La violenza più evidente che ha dovuto subire è l’abbandono dei classici e inconfondibili due enormi anelli in favore di uno unico, interrotto parzialmente solo sui lati lunghi – anche se non per un richiamo seppur minimo al passato ma esclusivamente in ragione della presenza di decine di box e suite. Per il resto, sarà una specie di Luzhniki di Mosca, o di Olimpico di Roma dopo i lavori per Italia ’90 quand’era toccato ai tifosi della capitale italiana piangere la perdita di uno stadio dalla struttura particolare, i colori tenui che ricordavano quelli dell’adiacente Stadio dei Marmi e l’armonia col Foro Italico e Monte Mario, con cui faceva un tutt’uno. Paradossalmente, come il nuovo Olimpico romano avrebbero semmai fatto meglio a ricostruire Wembley… Perché la moderna bellezza non si discute, per quanto anonima possa essere, ma la fedeltà o meno ai vecchi modelli è decisiva e il Maracanã non lo si sarebbe dovuto violentare. Va da sé, poi, che adesso tutti i posti saranno a sedere. Anche questa, che pure è una risoluzione legata alle nuove norme sulla sicurezza degli impianti, è comunque uno stravolgimento rispetto al passato e lo è ancor più in ragione della simbolicità di questo stadio: non per niente in occasione della precedente ristrutturazione, quando già erano stati ampliati i settori coi seggiolini, era stata mantenuta tutta una zona a ridosso del campo per il pubblico che volesse restare in piedi.

A sottolineare gli effetti nefasti di quella che alcuni hanno definito una dimostrazione di servitù nei confronti della FIFA è stato soprattutto l’ex giocatore Romario, ora deputato. E’ un tipo che non va per il sottile, ‘o Baixinho’. Clamorosamente escluso dalla Nazionale alla vigilia di Francia ’98 ufficialmente perché ritenuto impossibilitato a recuperare da un leggero infortunio (che si sarebbe invece lasciato alle spalle in poche settimane) ma sembra ormai appurato per attriti col CT, dopo aver pianto di fronte al mondo per una delusione di siffatte proporzioni non si fece problemi a ridicolizzare i responsabili di questa scelta che erano appunto Zagalo e con uno dei suoi assistenti, niente meno che Zico: decorò così due porte dei servizi del suo locale a Rio de Janeiro con immagini che ritraevano il primo seduto sul water coi pantaloni calati e il secondo tenendo in mano un rotolo di carta igienica. Seguirono denunce, processi e condanne, ma il punto è che quando c’è da farsi sentire Romario non ha indugi e quando di mezzo c’è il suo Brasile, quello della gente, la sua dedizione è assoluta. Sul nuovo Maracanã, molto semplicemente, ha detto che non avrà più niente a che fare con quello vecchio e che con l’avvento dei nuovi spalti oltre a commettere un vero e proprio oltraggio alla storia si perderà per sempre la mistica.

Per capire a cosa si riferisca Romario va sottolineato cos’è il Maracanã per il Brasile. Fu costruito in occasione dei Mondiali del 1950, i primi del secondo dopoguerra, e nelle intenzioni di tutti i brasiliani avrebbe dovuto essere il palcoscenico per un trionfo planetario, il raggiungimento di un’eccellenza da non abbandonare più. La traumatica sconfitta in finale contro l’Uruguay di fronte a 200.000 persone sortì nelle proporzioni, benché in senso inverso, lo stesso effetto che ci si aspettava della vittoria che mai arrivò. La tragedia assunse i contorni di un lutto tant’è vero che, al di là di alcuni suicidi che realmente avvenirono, si decise addirittura di abbandonare la tradizionale tenuta bianca della Nazionale per adottare quella verde-oro. In questo modo si provò a cancellare l’accaduto dalla memoria collettiva. Non può quindi non colpire come il Maracanã sopravvisse a quelle risoluzioni – e deve conseguentemente fare riflettere che ora, senza nemmeno più un nuovo brutto ricordo di cui sbarazzarsi ma anzi col peggiore possibile ormai metabolizzato o meglio accettato da anni, si sia deciso di distruggere quel monumento.

Al Maracanã si sono tenuti anche moltissimi eventi extracalcistici di primissimo livello. Da concerti mitici tanto quanto, non a caso, quelli del vecchio Wembley, a manifestazioni religiose; i nomi di Frank Sinatra, Paul McCartney e papa Giovanni Paolo II sono sufficienti da soli a testimoniarne l’importanza, anche se in fatto di pubblico (altro dato imprescindibile quando si parla di questo colosso) quello che fra tutti ha fatto registrare più presenze è un concerto dei Kiss del 1983 a cui parteciparono ben 250.000 persone. Limitandosi invece, per così dire, al calcio, con la scomparsa del vero Maracanã se ne vanno anche i riferimenti visivi e diretti a momenti storici del calcio mondiale. Su tutti il gol numero 1000 segnato da Pelé, realizzato su rigore nel corso del Vasco da Gama-Santos del 19 novembre 1969. Sempre lì Pelé giocò il suo ultimo incontro con la Nazionale, il 18 luglio 1971. Nel suo piccolo, per tutti gli italiani che hanno potuto intuirne l’atmosfera solo attraverso i filmati, addio anche alla cornice del rigore calciato da Beppe Grillo per ‘Te lo do io, il Brasile’: un riferimento sciocco ma importante al tempo stesso pensando agli anni a cui risale, quelli del mitico Flamengo che lì giocava le sue partite importanti e poteva contare su campioni quali Zico (detentore del record assoluto di reti segnate su quel campo, addirittura 333) ma anche Edinho, tra l’altro entrambi futuri giocatori dell’Udinese, e Leo Junior che invece sarebbe diventato un idolo del Torino prima e del Pescara poi. Allora, dire Maracanã era dire ‘Brasile’ cioè ‘calcio’, non importa se i verde-oro non avevano vinto Spagna ’82 e dopo Messico ’70 avrebbero dovuto aspettare USA ’94 per tornare sul tetto del mondo. La grandezza di quella Nazionale – e di quel paese – passava per i suoi simboli, fra cui proprio il Maracanã, a prescindere dai risultati; ma visto quel che è successo c’è da chiedersi se d’ora in poi sarà ancora così.

[Fonte: Andrea Ciprandi]

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