Calcioscommesse: il silenzio e la rabbia dei tifosi del Bari

Pubblicato: 4 aprile 2012 in Mondo Ultras
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Aspettiamo a commentare le novità dell’inchiesta”: ai capi ultrà del Bari, A. S. e R. S., la notizia dell’arresto dell’ex difensore Andrea Masiello, è arrivata mentre erano in automobile, diretti a Manfredonia (Foggia), dove in mattinata è stato celebrato il funerale di Franco Mancini, preparatore dei portieri del Pescara e titolare per tre stagioni al San Nicola (dal 1997 al 2000).

 

Tifosi baresiSi sono trincerati dietro poche parole, accompagnate da un invito a risentirsi quando i magistrati avranno completato il lavoro.

Dall’ordinanza con cui il giudice Giovanni Abbattista ha disposto le misure cautelari per Masiello e i suoi collaboratori nel sistema per combinare le gare, Fabio Giacobbe e Gianni Carella, emerge accanto alle gara taroccate, il ruolo che avrebbero svolto i capi ultrà: “avevano intimato ai rappresentanti dei giocatori, tra cui il portiere Gillet e lo stesso Andrea Masiello, di perdere le successive due partite di campionato ovvero Cesena-Bari e Bari-Sampdoria, in quanto avevano essi stessi scommesso sulla sconfitta del Bari”.

Marco Rossi, ora al Cesena ma nel 2010 in forza al Bari, ha riferito agli inquirenti, ascoltato come indagato, di che “i senatori del Bari (…) hanno avuto un colloquio con i capi ultras, nel quale sarebbe stato detto di perdere queste due partite”, e “in cambio (…) loro avrebbero detto che fino a fine anno noi avremmo fatto una vita tranquilla, ecco, cosa che all’epoca (per le contestazioni n.d.r.) non c’era, purtroppo”. La tesi sostenuta dagli ultras era questa: “Siete ultimi, avete fatto un campionato di… non vi è successo niente, nessuno vi ha preso a mazzate e cose vari, domani dovete perdere”.

Il difensore racconta che i veterani riportarono nello spogliatoio questa conversazione ricevendo dal gruppo un diniego: “No, ce le giochiamo queste partite qua, perché comunque il clima è già difficile, noi vogliamo giocarcele”.

Il capitano della squadra del tempo, Jean Francois Gillet, davanti al pm come teste, ha riconosciuto i volti degli ultras con cui ebbe il colloquio nel quale ricevette l’intimazione “Dovete perdere”, e alla quale replicò con un netto “No, no, non esiste proprio”. Il direttore sportivo del Bari, Guido Angelozzi, a cui Gillet riferì l’accaduto, reagì invece con questo invito ai giocatori: “Tappatevi le orecchie e giocatevi la partita”.

Sui forum del tifo biancorosso, da www.solobari.it a www.orgoglio barese.it, monta intanto la rabbia e molti utenti, amareggiati dal coinvolgimento degli ultras, preannunciano con decine di commenti che non andranno più in curva nord, cuore del tifo biancorosso, mentre altri temono che la giustizia sportiva, con il riconoscimento della responsabilità oggettiva del club, decreti una forte penalizzazione alla squadra, che così potrebbe precipitare dalla B in Lega pro.

La tifoseria del Bari, già alla fine dello scorso campionato, aveva manifestato i propri dubbi sulla condotta di alcuni giocatori, esponendo durante la gara Bari-Roma del 1 maggio 2011, in curva sud, lo striscione – firmato dal gruppo Floriano Ludwig e non dagli ultras – con scritto “Noi in un mare di guai, voi con i soldi della Snai. Mercenari…”. Prima del derby con il Lecce, centocinquanta tifosi addirittura aveva invaso il campo di allenamento lanciando petardi e rifilando una manata al difensore Nicola Belmonte. Nell’occasione era stato esposto lo striscione con scritto “Il derby non si regala. Vincere o sono c… amari”.

Infine gli ultras Bari, il 28 gennaio scorso, avevano convocato una riunione in un albergo cittadino per lanciare una campagna di sottoscrizioni al fine di favorire il passaggio di proprietà del club. E in quella sede, uno dei leader storici della curva nord, Roberto Maffei, aveva manifestato tutta la sua riprovazione per le voci riguardo una possibile combine per il derby Bari-Lecce, incontro che i magistrati hanno riscontrato come combinato.

[Fonte: Panorama]

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