Dalla politica a Tim Barton tutti gli «errori» degli Ultras

Pubblicato: 5 aprile 2012 in Mondo Ultras
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Una tifoseria appassionata ripagata da poche gioie che non disdegna anche un «interventismo»

 

Tim BartonBARI – Una discesa nell’inferno dantesco. Dai sogni europei alla polvere della B, alla comparsa degli ultras nell’inchiesta sul calcio scommesse, dopo i racconti ai pm di Marco Rossi e Jean Francois Gillet. Alla tifoseria del Bari sono rimaste davvero poche certezze. Le ambizione calcistiche della capitale della California a forma di tacco sono state sempre ridimensionate dai risultati sportivi, ad eccezione del biennio 2008-2010, quando Antonio Conte e Giampiero Ventura avevano risvegliato la passione con un calcio spumeggiante. L’apoteosi era stata il 9 maggio 2009. Il Bari aveva pareggiato a Piacenza e in concomitanza con la festa del patrono San Nicola, nella centralissima Piazza Prefettura, si celebrò una vera «Woodstock» biancorossa. Centomila in piazza per osannare gli eroi della promozione in A, mentre i candidati alla poltrona di sindaco – l’uscente Michele Emiliano e l’avversario di centrodestra Simone Di Cagno Abbrescia – facevano a gara per salire sul torpedone scoperto che portava in trionfo i calciatori. Il termometro della passione per il Bari è la curva Nord, luogo fisico dove prende forma l’organizzazione del tifo ultras, un misto di cuore militante, retaggio etnico, marketing di sciarpe e magliette più spirito campanilistico. Per tracciare il ritratto di un gruppo ultras longevo come quello biancorosso, bisognerebbe unire studio dell’antropologia curvaiola e la frequentazione dello stadio.

La curva del Bari, all’interno strutturata gerarchicamente, è schierata nel network nazionalista «Stampo italiano». Professa un patriottismo marcato solo per le gare degli azzurri. Non è consentito proselitismo a gruppi politici di destra e sinistra durante le partite. Nel gruppo «Kuei Vekki» addirittura convivono ex antagonisti di sinistra ed ex dirigenti del Fronte della Gioventù. La distanza dalla politica però si riduce durante i periodi elettorali. Complice la crisi occupazionale, molti tifosi arrotondano occupandosi dell’affissione di manifesti elettorali: basta pagare per avere il servizio, ma gli introiti maggiori sono arrivati dalla propaganda per Salvatore Greco, giovane rampollo della famiglia Matarrese in politica, nipote di Tonino (deputato della Dc per cinque legislature consecutive dal 1976), eletto al consiglio regionale dal 2000 per l’Udc e poi per La Puglia prima di tutto. Tra i capi ultrà, A. S. ha tentato invano fortuna in politica, in passato candidandosi nelle fila del Partito socialista, e nelle scorse amministrative nella lista Moderati per Emiliano. Sulla questione societaria, gli ultras Bari hanno svolto un ruolo attivo negli ultimi dieci anni auspicando che l’attuale proprietà passasse la mano. Tiepidi nei confronti delle ipotesi avanzate dai gruppi Divella (2001) o Cazzaniga (2006), l’anno successivo coltivarono il sogno di un investimento da parte di un magnate russo sul modello Chelsea.

In concomitanza con la visita a Bari del numero uno del Cremlino, Vladimir Putin, esposero uno striscione in cirillico rivolto agli imprenditori russi, invitandoli a «comprare il Bari». Ad agosto 2007 il mediatore Paolo Stancarone convinse Marco Vedeo e Claude Cohen, due immobiliaristi monegaschi, a tentarne l’acquisto. Alcuni capi ultrà andarono a Montecarlo per conoscerli: S. raccontò di cene luculliane con ostriche e champagne. E ricambiarono l’ospitalità accogliendo i due improbabili acquirenti in pompa magna all’aeroporto di Palese, ma l’affare saltò. Nel 2009 le attese per l’interessamento del piccolo imprenditore americano Tim Barton generarono un entusiasmo incontenibile degli ultras che addirittura arrivarono a invadere la pista dello scalo, alcuni indossavano cappelli da cowboy . Alla fine la proposta avanzata dal texano fu giudicata incongrua. Così dall’invasione della capitale dei diecimila innamorati del calcio-libidine, il 22 novembre 2009, per Roma-Bari, all’inchiesta sul «protocollo Masiello» con un derby venduto per trenta denari è possibile registrare l’elettrocardiogramma pazzo di una tifoseria sull’orlo di una crisi di nervi. Come palesato da un anonimo telespettatore intervenuto ieri ad una trasmissione sportiva su una tv locale. Per dire solo: «Che schifo, che schifo, che schifo».

[Fonte: Corriere del Mezzogiorno]

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