Intervista Mancha Verde Palmeiras

Pubblicato: 5 aprile 2012 in Mondo Ultras
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Paul Serdan è uno dei Leader Storici della Mancha Verde del Palmeiras. In questa intervista parla degli scontri dove sono stati uccisi due appartenenti alla storica torcida brasiliana da parte dei rivali del Corinthians nel derby di Sao Paulo. Si parla di violenza, un male della società brasiliana che non si sconfiggerà certo vietando l’ingresso di magliette tamburi e striscioni: anzi, ci si prepara al peggio. Anche per questo il gruppo ha acquistato una propria cappella cimiteriale; la Mancha prima di tutto è una famiglia.

 

Paul SerdanOggi, a 45 anni, con il volto segnato da una cicatrice fatta con un petardo (esploso a Capodanno, non in uno scontro) guida la scuola di samba della Mancha Verde.

E’ anche un consigliere speciale del gruppo di tifosi organizzati: Paul Serdan è stato nominato presidente onorario ed è sempre in prima fila nei momenti più critici della vita dello storico gruppo.

Come ora, nella settimana dell’incidente che ha coinvolto due appartenenti al gruppo negli scontri tra Palmeiras e Corinthians verificatisi Domenica scorsa che hanno causato due morti, Lezo André Alves, 21 anni, e William Jovanelli Vinicio Moreira, 19 anni, entrambi membri della Mancha.

Serdan è  figlio di Michel, che per molti anni ha guidato la “Giants of the Ring”, e l’ex Gang di sicurezza privata Fonseca; Paul ora è un imprenditore di successo.

Oltre a produrre spettacoli ed eventi, possiede una società che commercializza il 40% dei prodotti che recano il logo della Mancha; sia per la scuola di samba che per lo stadio.

Ha ricevuto la troupe di “Folha”per l’intervista che segue.

Folha  – Come è l’ambiente nella Mancha?

Paul Serdan – Va male. Il direttivo è nuovo, questa è la prima volta che perdiamo gente del direttivo.
La sensazione è complicata da spiegare, si è aperta una ferita che non guarisce, no.
Negli sguardi dei ragazzi non vedo nulla di buono.
Se fosse stato un incontro casuale con i rivali le cose non sarebbero cosi.

F- Quale è la sua versione dei fatti?
PS – Circa 200 ragazzi stavano facendo il percorso che fanno sempre, il viale Inajar de Souza (nord di Sao Paulo), scortati dalla PM.
A un certo punto i rivali  sono venuti fuori dal nulla, da dietro, la stragrande maggioranza incappucciati con spranghe di ferro, bastoni, zappe e molti petardi e bombe carta.
Hanno acceso tutto in una volta, questo mi sembra strano, perlomeno premeditato, perché in uno scontro – ed io ho partecipato a diversi scontri – se si sente un colpo di pistola, che ha un rumore differente, ci si preoccupa di dove muoversi per ripararsi, mentre il rumore dei petardi in genere crea confusione. Confusione che è stata sfruttata ‘ad arte’ per colpire nel mucchio.

F- Riuscirete ad avere giustizia?
PS – Solo con il tempo si potrà dire. Non c’è modo di prevederlo. Dipenderà molto del lavoro della polizia. Ora è il momento di mostrare questo lavoro, con i fatti e con le giuste punizioni. Se non accade nulla, se il governo avrà dimostrato incompetenza, poi ci penserà qualcuno con le proprie mani a farsi giustizia, ci sarà la legge del cane.

F – Cosa si dovrebbe fare?
PS – Se si fosse intervenuto con le giuste sanzioni non avremmo bisogno nemmeno delle recinzioni nei campi di calcio.
L’impunità è ciò che crea queste situazioni, l’impunità produrrà nuovi eroi.
Se un ragazzo vince uno scontro a mani nude guadagna rispetto.
Se il ragazzo è bloccato con una bomba, viene portato in commissariato e poi subito rilasciato gli altri lo ammirano, incomincia a fare seguaci e si cerca di imitarlo.

F – E la polizia?
PS – In sei o sette anni, il tratto della via Souza Inajar fino al ponte di Freguesia, circa 4 o 5 km, è stato teatro di 15 combattimenti. Quindi non è stato un incidente, era possibile prevedere che qualcosa potesse accadere.
E’ il momento per la polizia di mobilitare più persone per le scorte, invece di indagare sui siti di social network e poi mandare due auto con due uomini per la scorta.

F -Ma questo scontro non è stato pianificato su Internet?
PS – Questa è una leggenda. I ragazzi sanno dove si possono incontrare.
Vivono nello stesso luogo negli stessi quartieri, lo sanno. Per loro, è avventura, adrenalina. Non ci sono regole, non è lo stesso che navigare in internet o giocare alla Playstation o come far volare un aquilone. Allora qual è il divertimento?
Il ragazzi la pensano così: ‘Io sono della Mancha, se incontro gli avversari li attacco. Punto”
Il calcio è solo un contorno.
E’ così scadente la qualità del gioco del calcio oggi che tutto sta passando in secondo piano.
In passato abbiamo portato oltre 200 bandieroni, 300 kg di carta tagliuzzata, 100 lattine di fumogeni. Questi aspetti coreografici devono tornare a prevalere sempre.

F –  Qual è il profilo degli appartenenti alla Mancha?
PS – Oggi ci sono circa 35.000 soci. La stragrande maggioranza sono di sesso maschile, tra i 17 ei 25 anni. Si tratta spesso di persone con difficoltà familiari, finanziarie, senza prospettiva di studio, che iniziano a lavorare presto. E trovano rifugio nella torcida, cominciano a vedere che c’è una seconda e talvolta una prima vera famiglia.
Ricordate che abbiamo condotto diverse azioni sociali come la donazione di sangue, la raccolta di cibo e indumenti per l’inverno.
La verità è che nella torcida e per il popolo le difficoltà sono uguali per tutti.

F –  In che modo?
PS – La ragione di esistenza di una torcida è il proprio club. Tu sei un guerriero del tuo club. Se succede qualcosa, come nel 42, in piena Seconda Guerra Mondiale, quando il San Paolo ha voluto prendere la Palestra Italia (Vecchio nome del Palmeiras e della sua sede ndt), qualcuno si è schierato davanti alla porta con il fucile, con un mitra con un bastone, con un pezzo di ferro per non lasciare passare nessuno di diverso da noi. Così la nostra gente si identifica, alla difesa del club.

F – La torcida quindi non contesta il club?
PS – La torcida non fornisce il corpo tecnico del club, ma è in condizione di destabilizzarlo. Se la torcida inizia a protestare, a remare contro non esiste allenatore, giocatore o manager che la ferma.
La squadra del Palmeiras che ha giocato nell’ultima Copa São Paulo ha sostituito sette titolari con riserve per questo motivo.

F – Qual è il rapporto della torcida con la dirigenza del club?
PS – Di tutti i club del Brasile il Palmeiras è quello dove la dirigenza è più lontana dai tifosi. Questo  è un errore, inutile cercare di negarlo.
Magari non siamo quello che desiderano in termini di ‘turbolenza’ ma noi siamo fatti cosi.

F – Che tipo di supporto dovrebbe darvi la dirigenza del Palmeiras ?
PS – Il club ha il suo obbligo perché il la passione nei ragazzi sta  morendo a causa del Palmeiras stesso. Per esempio, potrebbe intervenire spingendo i funzionari del governo per facilitare le trasferte e la loro organizzazione.
Immaginate di 15 autobus che fanno un viaggio di otto ore in cui la polizia non lascia nemmeno fare una fermata per dissetarsi o per fare i propri bisogni.
La gente arriva allo stadio già incazzata.

F – Che cosa ne pensa del divieto di accesso agli stadi ?
PS – Il divieto è per tranquillizzare la stampa e la società dei benpensanti.
Ma, potranno mettere tutti i divieti che vogliono, le tifoserie organizzate non avranno fine.
Possiamo anche entrare senza una maglietta nello stadio, ma i nostri gruppi non moriranno.
Sarà sempre peggio, così si finisce per incoraggiare la creazione di piccoli gruppi, in modo che la dirigenza non ne abbia più il controllo. Un po’ come per il caso di questi giorni.

F – E’ cosi per tutte le torcidas?
PS – I Gavioes, per esempio, non hanno una leadership. E se non si ha leadership, non si ha nemmeno voce. Più fastidioso è vedere la forza che hanno, ottenuta con l’appoggio dell’ex presidente Lula.

F -Sembra che gli scontri di Domenica scorsa sono stati scatenati come vendetta alla morte di uno del Corinthians lo scorso anno.
PS -Dicono che fu gettato nel fiume Tiete, ma la verità è che si è gettato lui dal ponte. La polizia lo sa, ma non lo ammette. Da quello che so la autopsia parla di annegamento, senza abrasioni sul corpo. Quello che succede in questo tipo di scontri lascia sempre delle ferite. O forse pensate che  sia fuggito dallo scontro e si sia gettato dal ponte terrorizzato ?

F –  Perché la Mancha comprato una cappella funebre che può contenere fino a 16 cadaveri?
PS – La famiglia non aveva un posto per seppellire Andre, poi siamo intervenuti noi ‘anziani’ del gruppo ed abbiamo comprato una tomba.
Questa è la responsabilità sociale della torcida.
Se muore un uomo della Mancha senza risorse finanziarie lo si deve aiutare.

Sport People da Folha.com.

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