Genoa-Siena e l’orrore delle opinioni mediocri

Pubblicato: 26 aprile 2012 in Mondo Ultras
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Doping, scommesse, passaportopoli. Ma il male del calcio italiano sono…

Sculli a colloquio con i tifosi9 giorni fa a Pescara un ragazzo poco più che ventenne è stramazzato al suolo mentre giocava a calcio, morendo pochi minuti più tardi. Neanche l’autopsia è riuscita a chiarire le cause del decesso. Infarto no, aneurisma neanche, si è parlato di un “problema congenito” come di “uno strano filamento nello stomaco”, si attendono ulteriori esami, tra cui quelli tossicologici.  Forse il calciatore, un professionista,poteva essere salvato. L’ambulanza è stata bloccata per qualche minuto da un’auto dei vigili urbani parcheggiata davanti all’ingresso in campo. Polemiche sono inoltre sorte in merito alla qualità dei soccorsi, in particolare sull’utilizzo, o meno, del defibrillatore.

Da un anno si susseguono indagini sul cosiddetto “calcio scommesse”. La storia è vecchia. Puntate da migliaia di euro su risultati combinati da calciatori in cambio di quattrini. Tra gli arrestati si segnalano due calciatori dell’Atalanta, Andrea Masiello e Cristiano Doni, ed un ex di grido, Beppe Signori. I filoni di inchiesta sono diversi. Indagano le procure di Cremona, Napoli  e Bari. Un “affaire” enorme: ad essere tirata in ballo c’è mezza serie A. A dare la misura dello scandalo sono giunte le provocatorie dichiarazioni di Roberto Di Martino, pm procuratore capo di Cremona, che si è augurato “una amnistia sportiva”. Tradurre è semplice: sono così tanti i calciatori ed i club coinvolti che i campionati rischiano di essere stravolti. Meglio un colpo di spugna al suono del vecchio ritornello“tutti colpevoli=tutti innocenti”. Non è la prima volta che il calcio italiano vive un’onta del genere. E’ già successo nel 1980, nel 1986 ed, in epoche più recenti, nel  1993 e nel 2000 (Atalanta-Pistoiese di coppa Italia) e nel 2004.

Nel 2006 lo scandalo calciopoli portò alle dimissioni dei vertici federali e a due inchieste, una penale ed un’altra sportiva. La lente d’ingrandimento della giustizia si posò su ben 39 partite. Furono coinvolti giornalisti, arbitri e dirigenti di spicco, tra cui il dg juventino Luciano Moggi.

Tra il 2000 ed il 2001 il calcio italiano fu travolto dallo scandalo passaportopoli. Sotto inchiesta finirono dirigenti di 6 società di Serie A (Inter, Lazio, Milan, Roma, Udinese e Vicenza) e una di Serie B (Sampdoria). Era successo che queste squadre schierassero calciatori extracomunitari oltre il numero massimo consentito, grazie a passaporti taroccati. Ecco così che ai vari Dida, Recoba, Bartelt (in totale i calciatori coinvolti furono 14 dei quali 13 squalificati, uno, Veron, assolto) furono affibbiate inesistenti origini europee che li ponevano nelle (fasulle) condizioni di calciatori comunitari.

“Il calcio deve uscire dalle farmacie”, dichiarò nel 1998 Zdenek Zeman. Parole a cui seguì l’inchiesta di Raffaele Guariniello che vide sul banco degli accusati principalmente la Juventus (assolta dall’accusa di utilizzo di Epo) Antonio Giraudo e Riccardo Agricola, rispettivamente ex ad e medico sociale bianconeri, che si videro entrambi prescritti l’accusa di abuso di somministrazione di farmaci leciti. Ma l’ombra del doping sul calcio italiano continua a pesare. Numerosi sono i casi di morti considerate sospette. Tagnin, Picchi, Lombardi, Beatrice, Bicicli, Segato, Signorini, Rognoni, Taccola…fino ad arrivare a Carlo Petrini, scomparso pochi giorni fa ed affetto negli ultimi anni della sua vita da una grave forma di glaucoma, che in diversi libri ed interviste aveva spiegato come in gioventù fosse stato “bombato” da sostanze illecite. E fa paura anche la Sla, Sclerosi laterale amiotrofica, malattia rara la cui incidenza tra i calciatori è di ben 24 volte superiore ai casi riscontrabili nella popolazione.

Ieri pomeriggio intorno alle 16.30 una 50ina di tifosi del Genoa si sono incazzati con la propria squadra che in uno scontro decisivo per la salvezza ne stava prendendo quattro da un Siena che pareva un incrocio tra il Brasile del ’70 ed il Giappone disegnato negli  ’80, in cui spiccavano le figure di Holly Hatton, Mark Lenders e gli imprevedibili gemelli Derrick. Partita sospesa e calciatori, accusati di scarso impegno, costretti a sfilarsi la maglia rossoblù e restare in canotte vagamente bossiane fino alla mediazione di Sculli. Scene di passione vera, da lacrime e sangue,  da calcio di altri tempi. Peccato che il giornalismo main stream, ergo qualunquista,mediocre, populista, ne abbia approfittato per  gettare in pasto all’italiano medio, seduto davanti al suo Samsung da 32” acquistato in offerta, a rate, da quella famosa catena di negozi di elettrodomestici, una categoria attaccabile senza colpo ferire.

Ecco quindi che il presidente della Figc Giancarlo Abete può stracciarsi le vesti ed urlare “vergogna, vergogna”, perché “Il calcio è ostaggio degli ultras”, come puntualizzato da opinionisti banali quanto cappuccino e cornetto di prima mattina. E’ qui che ci viene in mente una scena del film “Johnny Stecchino”. Dante giunge a Palermo, dove l’accompagnatore gli confida che il problema più grave della città è senz’altro il traffico.

Vabbè, consoliamoci . E’ andato in onda uno dei tanti spettacoli di horror all’italiana, ma forse adesso la misura è colma. Sarà ora di darsi al Burlesque? Pare vada di moda.

[Fonte: Fanpage]
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