Archivio per maggio, 2012

La Roma ci riprova con la nuova campagna abbonamenti: per sottoscrivere l’abbonamento non ci sarà bisogno di alcuna tessere del tifoso, Privilege Card o amenità simili.

La Roma è pronta. Lo era anche ieri, a dire il vero. Entro venerdì lancerà la campagna abbonamenti. Niente conferenza stampa, occhio al sito internet: uscirà un comunicato. Il via è previsto per la prossima settimana. Subito, in tempi record, perché a Trigoria hanno in cantiere una campagna piena zeppa di iniziative, scadenze, prezzi. Ieri correva voce che lo slogan fosse legato all’ingaggio di Zeman. Non è così, fanno sapere ufficiosamente dalla società. I baby, innanzitutto. Gli under 14. Il settore famiglie è stato il fiore all’occhiello del campionato appena concluso. In qualche caso, in Roma-Novara per esempio, sono stati vendutioltretremilabiglietti.

Numeri da premiare. Come? Con una formula dedicata a genitori e figli, nonni e nipoti. L’obiettivo della società è di riuscire a registrare costantemente il tutto esaurito in quello che può essere tranquillamente definito il vivaio dello stadio, il settore giovanile del tifo romanista. Sui prezzi non dovrebbero esserci grandissime novità. In qualche settore dovrebbero calare leggermente, probabilmente in Tevere, mentre la Monte Mario sarà riqualificata, con l’ampliamento dell’area hospitality. La forza di questa campagna abbonamenti sarà (anche) l’ampio ventaglio di offerte, che dovrebbe consentire a chiunque di sottoscrivere l’abbonamento. A chiunque, tranne a chi è sottoposto a Daspo o a chi è stato condannato per reati connessi a manifestazioni sportive. Quello dei provvedimenti interdittivi è l’unico ostacolo che resta, e che resterà anche in futuro. In compenso, cadrà definitivamente la pregiudiziale della vecchia tessera del tifoso. Nel solco tracciato proprio dalla Roma (con l’ok di Lega di A e Viminale) nella scorsa stagione, per abbonarsi non sarà più necessario essere titolari dell’As Roma Club Privilege. Il requisito imprescindibile sarà uno solo, essereromanisti. ATrigorianehannofattoun dogma: non è giusto che un tesserato paghi di più di un non tesserato. La soluzione nei mesi scorsi è stato il carnet di biglietti, il voucher elettronico che, per quanto riguarda la sicurezza, è sempre una tessera del tifoso, ma che della tessera non presenta l’aspetto più odioso: non può essere uno strumento finanziario, non può essere usato come una carta dipagamenti, serve solo a risparmiare sull’acquisto delle partite della Roma. E così sarà adesso. L’abbonamento sarà una fidelity card, rispetterà quindi tutti i requisiti pretesi dall’Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive. Ma non consentirà a nessuno di guadagnarci sopra. A nessuno, tranne al tifoso romanista, che comprando risparmierà (logicamente) parecchio rispetto all’acquisto del singolo biglietto. Dopo il record negativo di tessere dell’anno scorso (non fa testo il campionato 1989/90, giocato al Flaminio), quando ne furono sottoscritte appena 17.656, duemila in meno del già triste primato della stagione precedente (19.052), a Trigoria sono ottimisti. Il trend sarà invertito.

(Daniele Galli – IlRomanista.it)

Anche gli ultras piacentini partecipano alla gara di solidarietà a sostegno delle popolazioni emiliane colpite dal terremoto.

Ultras PiacenzaI tifosi biancorossi partecipano alla raccolta fondi per zone dell’Emilia Romagna colpite dal terremoto. Come sempre i supporter biancorossi, trascinati dai ragazzi della Nord, sono in prima fila per aiutare chi non ha bisogno, in questo il “nostro” popolo emiliano. Per chi volesse partecipare (ci auguriamo in tanti) ecco il messaggio della curva Nord Piacenza:

Gli ultras di Piacenza organizzano una raccolta di generi di prima necessità e/o fondi per l’acquisto di questi ultimi, che porteranno direttamente nelle terre colpite dal sisma nella giornata di domenica. Per chi volesse contribuire: siete pregati di rivolgervi direttamente a Beppe Salice su Facebook per quanto riguarda la zona di Piacenza oppure al numero di telefono: 339 1683504. Partecipate in tanti, hanno bisogno di noi.

[Fonte: Sport Piacenza]

Genova – Un’iniziativa di beneficenza e una di solidarietà per le popolazioni emiliane colpite dal terremoto.
Stadio FerrarisLa Sampdoria ha deciso di devolvere alle popolazioni colpite la propria quota gara dell’incasso di Sampdoria-Sassuolo, semifinale di andata dei play off, in programma in serata al Luigi Ferraris.

Ecco ora un invito rivolto dagli Ultras Tito Cucchiaroni alla tifoseria blucerchiata:

“È difficile pensare di giocare una partita di pallone quando a qualche centinaio di chilometri tante vite sono state spazzate via dall’ennesima catastrofe che ha colpito il nostro Paese. È difficile comprendere il perchè nessuno di quelli che ne avrebbe avuto il potere e l’autorità ha speso una parola per fare in modo che questa partita non si giocasse a poco più di 24 ore dal dramma.
Noi siamo tifosi di calcio, siamo supporter della nostra squadra, la Sampdoria. Non abbiamo il potere di prendere questo tipo di decisioni.
Possiamo però dare un segnale, un gesto di rispetto piccolo di fronte all’immensità di quanto accaduto ma, riteniamo, pur sempre significativo. Resteremo in silenzio nei primi 5 minuti di Samnpdoria-Sassuolo in segno di solidarietà per i morti, per le loro famiglie, per quelle terre devastate. Invitiamo tutto il pubblico Sampdoriano ad unirsi a noi”.

[Fonte: Genova Oggi]

Nessuno come chi ha provato in prima persona può comprendere certi drammi: anchela Curva Sud Avellino si prodiga a sostegno delle popolazioni emiliane colpite dal terremoto.

La Curva Sud Avellino è vicina umanamente alle popolazioni dell’Emilia colpite dal terremoto ed esprime il proprio cordoglio per le tante vittime.
Purtroppo, conosciamo perfettamente cosa significano questi momenti.
La nostra solidarietà va in particolare ai tantissimi fratelli irpini residenti nelle zone interessate dal sisma. Il nostro impegno si concretizzerà in una raccolta fondi che è partita oggi stesso.
… Chiediamo a tutti i cittadini irpini di fare il proprio dovere, anche attraverso piccole offerte e gesti simbolici, chiunque secondo le proprie possibilità.
La raccolta fondi avviene c/o il Bar Broadway di Avellino – alla Via Pescatori. I soldi raccolti saranno girati tramite post-pay ad un rappresentante del gruppo “ Gli irpini del nord“.
Vogliamo infine comunicare a questi ultimi che siamo a disposizione per qualsiasi richiesta, informazione o loro esigenza.

Per info: 338/8704591 (Franco Iannuzzi)

I festeggiamenti di piazza del Popolo per la permanenza in serie B sono andati deserti. Durante una trasmissione televisiva il presidente bianconero ha detto: «Probabilmente San Benedetto ha tifosi più veri dei nostri» mandando su tutte le furie i supporters ascolani

Piazza del Popolo, AscoliASCOLI PICENO – E che festa…non sia! Domani sera, giovedì 31 maggio, per le ore 21 piazza del Popolo ad Ascoli sarebbe dovuta diventare il centro della passione calcistica bianconera ma così non sarà, la squadra festeggerà in forma privata. Erano previsti caroselli per la conquista della permanenza della squadra cittadina nel campionato di serie B ma qualcosa ha rovinato la festa. Da alcuni anni fra la società, guidata dal patron Benigni, e la tifoseria ascolana non c’è poi così simpatia. Anzi, a dire il vero, le due fazioni hanno tirato avanti ognuna per la propria strada. Ma lunedì sera lo strappo definitivo si è consumato.

Il presidente, ospite di una trasmissione sul calcio di un’emittente privata locale, parlando delle tifoserie delle due acerrime nemiche Ascoli e Samb, ha pronunciato una frase nemmeno troppo sibillina che non ha lasciato dubbio alcuno su ciò che Benigni intendesse: «Probabilmente San Benedetto ha tifosi più veri dei nostri». Questa cosa ai sostenitori bianconeri non è proprio andata giù e allora per tutta risposta si è deciso di annullare la festa.

Non bastava l’inchiesta sul Calcioscommesse e le possibili implicazioni di Soncin, autore del gol-salvezza, a soli tre giorni dall’impresa dell’Euganeo torna la polemica in casa bianconera.

[Fonte: Il Segnale]

L’opinione dell’amico Maurizio Martucci sull’ipotesi della sospensione del campionato. Ipotesi che raccoglie pareri discordanti tra loro, all’interno come all’esterno del mondo ultras e calcistico.

Al peggio non c’è mai fine. E così, l’intrigo di Calcio Gomorra, rischia di capitolare sulla fine, cioè  sul ‘quando’ e sul ‘come’ sarà scritta l’ultima sentenza. Sarà una fine veloce? Una soluzione parziale e accomodante? Oppure radicale? Credibile, generale, a tolleranza zero? La clessidra del tempo calcistico, necessariamente, si scontra col metodo lento di un sistema labirintoso e garantista.

Perché la Commissione Disciplinare Sportiva (quella che penalizza, radia, retrocede, riscrivendo verdetti del campo e classifiche) è legata alle indagini della magistratura ordinaria (quella che manda in galera i calciatori). E allora, che fare? “La giustizia sportiva – scrive oggi Andrea Monti sulla Gazzetta dello Sport – ha criteri ed esigenze diverse. Deve agire in tempi brevissimi. E quindi adotta un sistema efficace quanto difficile da digerire” (spetta all’accusato provare l’innocenza, l’opposto in tribunale).

Sinora, però, siamo ‘solo’ alla terza trance di Cremona e alla prima puntata di Bari. Nelle procure, fanno capire i magistrati, il quadro non è ancora definitivo, mancando all’appello sicuramente altri spezzoni pugliesi, forse nuovi filoni lombardi, ma soprattutto le inquietanti carte di Napoli. E allora, come può ammantarsi di equità e giustezza il maxi processo sportivo che giovedì prossimo si aprirà al Foro Italico? Riuscirà in soli due mesi Sergio Artico (capo magistratura FIGC) a fare tabula rasa, una volta tutte? Colpendo ogni mariuolo e non solo alcuni? E poi, in caso contrario, quante e quali altre scorie saremo costretti a tirarci dietro per anni, se ancora oggi si indaga su Calciopoli-bis del 2006 e la Juventus rivendica il diritto della terza stella? E’ giusto bruciare un’opportunità di giustizia (sportiva) per compiacere le liste delle coppe europee, da consegnare all’Uefa entro fine Luglio?

Abete (FIGC) ha già messo le mani avanti: “Dobbiamo essere veloci. Non possiamo aspettare l’ultima carta della Procura”. Proprio perché da Cremona, Di Martino (PM) ieri non si è tirato indietro: “Se vogliamo, la fine non c’è mai”. Fango e marcio sono dappertutto. I 150 tesserati inquisiti, ci dicono che il giro delle scommesse, oltre che senza frontiere, è immenso e ramificato, nelle serie inferiori, forse più o quanto nei tornei da copertina. E il mostro, sostiene l’accusa, ha già dato prova di sapersi auto-replicare, mutando interpreti a seconda delle circostanze, sostituendo gli ‘zingari’ bruciati dai primi arresti con gli ungheresi, lasciando inalterate vincite e over di gare addomesticate. E allora perché escludere altri, nuovi e sempre più inquietanti scenari? Cos’altro hanno in mano Cremona, Bari e Napoli, che la FIGC ancora non conosce e che, per forza di cosa, non potrà processare in tempo entro fine Luglio? La piovra è tentacolare, fitta e ampia: l’impianto probatorio pesantissimo. Si parla di mafia, di operazioni sospette, joint venture, canali di investimento internazionali, globalizzazione delle scommesse manipolate sui siti internet, imboccate su pavidi e accondiscendenti calciatori. Testa ad Hong Kong e Singapore, base operativa tra Balcani e Mittle Europa, punti terminali in Italia, complessivamente 50 paesi tra le grinfie del drago d’oriente.

A capo, il boss singaporiano Eng Tan Sett, poi Gegic, Ilievski, Strasser e Horvat, fino a Doni, Erodiani, Bellavista e Beppe Signori. In mezzo, criptate, le cosche mafiose, clan camorristici e la ‘ndrangheta, tanto che il Ministro dell’Interno Cancellieri dice che le famiglie di Cosa Nostra ormai riciclano il denaro sporco sulle scommesse del calcio.

Rispetto ai fantasmi del passato, conditi da osti e fruttivendoli, quando col Totonero del 1980 al massimo ci si poteva spingere fino alla Banda della Magliana, il Calcio Gomorra di oggi è un mostro globale, figlio della globalizzazione e dei mercati mondiali, delle potenzialità del web e della circolarità planetaria delle informazioni just in time. Qualcosa di abnorme e smisurato per un mondo di regole troppo piccolo, rimasto agli anatemi d’era decoubertiana. Qualcosa di sproporzionato che mobilita lo SCO della Polizia, fa tremare i polsi agli inquirenti e che la giustizia sportiva (pur con tutta la buona volontà degli 007 dello stoico Palazzi) non può pensare di liquidare salomonicamente in soli due mesi estivi, col rischio di colpire (frettolosamente) solo segmenti di una ragnatela trasversale. Certi errori, per carità, lasciamoli al passato.

Per questo, fugando spauracchi d’amnistia, invertendo corso della storia e sospetti su terapie ferragostane, lancio pubblicamente l’appello di una proposta scabrosa ma sana: l’unica soluzione è il blocco totale del calcio italiano. Non c’è alternativa. Per una stagione intera (2012/13) vanno fermati tutti i campionati maggiori, dalla Serie A alla Seconda Divisione di Lega Pro. Fermiamoli per fare chiarezza su un sistema che – col passare degli scandali – sta diventando sempre più l’ombra imbarazzante del mito di un calcio antico che non esiste più, mostrando le falle di un mondo verso cui, ormai, si fatica a riporre fiducia e credibilità. Fermiamo i campionati, facciamolo subito. Fermiamoli, utilizzando (utilmente) il tempo di un anno di transizione per aprire una stagione di riforme strutturali, dotando il pallone di efficaci anticorpi per contrastare la corruzione e le altre brutture di un malaffare tipicamente italiano (riforma della governance dei club, riforma della leva fiscale e della Legge 91/81 sul professionismo sportivo, legge sugli stadi, carta dei diritti del tifoso, operazione survival della cultura calcistica, etc..)

Certo, anche a me pare impossibile che una macchina che fattura 2 miliardi di euro l’anno, oltre 4 per le scommesse lecite e col giro d’affari globale sul mercato asiatico (fonte Interpol) stimato in 120 miliardi di dollari annui, possa improvvisamente fermarsi per un’operazione pulizia. Però se sinora (1915-19, 1943-45) la sospensione dei campionati ha coinciso con l’ingresso dell’Italia in guerra, un anno di pausa al termine dei prossimi Europei, gioverebbe alla salute dei tifosi e agli addetti ai lavori per ritrovare le forze di un rinnovamento che può nascere solo percorrendo la strada  della legalità (anche sportiva), uscendo indenni da questa maledetta guerra sommersa.

[Fonte: Maurizio Martucci]

Editoriale di fine stagione dal blog “Prato 1908 ultras” con analisi e riflessione sulla lunga e tortuosa annata calcistica, ancora più per chi ha deciso di fare la scelta di boicottare la tessera del tifoso e ne ha pagato dazio con trasferte vietate ed anche con un certo numero di diffide.

Prato 1908 ultrasE anche quest’anno siamo giunti al capolinea, finalmente oserei dire.
I risultati sul campo per una volta ci dicono bene e di questo siamo strafelici e quantomeno sorpresi visto il nostro trend trentennale positivissimo.
Essendo però il blog del nostro gruppo m’evito la parte calcistica che, per quanto positiva quest’anno in fin dei conti ci dice sempre merda, e mi concentro sulla NOSTRA stagione, cosa ben più importante.

E’ stato un anno difficile, duro, sofferto.
Ma anche estremamente bello.
Le nostre scelte in antitesi con il resto della Curva ci hanno portato, in primis, ad una situazione complicata già all’interno, figuriamoci con il resto del mondo.
Girare l’Italia senza una plastificazione rilasciata dalla questura in tasca non è semplice e, checchè se ne dica, nemmeno piacevole o bello. Venire rimbalzati più o meno ovunque, sentire sempre le stesse frasi, i’soliti discorso, perdersi le partite della propria passione beh, vi assicuro, ogni volta è un dolore e una incazzattura lancinante.
Ma che goduria però quelle poche volte che riesci ad entrare, che riesci a “fottere” il sistema, a vederti uno spicchio di campo da fuori o, addirittura, tutta la partita.
Molti ci hanno chiesto (e ci continuano a chiedere) chi ce lo fà fare.
La riposta ce l’ha data il destino, il fato o quello che cazzo vi pare, molti mesi dopo.
Ci è risultato impossibile allora e ci risulta ancora più difficile adesso piegarsi ad un certo “modo di fare”, abbassare il capo davanti a gente che utilizza la repressione come strumento di controllo e di prevenzione anzichè come strumento punitivo.
Noi proprio non ci riusciamo, nè per quello in cui crediamo, nè per chi sta pagando ingiustamente, nè per chi ha già scontato, nè per chi dovrà scontare una cazzo di pena, comunque, ingiusta e liberticida.
Preferiamo morire, sparire, essere decimati, essere rinchiusi dentro una stanza invece che dentro uno stadio ma mantenere la nostra libertà e la nostra dignità, di uomini liberi prima di tutto, e di Ultras subito a seguire.

Diffide, denunce, provocazioni, abusi vari ci stanno massacrando, sono colpi duri e decisi ad un gruppo come il nostro, difficili da assorbire facendo finta di niente.
Ancora però non ci siamo piegati, ancora però non ci sono riusciti ad annientarci.
Badate bene, non è una sfida, è semplicemente un dato di fatto.
Per ognuno di noi costretto fuori ce n’è un altro che canta il doppio dentro e, se non c’è, lo troveremo perchè siamo ancora convinti che questa città sia piena di ragazzi e di gente “ad una certa maniera”.
Quest’anno la salvezza ce la siamo conquistati fuori dagli stadi di tutta Italia, Lungobisenzio compreso.
Siamo andati a prenderci quel rispetto che nessuno ci voleva tributare, e lo difenderemo con le unghie e con i denti, consci del fatto che prima o poi avremo anche noi ciò che meritiamo e che le nostre battaglie saranno ampiamente ripagate.
Ai miei fratelli non ho niente da dire, glielo ripeto ogni giorno di guardarsi allo specchio e sentirsi orgogliosi di quello che abbiamo creato (chi più chi meno, chi prima chi dopo) da 4 anni a questa parte…per una volta concedetecelo, ma siamo profondamente orgogliosi di Noi.

Sempre a testa alta e cazzo ritto.

AMA LA TUA CITTA’, DIFENDINE I COLORI!

STRIPPATI AL SEGUITO

[Fonte: Prato 1908 Ultras]