Italia, la guerra tra ultras e nomadi a Pescara

Pubblicato: 4 maggio 2012 in Mondo Ultras
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Analisi legittima per certi versi, analisi che per certi altri però dimentica che “il ritorno al Far West” è anche, o forse soprattutto, causa di un’assenza di quello che potrebbe essere definito senso di giustizia. C’è uno Stato che colpisce con una forza spropositata quando si accende per esempio un fumogeno allo stadio, quello stesso Stato che poi permette che per le proprie strade ci sia non un potenziale e futuristico “Far West”, ma un reale ed attuale “Far West” dove si spara per strada per risolvere liti per futili motivi. E quando lo Stato si barcamena tra il politicamente corretto e l’impotenza impassibile, come minimo a qualcuno sale la carogna, e se continuano a dire chiacchiere restando a guardare il sangue negli occhi della gente, prima o poi la rabbia rischia di trasformarsi in altro di ben più pericoloso. Si continua a dare la colpa agli altri, a fenomeni come il razzismo che c’entrano relativamente, per auto-assolvere una società fallita. Chiacchiere e chiacchiere e intanto c’è chi ci muore nelle loro fottute chiacchiere.

Domenico Gemellone“Abbiamo un fratello da vendicare, o li fate sparire voi, o ci pensiamo noi”. La carovana dell’odio fa tappa a Pescara: pistole fumanti, vendette, scambi di persone e rabbia, tanta rabbia, generale e generalizzata. Tutto comincia nella serata di martedì, con l’omicidio di Domenico Rigante, 24 anni ultras del Pescara, per mano di un nomade, il 29enne Massimo Ciarelli.

Una storia assurda, uno ‘sgarbo’, un litigio dovuto a “futili motivi” come spiegano quelli della polizia: qualche giorno fa Antonio Rigante, gemello della vittima, aveva incrociato Ciarelli in una strada della città vecchia e gli aveva intimato di andarsene via, di abbandonare la zona, perché in passato aveva fatto arrestare un suo amico. Ciarelli se ne va, e minaccia: “Ti ammazzo”. E’ così che la scorsa notte un gruppo di sei o sette persone – animato da spirito di vendetta – si è diretto verso una casa nel quartiere Portanuova dove i gemelli Rigante stavano vedendo una partita con degli amici. Antonio è fuori, fuma una sigaretta, vede arrivare la banda e torna dentro. Si scatena l’inferno: urla botte e poi un colpo di pistola che raggiunge al fianco Domenico Ciarelli, forse scambiato per suo fratello. Inutile la corsa verso l’ospedale, il 24enne fa solo in tempo a dire chi ha esploso il colpo. Massimo Ciarelli, attualmente, risulta sparito. Dietro l’omicidio, però, si celano anche diverse storie di piccola criminalità. I coinvolti nella vicenda, infatti, hanno tutti alle spalle dei precedenti penali. Ciarelli, esponente di una famiglia nomade molto nota in città, è stato arrestato già nel 2005, per due volte: una per droga e una per una sparatoria. Sue tracce, comunque, si registrano anche nelle indagini sulla morte del maresciallo dei carabineri Marino Di Resta nel 1996. Rigante, invece, risulta essere soggeto a Daspo e il suo nome ha fatto capolino in indagini riguardanti lo spaccio di droga e una rapina.

In città, il clima si è surriscaldato in un attimo. Gli ultras hanno giurato a loro volta vendetta contro i nomadi. La stessa sera dell’omicidio, due molotov sono state lanciate contro la casa di Ciarelli, nel quartiere Rancitelli. Ma è solo la dichiarazione di guerra, la morte di Rigante viene usata dagli ultras per far risorgere il mai sopito odio contro la comunità nomade. Nelle redazioni dei quotidiani locali arriva un comunicato assai poco edificante in cui si annuncia che “per noi adesso è il momento del dolore, ma neanche un dolore cosi grande riesce a placare la rabbia che abbiamo dentro”. “Non possiamo permetterci di far finta di niente – si legge ancora –, non possiamo permetterci di perdere il nostro territorio: per troppi anni hanno fatto il porco comodo loro, ora li dobbiamo cacciare via tutti, ora devono sparire”. Poi, l’annuncio di una manifestazione per la giornata di sabato – con le istituzioni cittadine caldamente invitate a partecipare – e il proclama più inquietante: “Avvisiamo inoltre queste ultime di accettare il nostro invito, perché altrimenti ci vediamo costretti ad agire come sappiamo fare e come meglio ci riesce. Abbiamo un fratello da vendicare, o li fate sparire voi o ci pensiamo noi”. In città, adesso, si teme un’escalation di violenze: questa mattina si è riunito il Comitato per l’ordine pubblico e sicurezza, convocato dal prefetto e fortemente voluto anche dal sindaco, Luigi Albore Mascia. Una mossa che mira a prevenire la guerra tra ultras e nomadi. Proprio per questo, tra l’altro, da Senigallia sono scesi a Pescara alcuni uomini del Reparto mobile.

Dal canto suo, il presidente della Fondazione Romanì, Nazzareno Guarnieri, nel dissociarsi dall’omicidio compiuto da Ciarelli, ha ribadito che “generalizzare significherebbe aiutare i delinquenti”, sottolineando anche la necessità di “ribadire che la comunità rom non è delinquente”. Parole al vento, probabilmente, la rabbia monta a livelli paurosi, con il ritorno al Far West che sembra sempre più vicino.

[Fonte: E il mensile]

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