Salerno, la lettera di un ‘inceppato’: “La promozione che non ho visto”

Pubblicato: 9 maggio 2012 in Mondo Ultras
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Lettera di un tifoso salernitano pubblicata su Resport.it: “Non chiedetemi di esultare per una vittoria che non sento mia”

Tifosi salernitaniChiamatemi inceppato, se vi fa piacere. Ma non chiedetemi di esultare per una promozione che non sento mia. Perché non posso sentire come mia la vittoria di una squadra che non sia la Salernitana. E il Salerno Calcio – nonostante mille spiegazioni legali, il buon senso e la logica – non lo è. Ad un bambino a cui vengono strappati i genitori non si può chiedere di amare la famiglia da cui è stato adottato nello stesso modo, come se nulla fosse.

Chiamatemi inceppato, se non riuscite a comprendere. Ma la storia delle grandi passioni non ha compromessi. Ed il calcio – soprattutto al Sud, ancora di più a Salerno – è una storia di passione. Che non si può spiegare, razionalizzare, analizzare. La si può solo sentire. Con il cuore, la pancia, con ogni singola stilla del sangue che ti pulsa in corpo. Non c’è da chiedersi motivazioni ma solo da assaporare emozioni. Se non le senti non puoi farci niente. Non puoi sforzarti perché i sentimenti non conoscono finzioni, ipocrisie, raggiri. Ti scoprono, mettendo a nudo ciò che sei e spiattellandoti ciò che vorresti essere. Non si finge con se stessi altrimenti chi resta fregato sei tu.

Chiamatemi inceppato, perchè forse non mi rendo conto della realtà. Ma se mi guardo intorno non vedo in tanti l’entusiasmo di una vittoria annunciata. Neanche in quelle persone che, legittimamente, hanno deciso di sposare il nuovo progetto di Lotito e Mezzaroma in attesa di un ritorno che sperano vicino. Scelta giustificabile ma non per forza condivisibile.

Chiamatemi inceppato, ma non ditemi che non vengo allo stadio perchè siamo in serie D. Preferisco il granata in Eccellenza che il blaugrana in Champions. L’importante non è vincere ma sentirsi parte di qualcosa. Altrimenti avrei scelto la Juve, il Milan o l’Inter. O, meglio ancora, il vero Barcellona.

Chiamatemi inceppato, ma allo stadio non verrò neanche l’anno prossimo. Non fino a quando non sentirò il richiamo della mia storia di nuovo cucita con il filo di una tradizione che si tramanda di padre in figlio da 93 anni. Non basta l’appartenenza ad una città per tifare per una compagine piuttosto che per un’altra. Io tifo Salernitana perchè è granata, ha il cavalluccio e si chiama così. Perché la sento come qualcosa che mi appartiene e che appartiene alla mia vita. Perchéun nome, un marchio, un colore non sono dettagli da cambiare come vestiti o da cancellare con la spugna dell’incapacità e della legge.

Chiamatemi inceppato, ma di una cosa siate sicuri. Quando Lei tornerà, io sarò in prima fila. A sostenere i miei unici colori. E a gridare con quanto fiato ho in corpo la mia incomprensibile e “inceppata” passione.

UN INCEPPATO
A Salerno solo la Salernitana

[Fonte: Resport]

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