Brescia vs Varese: come volevasi dimostrare… 3

Pubblicato: 15 maggio 2012 in Mondo Ultras
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Il resoconto di Brescia-Varese ripreso dal sito dei “Brescia 1911”.

Brescia-VaresePrima – come previsto, il Brescia Calcio cerca di chiudere la stalla quando ormai i buoi sono scappati da un pezzo.

Infatti, dopo “solamente” un anno di critiche e insulti (mai come questa volta legittimi e doverosi), la società “risponde” agli “appelli” dei propri tifosi dimezzando -si fa per dire- il prezzo dei biglietti.

Azione meritoria e intelligente, almeno a prima vista; ma che dimostra ancora una volta tutta l’incoerenza, l’anacronismo, l’incapacità e -soprattutto- l’inutilità di alcuni dirigenti biancoblu, o sarebbe meglio definirli biancoazzurri, vista la loro tendenza a comportarsi da veri e propri napoletani, nel senso più dispregiativo del termine (non ce ne vogliano gli Ultras partenopei, che rispettiamo non solo per le loro battaglie contro la tessera).

E mentre i corioniani più incalliti -e frustrati- si affanneranno nel giustificare il “piccolissimo” ritardo di un’iniziativa lodevole ma -a questo punto della stagione- irrilevante, per l’ennesima volta i tifosi bresciani (in particolare quelli non tesserati, la maggioranza, per intenderci) si sentiranno ancora una volta presi per il culo.

“Non siete mai contenti”, diranno i più “irriducibili” fans del Gino & Family.

Per la verità negli ultimi dodici anni lo siamo stati pochissime volte, questo per una serie di ragioni (che solo oggi molti tifosi ci riconoscono); in particolare per le ricorrenti vigliaccate perpetrate dal Brescia Calcio nei confronti di una parte della tifoseria, riconducibile con facilità al nostro gruppo.

I due pesi e le due misure sono ormai una costante nella società in cui viviamo; e non è un caso se spesso e volentieri a prevalere o a farla franca sono di solito i furbi e i disonesti (il calcio non fa eccezione, semmai amplifica e incentiva certe cattive abitudini).

E dopo aver pagato -in questa stagione- più di trecento euro per accedere a uno stadio sì vetusto, permetteteci quantomeno di inalberarci e cantarle a chi di dovere: crediamo di essercelo noi guadagnato (semmai sono altri che dovrebbero riflettere prima di giudicare), e loro meritato.

In ogni caso, vedere la propria società martellarsi le palle a ogni piè sospinto non fa certo piacere, soprattutto se a pagare il prezzo più alto di certe logiche bestiali sono sempre i soliti noti.

Ma tant’è…

E come dicevamo nella conferenza stampa di mercoledì scorso, ancora una volta siamo rimasti soli a combattere contro certe logiche suicide, quindi facciamo fronte e prepariamoci già a un’altra stagione di sofferenze.

Durante – il risultato di oggi (Brescia 1 Varese 2) è chiaramente l’ultimo, amaro capitolo di una saga rocambolesca che ci “divertirebbe assai” se solo non ci riguardasse così da vicino.

Naturalmente, anche questa fase era stata prevista -e denunciata pubblicamente- a inizio stagione.

Una società “coerente” nelle sue scelte contraddittorie; una squadra troppo “corta” per affrontare un campionato così lungo e difficile; tanti, forse troppi giovani, caricati oltretutto di enormi responsabilità; una partita, quella col Varese, giunta in una fase calante del Brescia; un caroprezzi insulso e provocatorio; uno stadio sempre più vuoto per i motivi succitati; tutte queste componenti -e molte altre ancora- non potevano che portarci nuove delusioni condite -come volevasi dimostrare- dalle solite recriminazioni societarie.

E sebbene i ragazzi non abbiano mai mollato, dimostrando grande cuore e carattere, regalandoci -fra l’altro- degli scorci di campionato indimenticabili (uno sopra di tutti quello terminato con la vittoria sul Verona), il destino era chiaramente segnato fin dal ritiro precampionato.

Bisogna ammetterlo: a un certo punto, vedendo giocare i nostri “gnari” con una sicurezza e una lucidità fuori dal comune (merito, sia chiaro, di entrambi gli allenatori succedutisi sulla panchina del Brescia), ci siamo illusi -quasi- tutti.

Ma la speranza è stata presto spazzata via dalla triste realtà.

Sarà per un’altra volta? Forse, ma fino a quando ci saranno dirigenti così “altolocati” e “lungimiranti”, certi traguardi rimarranno sicuramente delle chimere…

P.S. E non stiamo a vivere nella speranza di una classifica che potrebbe essere presto mutata per le sentenze relative al calcio scommesse; oltre che poco sportivo sarebbe anche poco dignitoso, poiché a pagare -come sempre e più di tutti- saranno per l’ennesima volta i tifosi (di altre squadre, sì, ma pur sempre innocenti).

Noi non godiamo delle disgrazie altrui! Noi vinciamo sul campo…

Dopo – “Che sarà, che sarà, che sarà, che sarà del nostro Brescia chi lo sa…”.

Di certo, noi al Rigamonti (e probabilmente in nessun altro stadio) l’anno prossimo ci saremo, con/senza questa società del c…

Per una questione di coerenza, di Mentalità e soprattutto di dignità.

Più il tempo passa infatti, più ci rendiamo conto di essere rimasti fra i pochissimi baluardi che, oltre a fare andare il cervello, sono ancora disposti a sacrificarsi per difendere quei valori/principi/diritti/condizioni guadagnati -appunto- sul campo, che hanno caratterizzato e reso “speciale” la nostra tifoseria: Giustizia, Lealtà, Rispetto, Libertà, Solidarietà, Amicizia, Dignità, Indipendenza, sono solo alcune di queste virtù (citate naturalmente in ordine sparso).

Per non parlare di quei codici non scritti applicati dai bresciani in numerose battaglie, molte delle quali vinte, altre un po’ meno.

Leggi che sono poi diventate il “modus operandi” di tante altre grandi tifoserie, o quantomeno il motivo di serie discussioni e di profondi esami di coscienza.

Leggi ferree che pochissimi hanno avuto l’ardire di tradire o tradurre diversamente, almeno a Brescia.

Non bastano (almeno lo speriamo) pochi episodi accaduti durante alcune partite di questo campionato per “retrocedere” gli Ultras biancoblu nella categoria -sempre più affollata- degli “sfrontati”, per usare un eufemismo.

La società intorno a noi sta cambiando, e certamente non in meglio, almeno per quanto ci riguarda.

E dopo tanti anni di repressione negli stadi (repressione che ha avuto come unico risultato quello di impoverire ulteriormente le Curve di ogni città), la situazione all’interno della maggior parte dei gruppi organizzati non poteva certo essere migliore.

Ma descrivere la nostra tifoseria -o una parte di essa- come se avesse raggiunto uno stato di catarsi inversa, quindi mortificata dall’assenza di regole, di limiti e -soprattutto- di rispetto per gli avversari di turno, ci sembrerebbe quantomeno eccessivo.

Diciamo questo dopo aver ricevuto alcune mail dissacranti, frutto più che altro della malafede, della confusione e -in particolare- dell’ignoranza.

In ogni caso, pur non condividendo certe azioni abbastanza recenti, frutto del volersi mettere in mostra piuttosto che del sentirsi fortezze nei confronti di un nemico -parso a tutti- immaginario, non faremo il gioco di chi si dissocia o criminalizza; ma, piuttosto, continueremo nella diffusione di quei valori sopradescritti, con la certezza che sempre più Ultras li seguiranno.

Per quanto riguarda il resto, come già detto in altri documenti noi non siamo dei moralisti incalliti, e nemmeno degli idealisti sprovveduti e ignoranti.

Abbiamo dimostrato con i fatti che certi traguardi, per quanto ambiziosi e lontani (un tempo sicuramente impensabili), potrebbero essere facilmente raggiunti con un po’ di buona volontà, una vera unità e -naturalmente- una certa continuità da parte di tutti (se facciamo come C. & Family, cioè un giorno sul pero e l’altro sul fico, difficilmente combineremo qualcosa).

Purtroppo a Brescia manca proprio il concetto di “tutti” e -soprattutto- di “continuità”, giacché ognuno persiste imperterrito nel coltivare il proprio orticello, lasciando sempre più spazio a chi nel Brescia vede solo terra di conquista e occasione di arricchimento.

Ricordiamoci “tutti” una cosa: a Brescia non cambierà mai nulla fino a quando si terrà questo atteggiamento passivo; così, tra un po’ a C. succederanno i figli, e ai figli i nipoti, e ai nipoti un altro presidente come C. o, peggio ancora, un’altra famiglia disgraziata come quella attuale.

Mai come oggi il destino del Brescia è nelle nostre mani, quindi, per Dio!, un po’ di intraprendenza…

Domani – a proposito di stadio: come avranno capito in molti, dietro il vecchio Rigamonti si sta scatenando un’asta politica/sociale/commerciale improbabile e di difficile comprensione.

Anche in questo caso è giunto il momento di scendere in campo, di diventare protagonisti e di chiedere un tavolo di confronto fra le varie parti in causa: Istituzioni, tifosi, società, stampa.

Questo è necessario affinché tutti si prendano -finalmente- le proprie responsabilità in maniera trasparente e pubblica.

La confusione che si è creata in questi ultimi giorni infatti non fa bene a nessuno (se non ai classici speculatori/sciacalli dell’ultima ora, ovviamente); soprattutto danneggia la nostra gloriosa Leonessa, che di tutto ha bisogno fuorché di altre canaglie al seguito.

In aggiunta, il destino del tanto “decantato” Brescia Calcio S.p.A. è ormai legato a un sottile filo arrugginito, pronto a spezzarsi da un momento all’altro.

E noi siamo sempre più convinti di una cosa: nel momento stesso in cui fosse approvato un progetto di ristrutturazione del Rigamonti, un piano evidentemente lontano dalle prevedibili e poco auspicabili speculazioni edilizie/commerciali (operazioni queste che, oltre ad essere l’ultima frontiera del calcio moderno per fare quattrini a palate senza alcun rischio, sono da sempre gradite e spinte con forza dal Brescia Calcio per una chiara questione di sopravvivenza e di continuità familiare), i massimi dirigenti biancoblu (o biancoazzurri, vedi sopra) mollerebbero finalmente la presa, e questo per ovvi motivi e secondo l’equazione:

-stadio ristrutturato = nessun guadagno extra-calcistico = nuova società;

-stadio costruito ex novo (secondo i criteri coroniani) = grande guadagno extra-calcistico = nessun cambio se non in ambito familiare.

Francamente riflettiamo…

[Fonte: Ultras Brescia 1911 Ex-Curva Nord]

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