Il Mondiale dimenticato

Pubblicato: 21 maggio 2012 in Calcio
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l Mondiale del 1942 non figura in nessun libro di storia ma si giocò nella Patagonia argentina (Osvaldo Soriano, Pensare con i piedi, 1995)

Il mondiale dimenticatoNon solo alieni e stalloni nazionali (vedi Rocco Siffredi). Al Festival del cinema di Venezia, in corso in questi giorni in laguna, arriva anche il calcio. E lo fa con una storia che in pochi conoscono davvero e che qualcun altro tramanda come una leggenda, carica di grandi sentimenti e tante inesattezze. Un po’ come e dovessi raccontare l’avvistamento di un ufo, o un’impresa erotica agli amici del bar. Nello ‘Spazio aperto’ della rassegna cinematografica arriva “Il Mondiale dimenticato”, documentario di Lorenzo Garzella e Filippo Macelloni.

Si tratta del frutto di quattro anni di lavoro, di un viaggio nel tempo che riporta alla luce – anche grazie al ritrovamento di straordinari materiali filmici dell’epoca, alcuni conservati negli archivi Luce di Cinecittà – l’epica di un avvenimento fortemente voluto dal Conte di origine balcaniche Vladimir Otz, mecenate stravagante e visionario emigrato in Argentina negli anni ’30 che, in risposta agli orrori del cosiddetto mondo civilizzato, organizzò in Patagonia un vero e proprio mondiale di calcio nel 1942. Ovvero, nell’anno in cui la Fifa, come per la successiva edizione del ’46, aveva sospeso la Coppa Rimet a causa della seconda guerra mondiale.

La storia si apre con il ritrovamento di un misterioso scheletro con la macchina da presa negli scavi paleontologici di Villa El Chocon, in Argentina. Le indagini svelano che i resti umani appartengono a Guillermo Sandrini, cineoperatore argentino di origini italiane, ex fotografo di matrimoni e inventore per hobby, ingaggiato per filmare il Mundial in modo memorabile e rivoluzionario, sulle orme delle sperimentazioni formali e tecnologiche di Leni Riefensthal (che si dice avesse rifiutato l’incarico). La bobina contenuta nella macchina da presa di Sandrini promette di svelare la verità sul risultato della finale del Mundial dimenticato.

Girato tra Argentina, Inghilterra, Germania, Italia e Brasile, il film è un racconto corale condotto nello stile di un documentario classico. Il più esperto ricercatore del Mundial 1942, il giornalista argentino Sergio Levinsky fa da guida in un’inchiesta che attraversa l’America Latina e l’Europa, fino agli archivi di Cinecittà Luce di Roma, dove sono stati trovati alcune delle sequenze più significative della delicata ricostruzione. Le suggestioni di immagini d’archivio inedite e spettacolari e di una ricca documentazione (fotografie, giornali locali, lettere, diari privati) si alternano a numerose interviste che coinvolgono i pochi testimoni viventi delle vicende e personalità della cultura e del calcio (Gary Lineker, Joao Havelange, Darwin Pastorin, Pierre Lanfranchi, Osvaldo Bayer, Victor Hugo Morales.

Quel Mondiale, caratterizzato non solo dalla partecipazione di giocatori non professionisti (operai, minatori, scavatori, ingegneri, militari, pescatori, esiliati e rivoluzionari in fuga), vide l’arbitraggio ‘con pistola’ di personaggi che meriterebbero una letteratura a parte. Il conte Otz assoldò addirittura William Brad Cassidy, figlio del più celebre Butch, che proprio come il padre dopo aver rapinato banche e assaltato treni, collezionando taglie in 5 diversi paesi dell’unione, si rifugiò in Patagonia. Ma la Coppa di Patagonia ’42 fu anche anticipatrice della storica Italia-Germania del ’70, anche se l’esito fu differente: 3 a 2 per i teutonici grazie ad un arbitraggio che, ancora oggi, il terzino destro Antonio Battilocchi – allora operaio alla diga che poi l’alluvione spazzò via – definisce ‘scandaloso’. Mai riconosciuto dalla Fifa, ora el Mundial olvidado riemerge. Grazie alla grande macchina dei sogni.

[Fonte: Viva la Fifa]

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