Le big in profondo rosso

Pubblicato: 31 maggio 2012 in Calcio
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Vale ancora la pena spendere nel calcio? Si domandava Della Valle tirando in ballo strumentalmente gli ultras e la solita tiritera della violenza. Beh, guardando i conti del calcio italiano è chiaro che se non vale più la pena investire nel calcio è per l’alta voracità di chi ci gravita intorno, non già di chi lo finanzia e quantomeno si incazza se poi viene preso per i fondelli…

Vince il Chievo. Undici anni dopo essere approdato alla serie A del calcio, il club veronese guida la classifica virtuosa dei costi per ogni punto conquistato. Ultime Inter e Milan.

Per ogni punto conquistato nell’ultimo campionato (ne ha fatti 49) il Chievo ha speso 722mila euro. Il Catania è secondo, 756mila euro a punto. Terzo il Bologna, 865mila euro. Queste squadre conquisterebbero il diritto a giocare la Champions League dei virtuosi dei conti.
L’Inter, ultima in questa graduatoria, ha speso poco più di cinque milioni per ogni punto, ne ha fatti 58. Il Milan, secondo in campo ma penultimo in questa classifica, ha speso quattro milioni e 111mila euro. Terzultima la Roma, con poco più di tre milioni spesi per ogni punto. Per queste tre scatterebbe la retrocessione.

La Juventus, tornata a vincere lo scudetto sei anni dopo le vergogne di Calciopoli, ma di nuovo attraversata dai brividi per le indagini dello scandalo scommesse su Antonio Conte riferite a quando allenava il Siena in B, è quart’ultima nella graduatoria dei costi riferiti alle prestazioni: due milioni e 362mila euro spesi per ogni punto.

È una classifica sostanzialmente rovesciata, rispetto a quella del campo (scommesse permettendo), la graduatoria elaborata dal Sole 24 Ore. Sono stati utilizzati dati molto semplici: i costi della produzione dichiarati nei bilanci dai club di serie A divisi per i punti conquistati (con una semplificazione, i punti sono dell’ultimo campioanto, i bilanci dell’anno precedente). Sono inclusi tutti i costi di gestione, eccetto quelli finanziari (interessi sui debiti) e oneri straordinari. Qualcuno potrebbe definirla una cassifica lunare, così lontana dai valori espressi in campo. E in effetti lo è, come è lunare un mondo di scialacquatori che continua a spendere più di quanto incassi.

Nell’ultima stagione per la quale sono disponibili i bilanci, il campionato 2010-2011 (vinto dal Milan), la serie A nell’aggregato delle 20 squadre ha accumulato 300 milioni di perdite nette, circa il 18% dei ricavi escluse le plusvalenze, che sono stati pari a 1.652 milioni, secondo lo studio «Report Calcio 2012», elaborato dalla PriceWaterhouseCoopers (Pwc) insieme all’Arel e alla Figc.

Il buco della massima serie in realtà è più profondo, perché le perdite sono state contenute attraverso le plusvalenze del calciomercato, pari a 348,5 milioni. Spesso le plusvalenze sono realizzate con operazioni tra squadre della stessa serie A, esclusi i pochi casi di cessioni all’estero, quindi in un ideale bilancio consolidato della serie A questi guadagni straordinari andrebbero sommati alle perdite nette dichiarate nei bilanci. Si potrebbe pertanto affermare che il rosso effettivo della massima serie è di 648 milioni di euro, cifra composta dai 300 milioni di perdite nette aggregate dei bilanci dei 20 club più i 348 milioni di plusvalenze.

Questo vale per la stagione 2010-2011. Dell’ultima stagione sportiva non conosciamo ancora i conti, i bilanci chiudono al 30 giugno prossimo per la quasi totalità dei club. Alcune squadre seguono l’anno solare e complicano un po’ l’analisi: è stato il Milan ad inaugurare questa deroga alla data del 30 giugno spostando la data di chiusura del bilancio al 31 dicembre quando Adriano Galliani era presidente della Lega e Silvio Berlusconi presidente del Consiglio, quindi imitato dalla Fiorentina di Diego Della Valle, dal Genoa di Enrico Preziosi, dal Torino di Urbano Cairo che ha appena riconquistato la serie A e altri.

Il calcio ha bisogno di più trasparenza. Questa si migliora anche ristabilendo una data uguale per tutti per chiudere i bilanci. Come andrebbe anche stabilito l’obbligo di rendere più tempestive le comunicazioni sui conti. Se si eccettuano le tre squadre quotate in Borsa (Juventus, Roma e Lazio, quest’ultima l’unica ieri colpita da un ribasso delle quotazioni, -4,28% a 0,34 euro), i rendiconti sono disponibili al pubblico nell’archivio Infocamere-Cerved per molte squadre solo dopo sei-otto mesi dalla fine dell’esercizio.

La graduatoria elaborata dal Sole 24 Ore sui costi per ogni punto non tiene conto del volume dei ricavi, quindi al virtuosismo del Chievo nei costi rispetto ai risultati non corrisponde il miglior bilancio in assoluto. Il piccolo club veronese ha dichiarato 35,9 milioni di euro di ricavi al netto di plusvalenze e una perdita di circa 300mila euro al 30 giugno 2011.
Nella stagione 2010-2011 solo otto club in serie A avevano il bilancio in attivo. I conti migliori sono quelli di As Bari (14,2 milioni) retrocessa in B, Ss Lazio (quasi 10 milioni) e Us Palermo (7,8 milioni), quindi Catania (6,4 milioni) e Napoli (4,2 milioni): l’utile deriva però da plusvalenze per cessione di calciatori, non dal contenimento delle spese entro la soglia dei ricavi. L’80% circa della perdita complessiva della serie A è stata causata da tre squadre, Juventus con il peggior bilancio della sua storia (95,4 milioni di perdita), Inter (83,1) e Milan (69,8).

[Fonte: Il Sole 24 ore]

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