Archivio per giugno, 2012

Simpatico il modo in cui si prendono a pretestoo gli scontri ad Euro2012 per riabilitare la polizia italiana rispetto alla quale quella polacca/ucraina “interviene in maniera più soft” come tutti noi vediamo domenicalmente o come ricorderemo nell’intervento in guanti bianchi alla Diaz che valse il riconoscimento di “macelleria messicana”, l’anticamera del nobel della pace. Il sistema giudiziario nell’Est mai metterebbe sotto processo un poliziotto che ha usato il manganello al contrario, eh!, pensa che in Italia se invece organizzi una mattanza e produci false prove e false testimonianze, addirittura ti promuovono sottosegretario al Ministero dell’Interno. Vabbe’, parliamo sulla base conoscitiva fondata sul nulla…

Il problema della violenza negli stadi è sempre presente e riappare prepotentemente durante queste competizioni internazionali in quanto vetrina privilegiata di chi vuole apparire.

Dietro Euro 2012 si nascondono diversi pericoli in tema di hooligans, proviamo ad analizzarli.

Innanzitutto Euro 2012 arriva in un momento di forte crisi economica internazionale che ha acuito anche tensioni fra diverse nazioni Europee (vedi ad esempio le posizioni prese dalla Germani contro l’Ucraina, o il sentimento dei Greci verso i tedeschi etc.). Poi c’e’ da considerare che in questa competizione sono presenti le tifoserie dell’Est Europa, sinora praticamente sconosciute in quanto nelle precedenti competizioni potevano partecipare solo i tifosi abbienti di Polonia, Ucraina e Russia.

E’ proprio tra queste tifoserie che si annidano i pericoli maggiori per Euro 2012. Tra Polacchi e Russi e tra Ucraini dell’ovest e Russi esiste un forte sentimento di rivalità, quasi di odio che è già sfociato sin dalle prime battute in tafferugli sparsi. Una rivalità che poco a che vedere con il fatto sportivo e semmai deve essere ricercata nella trascorsa occupazione comunista di questi Stati.

Altro elemento da tenere in considerazione è la forte caratteristica nazionale e nazionalistica che hanno queste tifoserie, cosa che ad esempio non connatura la tifoseria Italiana, che vede la sua massima espressione del movimento Ultras per le squdre di club  (nella vecchia Europa forse solo gli Inglesi hanno un movimento Ultras legato alla nazionale di calcio).

Anche le modalità di scontro sono diverse da quelle conosciute in Italia, dove i tifosi si affrontano in grandi schieramenti, spesso armati di bastoni e oggetti contundenti, con una organizzazione e gerarchia chiara quasi di stile militare. Ad Est gli Ultras spesso si danno appuntamento in luoghi in campo aperto presentandosi a torso nudo ed utilizzando solo il proprio fisico per lo scontro, vince chi resta in piedi.

In questi incontri di box improvvisati (senza regole) l’indice di violenza è molto elevato e causa anche dell’alto tasso alcolemico dei partecipanti, qualsiasi barriera etica viene abbattuta, l’unico risultato da ottenere è demolire l’avversario.

Discorso a parte per la Polizia. Come in qualsiasi paese dell’Est la Polizia interviene in maniera meno soft ad esempio della Polizia Italiana, il sistema giudiziario mai si immaginerebbe di mettere sotto processo un Poliziotto che durante una carica abbia ecceduto nell’uso del manganello. Abbiamo visto alcuni momenti della preparazione della Polizia Ucraina (i temuti Berkut) per Euro 2012 e ne siamo rimasti inpressionati (abituati all’intervento della Polizia Italiana). Manganelli con anima via, fucili con proiettili di gomma, teaser elettrici, gas urticanti, ed una buona dose di violenza simile a quella degli Ultras.

La speranza è che durante la manifestazione non si renda necessario l’intervento dei Berkut, non tanto per le tifoserie di Polonia,Russia e Ucraina (che conoscendo le modalità di intervento tendono subito a calmarsi alla loro vista) ma per le tifoserie Inglese e Tedesche non abituate a questo tipo ingaggio.

Sul nostro sito l’articolo con i Video che descrivono e documentano quanto qui trattato.

[Fonte: Fast Popularity]

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56 arresti e dieci feriti. Contro la Russia era già stato aperto un procedimento dall’Uefa, per gli scontri andati in scena quattro giorni fa, prima della sfida con la Repubblica Ceca

Varsavia, 12 giugno 2012 – Purtroppo era già stato pronosticato. Violenti scontri tra tifosi russi e polacchi sono andati in scena questo pomeriggio davanti allo stadio di Varsavia. A sedare gli animi è dovuta intervenire la polizia.

Gruppi di hooligan polacchi, alcuni mascherati, hanno lanciato petardi e fumogeni contro il corteo, come riferito da una tv locale che trasmette in diretta le immagini della marcia. Poco dopo sono intervenute le forze dell’ordine che hanno riportato la calma e diviso i due gruppi di teppisti. Un giornalista della tv ha informato che la polizia ha usato pallottole di gomma contro i teppisti polacchi.

Questa sera, alle 20.45 è in programma la partita del girone A, tra Russia e Polonia, forse la più a rischio degli Europei vista la storica inimicizia tra le due tifoserie. Contro la Russia, tra l’altro, era già stato aperto un procedimento dall’Uefa, per gli scontri prima della sfida con la Repubblica Ceca.

GLI ARRESTI –  Il bilancio è di 56 persone arrestate e altre 10  rimaste ferite a Varsavia negli scontri tra tifosi polacchi e russi.

[Fonte: Quotidiano Nazionale]

Da “Spy Calcio” di Repubblica un’escursione del tutto sballata sui fatti di Molassana dove i “sampdoriani erano reduci da Varese” mentre in realtà a Varese non ci sono mai andati, passando per il ricordo della morte di “Renzo Spagnolo” (?). Se la tua materia forte è gli Interni, parla degli Interni: l’argomento ultras, per quanto contiguo, sfora in altri campi e sarebbe opportuno trattarlo con maggiore cautela per non scrivere cose del tutto false.

Tifosi dorianiPer festeggiare il pronto ritorno in serie A della Sampdoria, un gruppo di tifosi non ha trovato di meglio che ingaggiare una rissa nella notte per strada. Secondo le prime notizie, avrebbero avuto la peggio cinque sostenitori blucerchiati, e tre sarebbero in gravi condizioni. Sette i denunciati. I sampdoriani erano reduci da Varese dove la partita era stata gestita nel migliore dei modi, senza alcun incidente. Ma quello che è successo nella notte è davvero pessimo segnale in una città, Genova, dove il problema della violenza nel calcio resta all’ordine del giorno. Troppi gli episodi inquietanti, e frutto-in qualche caso-anche di una scarsa organizzazione sul territorio e di troppe omertà: le gesta degli ultrà serbi, guidati da Ivan Il Terribile; l’agguato di alcuni genoani ai bus dei milanisti la scorsa stagione (e si sperava che i rancori per la morte di Renzo Spagnolo fossero stati finalmente dimenticati) ; la sospensione il 22 aprile scorso di Genoa-Siena, con il ricatto degli ultrà genoani ai calciatori (il famoso “toglietevi la maglia…” che ha fatto il giro del mondo). Risultato: cento Daspo, cento tifosi del Genoa che per qualche anno (minimo tre) non potranno più mettere piede a Marassi. Ma ecco le risse per strada, come l’altra sera in Val Bisagno. C’è allarme per la prossima stagione: la questura di Genova, soprattutto il 22 aprile, ha dato esempio di scarsa capacità nel gestire l’emergenza e l’ordine pubblico, e certi provvedimenti, vedi appunto i Daspo, sono stati tardivi. Ci auguriamo che qualcosa possa cambiare in vista della prossima stagione: al Viminale sanno che il problema-Genova esiste. Ci sono ancora troppe cose da chiarire: la procura di Cremona, che ha svelato l’ultimo (per ora) scandalo delle scommesse, ha fortissimi sospetti su un derby genoano, quello che mandò in B la Samp. Pare, a sentire il procuratore capo Di Martino, che ci sia qualcosa di sconvolgente. Siamo in attesa di sapere. Inoltre si aspetta sempre di conoscere da Stefano Palazzi che fine ha fatto l’inchiesta su Genoa-Siena (fra poco sono passati due mesi): che tipo di rapporti ci sono fra alcuni tifosi e i calciatori, e/o la società? Bisogna fare chiarezza, prima che inizi la prossima stagione.

Altro capitolo. L’Osservatorio del Viminale, nella sua ultima riunione, il 30 maggio, ha parlato di nuovo del progetto dell’albo degli striscioni, che ai tifosi però non piace per nulla. Ecco cosa è stato deciso: “I responsabili dei GOS, prima dell’inizio della stagione sportiva 2012-2013, avranno cura di inviare all’Osservatorio l’elenco e le fotografie degli striscioni autorizzati in via definitiva per tutta la stagione negli impianti sportivi di competenza; l’elenco sarà reso disponibile nell’apposita area del sito dell’Osservatorio. La consultazione di tale elenco consentirà di evitare che, in occasione delle trasferte, debba essere attivata, ogni volta, la procedura autorizzatoria – che impegna sia i richiedenti che i GOS  –  trattandosi di striscioni già valutati ed approvati sia nei contenuti che nel materiale di costruzione che nelle dimensioni”. Inoltre “al fine di snellire le procedure, il tifoso che intende portare in trasferta uno striscione già regolarmente autorizzato per tutta la stagione sportiva nel proprio impianto, ne darà comunicazione alla società sportiva che organizza l’evento entro le ore 19,00 del giorno antecedente la gara. La società sportiva trasmetterà senza ritardo la comunicazione al responsabile del GOS per il prescritto parere, che deve intendersi acquisito qualora lo striscione sia presente effettivamente nell’albo degli striscioni e non vi siano motivi ostativi connessi alla conformazione dell’impianto. Ciascuna società sportiva avrà cura di informare la tifoseria ospite circa le modalità di tempo e di luogo per l’apposizione degli striscioni”. In pratica, all’inizio della stagione ci sarà un elenco con gli striscioni consentiti e quelli proibiti: ma così, secondo noi, si limita fortemente la fantasia dei tifosi. Il sale del calcio è lo sfottò: vero che anni fa negli stadi italiani si vedevano cose vergognose, che hanno fatto il giro d’Europa. Insulti razzisti, svatistiche, croci celtiche, eccetera. Ora non ci sono più: ma con queste limitazioni burocratiche, in attesa di sapere quali saranno sono gli striscioni consentiti, tanto varrebbe abolirli. Solo le sciarpe e le bandiere e le maglie del club del cuore. Come succede all’estero. E’ un’idea. Così, con l’albo degli striscioni, non si va da nessuna parte. Che ne pensano i tifosi.

Lega Pro: fra crisi e processi, soltanto 60 club?
Da novanta a settantasette la stagione che si sta chiudendo, ma quanti saranno i club di Lega Pro il prossimo anno? Presto per dirlo, bisognerà aspettare almeno fine mese quando ci saranno le iscrizioni: l’obiettivo dichiarato di Mario Macalli è di arrivare a sessanta club, divisi in tre gironi, e chissà che le crisi non lo aiuti a raggiungerlo già nella prossima stagione. I ripescaggi, come si sa, sono bloccati e la situazione della Lega Pro, ex serie C, è drammatica: le banche non prestano più denaro, molti presidenti-imprenditori hanno difficoltà nel reperire la fidejussione indispensabile per iscriversi al campionato. Non parliamo poi di quelli che, appena iscritti, non pagano più gli stipendi… E alla crisi si aggiunge anche la situazione del calcioscommesse: per il Piacenza, ad esempio, Palazzi ha chiesto 19 punti di penalizzazione ma il Piacenza è fallito e due aste sono andate già deserte. Chi lo compra in queste condizioni? L’AlbinoLeffe, appena retrocesso dalla B, ha tutta la buona volontà di iscriversi in Prima Divisione ma con 27 punti di penalizzazione come fa? L’unica è sperare in un taglio della Disciplinare. A queste altre se ne potrebbero aggiungere dal processo-ter. In situazione difficile, se non drammatica, restano intanto molti club, pur non coinvolti nel calcioscommesse: Pergocrema, Taranto, Sorrento, Andria, Barletta, eccetera. In ballo anche la serie B: ora i club sono 22, ma la prossima stagione potrebbero scendere a venti. Tutto dipende dai processi. Intanto, entro giugno (forse il 20) consiglio federale della Figc: tanti gli argomenti “caldi”.

[Fonte: Spy Calcio]

Capitan Blaszczykowski risponde alla rete del capocannoniere Dzagoev. Polacchi costretti a battere i cechi. Alta tensione tra le tifoserie, con scontri prima e dopo il match

Scontri tra tifoserie – Come si temeva alla vigilia, prima della partita c’è stato un confronto violento tra tifosi polacchi e russi. La polizia polacca ha disperso una marcia di migliaia di tifosi russi diretti verso lo stadio di Varsavia. Dopo reciproche provocazioni tra le due tifoserie nei pressi del fiume Vistola, a scaldare gli animi è stato il lancio di pietre e razzi alla polizia da parte di un gruppo di supporter russi.
La polizia ha lanciato fumogeni e invitato le persone ad allontanarsi mentre i tifosi polacchi provocavano i russi con cori come “Russia puttana” e “Colpisci l’immondizia rossa con un martello, con una falce”. I rapporti tra Polonia e Russia sono molto tesi dal giorno dell’incidente aereo di due anni fa in Russia, che causò la morte del presidente polacco e di altre 95 persone.
Anche durante il match gli hooligans hanno tentato di invadere la Fan Zone nel centro della città lanciando  bottiglie e petardi contro la polizia. I reparti celeri della Polizia locale hanno risposto con i mezzi adatti usando pallottole di gomma e gas al pepe. La polizia ha informato intanto che dopo gli incidenti del pomeriggio il numero dei fermati è salito a 100 persone. Degli 11 feriti otto sono polacchi, due russi e un tedesco. Fra i polacchi  feriti vi è un poliziotto, ricoverato in ospedale.

[Fonte: Sky]

I russi sprecano, i polacchi pareggiano 1-1 con il cuore. Scontri tra hooligan a Varsavia: 100 arresti e decine di feriti.

 

VARSAVIA – Grinta e cuore nel giorno della Festa nazionale russa aiutano la Polonia a restare in piena corsa per la qualificazione. I verdetti nel girone A sono rinviati a sabato: ai padroni di casa basterà battere la Repubblica Ceca per approdare ai quarti. Compito più facile per la Russia contro il fanalino di coda Grecia.

VIOLENZA HOOLIGAN. La gara più attesa dai 50mila che assiepano lo stadio di Varsavia ha un contorno di violenza, frutto degli scontri che per tutto il pomeriggio e anche nel post-partita hanno caratterizzato l’incontro. Gruppi di hooligan delle due fazioni sono venuti a contatto creando scompiglio nel centro della città. Al termine della giornata i numeri parlano di quasi 100 arresti e di numerosi feriti.

[Fonte: Tg1]

Inseguirono i cronisti campani dopo la partita e provocarono un incidente stradale in centro

 

Incidenti Brindisi-CasertanaBRINDISI – Erano in sette e aggredirono alcuni giornalisti casertani, poco prima della gara di serie D che stava per tenersi a Brindisi. Si tratta di tifosi brindisini ai quali è stato notificato dagli agenti della Digos un avviso di conclusione delle indagini. Uno di loro si trova in carcere per altre ragioni. L’identificazione degli ultras che provocarono un incidente stradale è stata possibile grazie all’impianto di videosorveglianza installato per le strade della città. Nei fotogrammi si notano distintamente le autovetture (una Lancia Lybra e una Fiat Punto) e le targhe, oltre al capello da cow-boy indossato da uno dei conducenti delle auto. Per quei fatti, che risalgono all’11 dicembre scorso – ha riferito il capo della Digos di Brindisi, Vincenzo Zingaro – saranno emessi, a carico degli indagati, divieti di partecipazione alle manifestazioni sportive fino a cinque anni.

LA RICOSTRUZIONE – A margine dell’incontro sportivo Brindisi – Casertana si verificò, nelle vie adiacenti lo stadio comunale, un incidente stradale. Coinvolte due autovetture di cui una proveniente dalla provincia di Caserta. Dai rilievi effettuati dalla polizia municipale di Brindisi emergeva che la Lancia Lybra condotta dai giornalisti provenienti da Caserta aveva causato l’incidente stradale impegnando l’incrocio nonostante il semaforo rosso tra via Duca degli Abruzzi e via Medaglie D’oro. Si è poi appurato, invece, che c’era stato un inseguimento e che il guidatore della Punto aveva sterzato improvvisamente, costringendo il giornalista al volante dell’altra autovettura a sterzare bruscamente. Era stato tutto programmato, insomma. Gli investigatori, dopo settimane di attività investigativa effettuata con metodi tradizionali, cioè con l’ascolto delle persone coinvolte e dei testimoni, ma anche con l’ausilio delle immagini registrate dalla telecamere, hanno potuto accertare che quell’incidente era pilotato. I componenti della tifoseria brindisina ora rischiano il processo.

Roberta Grassi

[Fonte: Corriere del Mezzogiorno]

Un testimone squarcia il velo d’omertà che avvolge l’episodio. La polizia certa di avere già identificato i responsabili, tutti già colpiti da Daspo dopo Genoa-Siena

MolassanaSPUNTA un supertestimone nell’indagine sul commando genoano che sabato scorso ha quasi ammazzato a coltellate tre tifosi della Sampdoria in via Geirato. Un luce che filtra nel muro di omertà e che ha permesso di incastrare alcuni tasselli. La Squadra Mobile punta il mirino su otto tifosi. Hanno tra i 20 e 25 anni, sono vecchie conoscenze perché già identificati e colpiti da Daspo dopo la scellerata protesta della partita con il Siena. Il paradosso, è che non può andarli a prendere, perché ci vuole di più di una testimonianza per fare scattare le manette.

Un confidente che sussurra la strada da seguire, non basta per incastrarli. Servono prove. Denunce di chi è stato massacrato. Di loro, si sa che sono “cani sciolti”, senza una sede, che non fanno parte della tifoseria ufficiale. Ragazzi violenti,
cacciati dai “capi” storici perché non vanno allo stadio per la squadra, ma solo per cercare la rissa. “Alcuni erano stati identificati per gli scontri a Marassi del 2 dicembre dell’anno scorso”, rivela un inquirente. Una parte della frangia estrema, secondo la polizia, era stata coinvolta nei tafferugli con i tifosi del Milan.

A metà gennaio erano seguite perquisizioni a raffica della Digos e in un’abitazione di un tifoso era saltata fuori una penna lanciarazzi, in grado di sparare petardi e bombe carta fino a settanta metri di distanza. Erano stati trovati anche articoli pirici che possono essere venduti solo ai possessori di porto d’arma. Su di loro erano caduti anche i sospetti sull’agguato teso lo scorso 13 dicembre al pullman dei tifosi dell’Inter, ma le indagini non hanno mai portato a nulla. I tifosi ad aprile del 2009 erano stati tirati in ballo anche per una mega scazzottata con i rivali blucerchiati in via Montaldo, “pizzicati” a dipingere la scalinata con i loro colori.

In queste settimane il gruppo era in particolare fermento per via della possibile promozione in seria A della Samp. Tra alcuni genoani che bazzicano tra Molassana, Marassi e Struppa, c’era stato un battibecco con i rivali. L’agguato di sabato, non pare proprio un’azione improvvisata, ma qualcosa di organizzato, secondo la polizia. I genoani si sono presentati davanti all’Irish Clan di via Geirato armati fino ai denti. Hanno accoltellato tre ragazzi, altri due sono rimasti solo leggermente feriti. Poi la fuga, a piedi. Le telecamere di tre esercizi commerciali puntate all’angolo con via Molassana, hanno filmato qualcosa. Sono immagini poco nitide, lontane, in cui si vedono alcune persone che scappano. Dopo alcuni minuti, riprendono le ambulanze del 118, la volanti della Questura. Gli investigatori ne hanno altre due da controllare E queste potrebbero regalare una svolta decisiva alle indagini per duplice tentato omicidio e lesioni gravissime. I tre feriti sono ancora ricoverati al San Martino, ma le loro condizioni stanno migliorando. per uno è stato anche scongiurato un intervento al fegato. Nei prossimi giorni verranno interrogati, “con la speranza che intendano collaborare”.

“Non c’è stato alcun scontro o rissa, siamo stati vittime di una vile aggressione”, precisano i rappresentanti del club Irish Clan. Appena conclusa la partita, alcuni di noi, compresi ragazze e ragazzi molto giovani, stavano festeggiando davanti alla sede, quando sono stati improvvisamente e vigliaccamente aggrediti da alcuni personaggi armati con spray al peperoncino e coltelli ed è nato un parapiglia. Questo è quanto accaduto. Ogni altra descrizione dei fatti è falsa e strumentale. A tal proposito sottolineiamo che si è trattato di un’azione infame che nulla ha a che vedere con le dinamiche del mondo ultras: invitiamo quindi tutti a non strumentalizzare la vicenda in questo senso”.

In serata, anche il gruppo Ideale Ultras ha voluto precisare che non c’entra nulla con i fatti di Molassana. “Il gruppo non ha organizzato alcuna “spedizione”, infamanti episodi come questo non fanno parte del nostro ideale. Auguriamo una pronta guarigione per i ragazzi colpiti da un gesto così folle”.

[Fonte: Repubblica]