La Serie A e la vergogna degli stadi italiani

Pubblicato: 31 agosto 2012 in Calcio
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Il presidente della Lega Beretta: “Il nostro campionato resta appetibile nel mondo”. Poi per Cagliari-Atalanta non si trova uno stadio idoneo. Vergogna. [Xavier Jacobelli]

BerettaIn un’interessante intervista rilasciata all’emittente romana Radio Manà Manà, il presidente della Lega di serie A, Maurizio Beretta, dimissionario dal marzo 2011, ha testualmente dichiarato: “Il nostro campionato resta appetibile in tutto il mondo grazie al suo equilibro e alla qualità dei rispettivi club.

«Gli stadi? Sono un capitolo determinante, visti gli introiti che potrebbero garantire gli impianti di proprietà. Inoltre lo stadio non sarà solamente un impianto utilizzato per le partite in programma, bensì una vera e propria cittadella dello sport dove ogni tifoso potrà usufruire di qualsiasi tipo di servizio».

«La Supercoppa a Pechino? Sono consapevole che da un lato ci sono meccanismi problematici che possono impattare sulla preparazione pre campionato dovuta ai lunghi viaggi, dall’altra pero ci sono grandissime opportunità di carattere promozionale e commerciale».

Tutto bello, tutto splendido, tutto fantastico. Si fa per dire. La stessa Lega che pomposamente porta la Supercoppa a Pechino, alla faccia dei tifosi di Juve e Napoli (e, per carità di patria, non riparliamo di quanto è accaduto al Nido d’Uccello l’11 agosto scorso), alle ore 19.32 del 28 agosto 2012 non ha ancora comunicato se e dove si giocherà la partita Cagliari-Atalanta, valida per la seconda giornata del torneo di serie A 2012-2013.

Con tanti saluti al Cagliari, all’Atalanta, alla regolarità del campionato appena iniziato e, soprattutto, ai sostenitori delle due squadre, ostaggi di una situazione che non sta nè in cielo nè in terra ed è indegna anche di un torneo dopolavoristico.

E’ normale tutto questo in un campionato che “resta appetibile in tutto il mondo grazie al suo equilibro e alla qualità dei rispettivi club”?

No che non è normale. Ma l’importante è fare finta di nulla, tanto di mezzo ci sono Cagliari e Atalanta, mica i grandi club che comandano in Via Rosellini dove si registra una vacanza di poteri che neanche le tartarughe delle Galapagos sopporterebbero.

Come puntualmente documentano i colleghi di unionesarda.it, il Cagliari ha addirittura sospeso la campagna abbonamenti non avendo ottenuto l’agibilità dell’impianto di Quartu.

Dove si giocherà la partita con l’Atalanta, al momento non lo sa nessuno. Si paventa persino un rinvio per assenza di stadio alternativo, il che costituirebbe un record mondiale difficlmente eguagliabile visto che siamo soltanto alla seconda di campionato. E Trieste, direte voi? Trieste aspetta di sapere che cosa succederà in Sardegna. Sarebbe meglio dirlo subito alle autorità giuliane: fra le altre cose, domenica sera, nel Palasport vicino al Nereo Rocco, la nazionale italiana di basket affronterà la Repubblica Ceca.

Checchè ne dica il presidente dimissionario della Lega di serie A, la grottesca vicenda di Cagliari-Atalanta riassume efficacemente lo stato di grazia del calcio italiano, Anno Domini 2012: l’importante è incassare i diritti tv, spezzettare i calendari, tenersi i troppi stadi fatiscenti del Belpaese, imporre la tessera del tifoso e chissenefrega dei tifosi.

Poi c’è ancora chi si domanda perchè gli arabi o i russi non vengano ad investire da noi. Basta che telefonino a Beretta. Glielo spiega lui.

[Fonte: Globalist]

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