Archivio per la categoria ‘Fuori campo’

Il popolo juventino scarica il suo presidente, che ha riportato i bianconeri al vertice del calcio italiano, chiamandolo “rampollo viziato”. La notizia, che di per sé ha del clamoroso e rovina il clima festoso che si respirava dalla conquista dello scudetto 2012, è dovuta al mancato rinnovo della bandiera Alessandro Del Piero, che Agnelli – secondo gli ultras juventini – non sarebbe stato trattato con il dovuto rispetto.

Ecco il comunicato emesso dalla tifoseria bianconera nei confronti della società, nella sua versione integrale:

“I mittenti di questa comunicazione sono tutti i tifosi bianconeri (e Vi assicuriamo che sono numerosissimi) delusi dal trattamento che il presidente Andrea Agnelli ha riservato al Nostro Capitano Alessandro Del Piero. Alessandro Del Piero, dopo tutto ciò che ha fatto per la Juventus, contribuendo alle vittorie e partecipando alle sconfitte degli ultimi 19 anni, non merita assolutamente di essere trattato così e, siccome la proprietà è invasa da tizi che pensano solo al tornaconto economico e hanno prese d’orgoglio irrazionali e immotivate, noi tifosi bianconeri ci sentiamo in dovere di prendere in mano la cosa e di lottare per i nostri ideali e per la dignità del Nostro Capitano. Alessandro Del Piero è patrimonio della Juventus e di tutto il panorama del calcio mondiale ed ha dimostrato come sempre di essere ancora utile alla causa bianconera. Il trattamento riservato da Agnelli, altro non è che una madornale e irrazionale mancanza di rispetto verso le persone che amano Del Piero e verso il sig. Del Piero stesso. Con questa lettera intendiamo comunicarVi la volontà di noi tifosi bianconeri di CONTESTARE la proprietà della Juventus F.C. S.p.A. e di conseguenza attuare un piano che prevede:
1) Contestazioni in Corso Galileo Ferraris, la sede della Juventus F.C. S.p.A
2) Contestazioni presso lo Juventus Stadium e presso gli appositi store aperti tutta la settimana
3) Mancato rinnovo degli abbonamenti per la stagione calcistica 2012/2013 con mancati ricavi per la Juventus F.C. S.p.A. di milioni e milioni di euro
4) Sit-in presso al sede della Juventus F.C.S.p.A
5) Invio di lettere, petizioni e proteste presso gli appositi indirizzi e-mail della società e molto altro…

Noi tifosi bianconeri vogliamo RISPETTO per la nostra amata bandiera e vogliamo che sia lui e nessun altro a decidere sul suo futuro. Il Sig. Del Piero ha più volte fatto capire di voler rimanere alla Juventus e addirittura il Sig. Agnelli potrebbe tenerlo gratis, vista la possibilità di far passare il suo premio bonus per lo scudetto di questa stagione (2 mln di euro), come ingaggio della prossima stagione. Abbiamo scritto questa lettera a voi testate giornalistiche perché vogliamo considerazione dalla stampa e vogliamo invitarvi a parlare della cosa sui vostri giornali per così proseguire una storia che non ha nessun diritto di chiudersi per le pretese e l’orgoglio di un rampollo viziato. Ringraziando per la lettura, Vi porgiamo cordiali saluti I tifosi della Juventus FC S.p.A”.

16 maggio 2012
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Le notizie relative allo stato di detenzione di Juliia Timoshenko ed il massacro dei cani per rendere più “confortevole” l’ambiente ai turisti che assisteranno ai prossimi europei di calcio hanno suscitato una grande indignazione e, addirittura, la proposta di boicottare l’importante competizione sportiva.

 

Non sappiamo come finirà, ma è certamente una bella notizia: la possibilità di influenzare e contrastare, tutti insieme, le forme di violenza e di prepotenza, restituendo il giusto spirito e contesto alle competizioni sportive, è una consapevolezza che cresce e che può essere di grande forza.

Mi chiedo, però, perché non sia accaduto altrettanto (e non accada per il futuro)per la questione del Tibet (la Cina ha ospitato le Olipiadi nel 2008). Credo che ormai sia da molte parti testimoniato che in Tibet sia in corso un vero e proprio genocidio culturale, in cui persone semplicemente dedite alla meditazione ed alla preghiera – i molti monaci che vivono nei ministeri – sono talmente maltrattati e portati alla disperazione dalle autorità cinesi che, pur di sollevare l’attenzione sul problema, si immolano dandosi fuoco.
È già successo decine di volte.

I governi, probabilmente in conseguenza del potere economico della Cina e della sua capacità di condizionare le economie mondiali, non sembrano avere la forza (o peggio, l’interesse) a focalizzare l’attenzione sulla questione “Tibet”. Ed allora, forti della consapevolezza che si può condizionare la realtà anche come insieme di cittadini, a prescindere dalle ufficiali posizioni della politica, perché non c’è mai stata, sino ad ora, una indignazione ed una reazione anche solo minimamente paragonabile a quella suscitata dai cani ucraini e dalla biasimevole violenza sulla Juliia Timoshenko? Le migliaia di tibetani valgono meno?

Ecco un passo del libro del monaco Palden Gyatso (da Il fuoco sotto la neve, la voce di un monaco perseguitato dall’invasione cinese in Tibet, Sperling paperback, 1997), che rende l’idea di ciò di cui sto parlando: “… <<Confessi?>> latrò Liao.  <<Confessi?>> <<potete farmi quello che volete!>> urlai. Ero fuori di me per la collera, avevo perso il controllo. Le guardie mi legarono dietro la schiena con una corda, poi gettarono l’estremità della corda sopra una trave di legno. Tirarono la corda sollevandomi le braccia, storcendole, quasi strappandole dalle cavità articolari. Urlai. Cominciai a orinare senza controllo. Non riuscivo a sentire altro che le mie urla e le percosse <<potete farmi quello che volete!>> urlai alle guardie (p. 77) (…) Non aspettò la risposta. Staccò il bastone dalla presa e cominciò a premermi sulla carne quel nuovo giocattolo e il mio corpo sussultava ad ogni scossa. Poi, urlando oscenità, mi cacciò il bastone in bocca,lo tolse, menò un altro colpo. Tornò alla parete e scelse un bastone più lungo. Sentii che il corpo si spezzava a metà. Ricordo vagamente che una guardia mi infilò un dito in bocca per estrarmi la lingua ed evitare che soffocassi. Ricordo anche che un agente cinese corse fuori dalla stanza nauseato. Mi torna in mente come fosse ieri lo strazio delle scosse elettriche che mi facevano sussultare, persi i sensi e quando mi ripresi mi trovai in una pozza di vomito e orina. Avevo la bocca gonfia. Quasi non riuscivo ad aprire le mascelle. Con una fitta di dolore sputai fuori qualcosa. Erano tre denti. Ci vollero parecchie settimane perché riuscissi a mangiare di nuovo cibo solido. Con il tempo mi caddero anche tutti gli altri denti (p. 212)

[Fonte: Il Fatto Quotidiano]

Cavalcando l’onda populistica post Genoa-Siena, l’Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive ne ha partorita un’altra delle sue: nell’ultima sua riunione ha infatti sancito l’istituzione di un “Albo nazionale degli striscioni autorizzati”.

 

Restando in tema con la precedente metafora, come dire che la montagna ha partorito un topolino: da sempre, già dai tempi dei primi in cui Amato e Melandri misero goffamente mano alla normativa sugli stadi, fu chiaro a tutti che non c’era alcun nesso logico tra striscioni e violenza, che gli striscioni non potevano in nessun caso essere fonte di violenza se non quando (e anche qui si potrebbe aprire una discussione infinita su quella che i sociologi definiscono “violenza rituale”) inneggiano espressamente all’odio o possano in certo qual modo costituire benzina sul fuoco della rivalità tra tifoserie. In questo caso, un paese moralistico ma “normale” avrebbe potuto farsi carico di sanzionare tutti quegli striscioni ritenuti offensivi, violenti, discriminanti, ecc., anche se ciò comporta altresì un certo rischio interpretativo soggettivo: chi decide cosa è volgare o offensivo? Quale il confine? Non si rischia di soffocare sotto una cappa di burocratico buonismo omologante quello che una volta veniva definito “il sale” della contesa calcistica? Il cavallo di battaglia con cui Militello ha costruito una fortuna e fatto ridere l’Italia su “Striscia la notizia”, il famoso “Giulietta è una zoccola”, è degno di ilarità o di censura? Un paese poc’anzi e tra virgolette definito normale, dovrebbe mettere prima di tutto la salvaguardia della libertà di espressione che a parole sancisce anche nella propria Costituzione; il nostro paese che invece normale non lo è affatto, punisce 100 per educarne meno di uno e finendo per indispettirne e indisporre i restanti 99. L’abbiamo vista la loro interpretazione stucchevole di cosa è lecito e cosa no: nel corso di questi ultimi anni è stato sanzionato di tutto, dai classici “Squadra X merda” fatti passare come “discriminazione territoriale” agli striscioni di contestazione al “sistema” messi a tacere così come si metterebbe a tacere una qualsiasi voce di dissenso nel peggiore dei regimi anti-democratici.
La prima riunione del dopo Genoa-Siena, dunque, doveva dare qualche risposta alla fame dell’opinione pubblica (forcaiola con gli ultras tanto quanto garantista con i politici pluri-inquisiti) ed ha quindi portato a questa inutile invenzione dell’albo degli striscioni autorizzati, inutile come inutile è l’esistenza stessa dell’Osservatorio, la corporativizzazione delle realtà “interessate” dagli eventi sportivi (Autogrill, Trenitalia e Leghe calcistiche varie) a sola tutela dei loro stessi interessi e senza nessuna premura dei tifosi e delle loro libertà individuali, spesso soppresse in barba alle stesse norme istituzionali vigenti.
Questa prima riunione, è stata prima anche per la FISSC (Federazione Italiana Sostenitori Squadre di Calcio) e Federsupporters che, per tutta difesa dei diritti dei tifosi, hanno assistito impassibili a questa ennesima porcata o, se invece impassibili non lo sono stati, è chiaro che la loro presenza all’interno di quest’organo conta come il due alla briscola.
Certo non ci sarà mica la file per iscrivere il proprio striscione a questo albo dell’ipocrisia, visto che da sempre il tifo è un fenomeno libero e che alla libertà d’espressione deve tutta la sua essenza. Di contro, almeno, questo albo un lato positivo ce l’ha, quello di rendere pubblicamente manifesti i complici di chi ha ucciso il tifo in Italia: più che un “Albo nazionale degli striscioni autorizzati” potremmo tranquillamente considerarlo una lista della vergogna e chi si iscrive, se mai ci fosse un gruppo ultras capace di cotanta bassezza, è da tutti identificabile e da tutti pubblicamente esecrabile.

Sport People.

Un assaggio dei metodi democratici del nostro Belpaese e del suo braccio armato. L’ondata di indignazione potrebbe diventare un’onda anomala se solo l’opinione pubblica sapesse quanto di ben peggio succede domenicalmente agli ultras. Ma gli ultras, si sa, sono categoria sociale che gode di minore considerazione rispetto agli immigrati clandestini…

 

Rimpatriato ed imbavagliatoEra in volo per Tunisi e si è imbattuto in un cittadino tunisino rimpatriato dalle autorità italiane e ha visto in che condizioni veniva “riaccompagnato” a casa: legato e con la bocca sigillata da nastro adesivo. Francesco Sperandeo è riuscito a fotografarlo. Ha postato la foto su Facebook, denunciando il trattamento inumano e degradante che gli è stato riservato. Quello che segue è il testo del suo post, pubblicato sul suo profilo.

Guardate cosa è accaduto oggi sul volo Roma-Tunisi delle 9,20 Alitalia. Due cittadini tunisini respinti dall’Italia e trattati in modo disumano. Nastro marrone da pacchi attorno al viso per tappare la bocca ai due e fascette in plastica per bloccare i polsi. Questa è la civiltà e la democrazia europea. Ma la cosa più grave è stata che tutto è accaduto nella totale indifferenza dei passeggeri e alla mia accesa richiesta di trattare in modo umano i due mi è stato intimato in modo arrogante di tornare al mio posto perché si trattava di una normale operazione di polizia… Normale??? Sono riuscito comunque a rubate una foto! Fate girare e denunciate!

[Fonte: E-il mensile]

A Milano chiuse le indagini sulla morte di Michele Ferrulli per arresto cardiaco. Il pm accusa quattro agenti: lo colpirono “ripetutamente” anche “con corpi contundenti” mentre era a terra

Michele FerulliIl giorno dopo la morte di Michele Ferrulli per arresto cardiaco mentre veniva ammanettato i quattro poliziotti intervenuti quella sera scrissero nella loro annotazione che nel tentativo di bloccarlo erano caduti “a terra” assieme a lui e che avevano poi cercato “di riportarlo in una posizione a lui più comoda”. Tutte circostanze “false”, secondo la Procura di Milano, perché i poliziotti, quando l’uomo “si trovava a terra in posizione prona, era immobilizzato e invocava aiuto, lo colpivano ripetutamente anche con l’uso di corpi contundenti”.

I VIDEO IN ESCLUSIVA 12 Il filmato del Tg1 ripreso con un telefonino

Il pubblico ministero Gaetano Ruta ha notificato l’avviso di chiusura delle indagini a carico dei quattro agenti con l’accusa di omicidio colposo per aver “ecceduto i limiti del legittimo intervento”, concorrendo “a determinare il decesso” dell’ uomo, dovuto, fra le altre cose, “alle

percosse”. La chiusura dell’inchiesta nei confronti dei giovani agenti Francesco Ercoli, Michele Lucchetti, Roberto Stefano Piva, Sebastiano Cannizzo – inizialmente accusati di omicidio preterintenzionale, con il reato poi derubricato in colposo – prelude alla richiesta di processo, che dovrà poi essere valutata dal gup.

Quella sera del 30 giugno scorso, Ferrulli, 51 anni, che lavorava come manovale e facchino e con alle spalle precedenti penali anche per resistenza a pubblico ufficiale e lesioni, si trovava in via Varsavia, alla periferia sud-est di Milano, fuori da un bar assieme a due romeni. Da una casa vicina erano arrivate lamentele per i continui schiamazzi in strada e per questo in zona era intervenuta una volante della polizia. L’uomo, stando a quanto era stato riferito in questura la mattina seguente, era ubriaco, “aggressivo e ostile”. Dopo aver minacciato a parole i poliziotti, Ferrulli, aveva spiegato ancora la questura, improvvisamente aveva cercato di colpire un agente, ma era stato fermato dall’altro. Ne era seguita una colluttazione, lunga e ripresa anche in un filmato realizzato con un telefonino e finito agli atti dell’ indagine.

Per seguire il procedimento i familiari di Ferrulli si sono rivolti, all’avvocato Fabio Anselmo, lo stesso legale di parte civile nel caso di Stefano Cucchi – il giovane morto il 22 ottobre 2009 in ospedale, una settimana dopo un fermo per droga – e in quello di Giuseppe Uva, artigiano di Varese deceduto nel giugno 2008 dopo aver trascorso una notte nella caserma dei carabinieri, che lo avevano fermato ubriaco per strada. Nell’atto di chiusura delle indagini sulla morte di Ferrulli, il pm scrive che i quattro agenti “in cooperazione tra loro” avrebbero causato “la morte dell’uomo”.

I poliziotti, secondo il pm, avrebbero agito “con negligenza, imprudenza e imperizia consistite nell’ingaggiare una colluttazione eccedendo i limiti del legittimo intervento percuotendo ripetutamente” Ferrulli “in diverse parti del corpo pur essendo in evidente superiorità numerica”. Avrebbero continuato “a colpirlo anche attraverso l’uso di corpi contundenti quando” era immobilizzato “a terra in posizione prona”. Tutto ciò anche se Ferrulli “non era in grado di reagire e invocava aiuto”. I quattro, i quali avrebbero quindi concorso a determinare “il decesso” (che ha avuto come concause anche lo “stress emotivo del contenimento” e le “percosse) sono accusati anche di falso, proprio in relazione alla “annotazione” sull’intervento di quella sera. (19 aprile 2012)

[Fonte: La Repubblica]

Dramma Morosini, si indaga per omicidio colposo. Si è autosospeso il vigile che parcheggiò l’auto bloccando l’ambulanza. Il procuratore minimizza: “Fatto irrilevante”.

I soccorsi a MorosiniMentre oggi si svolge l’autopsia sul corpo di Piermario Morosini, il giovane calciatore stroncato sabato a Pescara da un probabile infarto, si diffonde la notizia che la procura aprirà un fascicolo per omicidio colposo. Continua a tenere banco, infatti, la vicenda dell’auto dei vigili che avrebbe ostruito il passaggio all’ambulanza, rallentando i soccorsi di qualche minuto.

Il vigile che ha parcheggiato l’auto oggi si è autosospeso dal servizio. Il comandante della polizia municipale di Pescara, Carlo Maggitti, lo difende: “Mi risulta che l’auto del vigile sia arrivata solo 10 minuti prima del tragico fatto, cioè a partita iniziata, e che insieme al nostro mezzo nell’area vietata ci fossero altre due auto di forze di polizia, che poi sono state tolte subito prima dell’accaduto”. “Qui si sta quasi tratteggiando un mostro – ha aggiunto -, mentre c’è un giovane che è morto in modo drammatico: è necessario distinguere una leggerezza rispetto ad una morte”.

Intanto anche il procuratore aggiunto di Pescara, Cristina Todeschini, ha detto la sua sull’auto dei vigili e ha dichiarato che questo fatto non può avere determinato la morte del calciatore (“La rilevanza del fatto sembra inesistente”).

[Fonte: Le Novae]

Si tratta di tre ragazzi italiani domiciliati a Pesaro, due dei quali di buona famiglia, studenti e ultras della Vis. Sono accusati di tentato omicidio. A casa del terzo trovato materiale inneggiante all’odio razziale. Ricercati altri due

 

 

Il momento dell'aggressione

Rimini, 10 aprile 2012 – Presi gli aggressori che hanno accoltellato due immigrati davanti a un distributore di sigarette a Cattolica, nella notte di Pasquetta. Si tratta di tre ragazzi domiciliati a Pesaro (due sono pesaresi doc, mentre uno è originario della Sardegna) di area naziskin. I tre ragazzi sono stati arrestati con l’accusa di tentato omicidio. In manette sono finiti: il 26enne M.D., originario di Carbonia (Cagliari), domiciliato a Colbordolo (Pesaro) e con precedenti per odio razziale, il 23enne S.L e il 25enne M.D., originari e residenti a Pesaro e con precedenti per aggressione. I due originari di Pesaro sono ragazzi di buona famiglia, studenti universitari e appartenenti al gruppo ultrà della Vis Pesaro. Il gruppo degli aggressori era però composto da cinque persone. I carabinieri stanno cercando le due persone mancanti all’appello.

I FATTI. Le telecamere poste vicino al distributore hanno ripreso interamente l’aggressione. I due extracomunitari si sono avvicinati per acquistare un pacchetto di sigarette, ma la macchinetta non funzionava. Così hanno chiesto una sigaretta al gruppetto dei cinque ragazzi che si era avvicinato. “Avete una sigaretta?”, è stata la domanda dei due marocchini. “Non te la do, negro di m….”, la risposta razzista. A quel punto sarebbe scoppiata la rissa, con botte e accoltellamento. M.D., il 26enne originario di Carbonia, avrebbe estratto un coltello, colpendo al polmone il primo extracomunitario e alla gola (provocando uno squarcio notevole) il secondo. Il 26enne sarebbe l’unico ad aver colpito con l’arma le due vittime, mentre gli altri li prendevano a botte. Ci sarebbero anche dei testimoni, ovvero due camerieri di un bar vicino: sapevano che gli aggressori erano di Pesaro. I carabinieri di Cattolica hanno poi ricostruito l’identikit dei tre naziskin e si sono recati a casa loro. Nell’abitazione del sardo hanno trovato manifesti, slogan e fogli di giornale, inneggianti all’odio razziale, oltre a foto di Hitler, Mussolini e svastiche.

[Fonte: Il Resto del Carlino]