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Lettera di un tifoso fanese su un sito locale, considerazione a 360° sul tifo cittadino che merita una lettura al di là della singola fede di ognuno.

Tifosi fanesi“Come eravamo. Come vorremmo ancora essere. E come dovremo tornare ad essere per assecondare i propositi di rilancio della nuova dirigenza. Un ideale viaggio nella memoria fa scorrere davanti ai nostri occhi le immagini che ritraggono lo stadio ‘Mancini’ in occasione dell’appuntamento domenicale con il proprio pubblico. Facendo partire la pellicola dei ricordi dai primi anni ’70, allorquando l’Alma tornò ad affacciarsi al calcio che conta, constatiamo un progressivo diradarsi della gente sugli spalti. La media delle due-tremila presenze, mantenuta con un certo agio fino alla metà degli anni ’80, è andata infatti inesorabilmente calando, in parallelo con le declinanti fortune del sodalizio, per assestarsi ormai da qualche tempo su valori assai poco invidiabili. Fa in effetti tristezza vedere le poche, sparute centinaia di persone prendere attualmente  posto là dove una volta confluiva tutto l’appassionato calore di una comunità intera. Intendiamoci, il fenomeno della disaffezione non è solo locale, chè ad assistere ai match di football siamo sempre in meno, in una diaspora che tocca ogni latitudine e coinvolge tutte le serie del calcio, professionistico e non. Diverse le ragioni di una tale moria di popolo nelle sacre arene. Si va dal prezzo del biglietto non sempre accessibile alla concorrenza selvaggia delle squadre minori (qui da noi, ogni frazione, quartiere, e finanche condominio ha il suo team) e di una televisione che propina partite ad ogni ora di ogni giorno, rendendoci sempre più pigri. Mettiamo pure nel conto una qualità tecnica che è divenuta merce rara, sostituita da un agonismo spinto agli eccessi che si sposa ad astrusi tatticismi, il tutto involgarito da una totale assenza di lealtà sportiva. Ciliegina sulla torta del male neanche tanto oscuro, i provvedimenti coercitivi (e del tutto illegittimi) adottati di recente dalle menti pensanti (?) del governo (non solo) pallonaro, che in nome di una malintesa sicurezza hanno di fatto reso gli impianti praticamente inaccessibili. Fra tessera del tifoso (vero capolavoro di idiozia, indegno di una Paese democratico come il nostro), documenti di identità vari, tornelli, filtri, zone-cuscinetto, code interminabili, perquisizioni e provvedimenti limitanti di dubbia natura è diventato più facile entrare al Pentagono che in uno stadio italiano. Che fare allora? Arrendersi allo scempio? Di certo no. Perché il futuro di nuova gloria che patron Gabellini va lodevolmente pianificando non potrà prescindere da una cornice domenicale all’altezza di quella che troppe volte risulta essere la terza città delle Marche solo a parole. Doveroso dunque coinvolgere scuole, circoli, associazioni, bar in un’opera di sensibilizzazione capillare. Auspicabile convincere donne e ragazzi che passare un pomeriggio insieme all’aperto è bello ed emozionante. I modi di incentivare una collettività apatica non mancano di certo. E crediamo davvero che basti poco per far sì che il fuoco che cova sotto la cenere torni ad ardere crepitante. Ponendo finalmente termine al grande freddo”.

[Fonte: Oltre Fano]

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Anche negli ultimi rinvi di campionato per neve, la solita girandola di scuse, il solito scarica-barile, poi si chiedono perché il calcio va a rotoli. Ne leggiamo una valutazione sul sito degli “Ultras Tito”.

 

BERETTA: “SUBITO LEGGE SUGLI STADI”
ALBERTINI: “CAMPIONATO AD AGOSTO”
PETRUCCI: “GLI STADI SONO QUESTI”
MAROTTA: “LEGA VALUTI MEGLIO CALENDARI”
TOMMASI: “RIVEDIAMO I CALENDARI”
SKY: “I CALENDARI NON LI FACCIAMO NOI”
GHIRARDI: “RIVEDERE I CALENDARI”
MEZZAROMA: “CAMBIARE GLI STADI”
MARINO: “LEGGE URGENTISSIMA”
ZAMPARINI: “ASSURDO GIOCARE”
VOLPI: “PERICOLOSO PER I GIOCATORI E PUBBLICO”

Ci scusiamo da subito se non abbiamo incluso le tante altre dichiarazioni di ulteriori personaggi noti nel mondo del calcio, ma sono stati veramente in molti a voler dire la propria sul tracollo del campionato italiano, colpito in questi giorno dal freddo. Ovviamente tutti dalla parte della ragione, tutti a dar consigli utili: proclami, richieste, accuse, possibili soluzioni, ciò di cui come al solito non c’è traccia è un sano “mea culpa”. Parliamoci chiaro, chi ha voluto il campionato spezzatino? Chi ha voluto che si giocasse sempre e comunque, anche a gennaio inoltrato e per la maggiore di sera? Chi ha stilato i calendari? Chi ha scritto e sottoscritto i contratti milionari proposti da televisioni a pagamento e sponsor? Possibile che per una volta (UNA!) non ci sia qualcuno che si assume delle responsabilità? Ma anche no! Avanti nel proporre nuove leggi per nuovi stadi (domanda: come mai negli anni ’80, quando gli stadi erano tutto tranne che moderni e confortevoli, si giocava tranquillamente anche in inverno? diamo la colpa unicamente al buco nell’ozono?), nel chiedere di rivedere i calendari e scoprire da un giorno all’altro che potrebbe essere pericoloso far svolgere una partita con certe temperature (strano, in genere aspettano che qualcuno si faccia male seriamente per aprire gli occhi!). Va beh, facciamoci coraggio, anche questo inverno passerà. Piuttosto ci domandiamo quando e se mai avranno fine i danni causati dall’industria del calcio e dai suoi artefici…

[Fonte: Ultras Tito]