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Il presidente della Lega Beretta: “Il nostro campionato resta appetibile nel mondo”. Poi per Cagliari-Atalanta non si trova uno stadio idoneo. Vergogna. [Xavier Jacobelli]

BerettaIn un’interessante intervista rilasciata all’emittente romana Radio Manà Manà, il presidente della Lega di serie A, Maurizio Beretta, dimissionario dal marzo 2011, ha testualmente dichiarato: “Il nostro campionato resta appetibile in tutto il mondo grazie al suo equilibro e alla qualità dei rispettivi club.

«Gli stadi? Sono un capitolo determinante, visti gli introiti che potrebbero garantire gli impianti di proprietà. Inoltre lo stadio non sarà solamente un impianto utilizzato per le partite in programma, bensì una vera e propria cittadella dello sport dove ogni tifoso potrà usufruire di qualsiasi tipo di servizio».

«La Supercoppa a Pechino? Sono consapevole che da un lato ci sono meccanismi problematici che possono impattare sulla preparazione pre campionato dovuta ai lunghi viaggi, dall’altra pero ci sono grandissime opportunità di carattere promozionale e commerciale».

Tutto bello, tutto splendido, tutto fantastico. Si fa per dire. La stessa Lega che pomposamente porta la Supercoppa a Pechino, alla faccia dei tifosi di Juve e Napoli (e, per carità di patria, non riparliamo di quanto è accaduto al Nido d’Uccello l’11 agosto scorso), alle ore 19.32 del 28 agosto 2012 non ha ancora comunicato se e dove si giocherà la partita Cagliari-Atalanta, valida per la seconda giornata del torneo di serie A 2012-2013.

Con tanti saluti al Cagliari, all’Atalanta, alla regolarità del campionato appena iniziato e, soprattutto, ai sostenitori delle due squadre, ostaggi di una situazione che non sta nè in cielo nè in terra ed è indegna anche di un torneo dopolavoristico.

E’ normale tutto questo in un campionato che “resta appetibile in tutto il mondo grazie al suo equilibro e alla qualità dei rispettivi club”?

No che non è normale. Ma l’importante è fare finta di nulla, tanto di mezzo ci sono Cagliari e Atalanta, mica i grandi club che comandano in Via Rosellini dove si registra una vacanza di poteri che neanche le tartarughe delle Galapagos sopporterebbero.

Come puntualmente documentano i colleghi di unionesarda.it, il Cagliari ha addirittura sospeso la campagna abbonamenti non avendo ottenuto l’agibilità dell’impianto di Quartu.

Dove si giocherà la partita con l’Atalanta, al momento non lo sa nessuno. Si paventa persino un rinvio per assenza di stadio alternativo, il che costituirebbe un record mondiale difficlmente eguagliabile visto che siamo soltanto alla seconda di campionato. E Trieste, direte voi? Trieste aspetta di sapere che cosa succederà in Sardegna. Sarebbe meglio dirlo subito alle autorità giuliane: fra le altre cose, domenica sera, nel Palasport vicino al Nereo Rocco, la nazionale italiana di basket affronterà la Repubblica Ceca.

Checchè ne dica il presidente dimissionario della Lega di serie A, la grottesca vicenda di Cagliari-Atalanta riassume efficacemente lo stato di grazia del calcio italiano, Anno Domini 2012: l’importante è incassare i diritti tv, spezzettare i calendari, tenersi i troppi stadi fatiscenti del Belpaese, imporre la tessera del tifoso e chissenefrega dei tifosi.

Poi c’è ancora chi si domanda perchè gli arabi o i russi non vengano ad investire da noi. Basta che telefonino a Beretta. Glielo spiega lui.

[Fonte: Globalist]

Avrebbe potuto mantenere i nervi saldi per pochi passi ancora. Invece Mario Beretta proprio prima di imboccare il sottopassaggio ha sbroccato, rivolgendo ai tifosi del Lecce un gestaccio non proprio da gentiluomo.

 

Prima il dito medio rivolto alla Curva Sud, poi un lungo applauso ironico alla Tribuna centrale, che certo non gli lanciava fiori. Il suo Cesena, costringendo il Lecce sullo 0-0, aveva appena frenato i sogni salvezza dei padroni di casa. In cima alle scalette che portano agli spogliatoi il gesto squalificante: entrambe le mani portate nella zona inguinale. Ti aspetti un ripensamento e invece nel dopopartita, lex tecnico dei salentini non solo non si ravvede, ma aggrava la situazione: «Se loro non mi rispettano io non rispetto loro». A MENTE FREDDA Gli viene chiesto se a mente fredda avrebbe ripetuto quel gesto, gravemente offensivo e poco edificante per un professionista apprezzato come lui. Risponde così: «Loro lo rifarebbero? Penso di sì. E anche io. Non mi aspettavo lapplauso e comprendo che saranno stati arrabbiati per il risultato e avranno voluto sfogarsi con me. Hanno deciso di tenere questo atteggiamento, io non ho problemi: sono una persona libera. Prima di essere allenatori – aggiunge – siamo uomini. Pretendo rispetto ed educazione; se uno non lo è, io mi comporto alla stessa maniera». RICORDI Forse i tifosi non hanno dimenticato landamento della squadra giallorossa sotto la guida del tecnico milanese nella stagione 2008-09 (fu esonerato alla 27ª giornata e lasciò il Lecce con 23 punti in caduta libera dopo una buona partenza): «Finché sono stato qui la squadra era in linea di galleggiamento, poi è arrivata ultima. Non credo di avere grandi colpe per quella retrocessione». Una storiaccia di cui si sarebbe fatto volentieri a meno. RABBIA Fuori dallo stadio è scoppiata la rabbia dei tifosi del Lecce. Arrabbiati con la propria squadra del cuore. A fine gara un folto gruppo di ultras ha chiamato a rapporto i giocatori. Fuori dai cancelli, il capitano Giacomazzi e alcuni dei giocatori più anziani e rappresentativi ( Di Michele , Delvecchio e Corvia ), accompagnati dal team manager Mario Zanotti e sotto locchio vigile degli agenti della Digos, hanno sentito le ragioni della Curva. Oltre a chiedere grande impegno nelle ultime otto partite di campionato, i tifosi hanno invitato i senatori della squadra a compattare lo spogliatoio e ad avvertire quei compagni di squadra che, a loro dire, non stanno mantenendo un corretto stile di vita al di fuori del campo di gioco: «Non vogliamo vedere nessuno di voi di notte in giro per i locali». CONSIDERAZIONE Subito dopo il colloquio, Gennaro Delvecchio chiarisce che gli appunti mossi nei loro confronti dagli ultras saranno debitamente presi in considerazione: «I tifosi sono arrabbiati non solo per il risultato, ma anche per altri motivi. Ora ci chiuderemo in una stanza e butteremo via la chiave fino a quando non capiremo chi, con i suoi comportamenti, manca di rispetto al gruppo e alla tifoseria conducendo una vita sregolata». Serse Cosmi intanto deve fare i conti con la scarsa vena degli attaccanti (un gol nelle ultime quattro gare). Il pareggio di ieri allontana la salvezza: «È unoccasione sfumata, ma a otto giornate dalla fine e con 24 punti a disposizione non si può gettare in aria il gran lavoro fatto finora».

[Fonte: Quotidianamente]

Il calcio italiano sembra trascinarsi verso una lenta e inesorabile deriva. Cresce il disincanto dei tifosi.

 

Calcio e televisioniGli stadi si svuotano. Il pubblico che un tempo affollava e colorava le tribune non è più attratto dallo spettacolo vissuto dal vivo. Aumenta la tendenza a  guardarsi le partite trasmesse dalle pay tv dal comodo divano del salotto di casa.

Un trend inarrestabile e pericoloso, per il desolato e desolante mondo pallonaro italiano. Sarà sempre più difficile riportare a casa falangi di tifosi in fuga dagli stadi, a prescindere dalla loro inadeguatezza strutturale. Senza contare il mancato ricambio generazionale, il cui gap sarà impossibile da colmare nei lustri a venire.

La Gazzetta dello Sport, in una recente inchiesta, ha appurato che dal 2008 a oggi gli abbonati sono calati del 20,4 per cento. I  teleutenti del calcio a pagamento, viceversa, hanno registrato una crescita del 69 per cento. Un dato che prescinde dagli abbonati di Mediaset Premium. I dati sarebbero dunque ancora peggiori.

Una vera e propria fuga dagli stadi, rispetto alla quale la Lega Serie A guidata dall’ineffabile Maurizio Beretta non si decide a prendere provvedimenti incisivi. I nostri impianti sono sempre più simili a cattedrali nel deserto.

La percentuale di riempimento è di gran lunga la più bassa in Europa, con un misero 61 per cento (ma la tendenza è verso un netto peggioramento). Un dato allarmante se rapportato al 69 per cento della Francia, al 73 della Spagna, all’88 della Germania e al 92 dell’Inghilterra.

Tutto ciò accade mentre le televisioni a pagamento fanno il pieno, forti dei diritti tv con i quali tengono in piedi la baracca e fungono da padroni del vapore. Sky ha appena festeggiato il traguardo dei 5 milioni di clienti. Anche Mediaset Premium è in costante crescita.

E’ probabile che a determinare questa tendenza siano anche le precarie condizioni degli stadi italiani. Impianti vecchi, spesso inadeguati alle esigenze del calcio dal vivo nel terzo millennio.

La prova provata potrebbe essere fornita dall’incremento di abbonamenti che ha avuto la Juventus con il passaggio al nuovo stadio di proprietà. Dopo l’inaugurazione dello Stadium, la società bianconera è salita dai 14.290 abbonati della passata stagione ai 24.137 odierni (l’incremento dei ricavi ammonta al 135 per cento). Forse sarà così, ma abbiamo forti dubbi in proposito.

Senza un soprassalto di cultura calcistica che rimetta i tifosi al centro del sistema come lo erano negli anni d’oro del calcio italiano (“Quando i tifosi erano il centro del mondo”) e risvegli una passione fin troppo sopita, la deriva sarà infinita anche con la costruzione di nuovi e confortevoli impianti.

Sergio Mutolo

[Fonte: Calciopress]

Anche negli ultimi rinvi di campionato per neve, la solita girandola di scuse, il solito scarica-barile, poi si chiedono perché il calcio va a rotoli. Ne leggiamo una valutazione sul sito degli “Ultras Tito”.

 

BERETTA: “SUBITO LEGGE SUGLI STADI”
ALBERTINI: “CAMPIONATO AD AGOSTO”
PETRUCCI: “GLI STADI SONO QUESTI”
MAROTTA: “LEGA VALUTI MEGLIO CALENDARI”
TOMMASI: “RIVEDIAMO I CALENDARI”
SKY: “I CALENDARI NON LI FACCIAMO NOI”
GHIRARDI: “RIVEDERE I CALENDARI”
MEZZAROMA: “CAMBIARE GLI STADI”
MARINO: “LEGGE URGENTISSIMA”
ZAMPARINI: “ASSURDO GIOCARE”
VOLPI: “PERICOLOSO PER I GIOCATORI E PUBBLICO”

Ci scusiamo da subito se non abbiamo incluso le tante altre dichiarazioni di ulteriori personaggi noti nel mondo del calcio, ma sono stati veramente in molti a voler dire la propria sul tracollo del campionato italiano, colpito in questi giorno dal freddo. Ovviamente tutti dalla parte della ragione, tutti a dar consigli utili: proclami, richieste, accuse, possibili soluzioni, ciò di cui come al solito non c’è traccia è un sano “mea culpa”. Parliamoci chiaro, chi ha voluto il campionato spezzatino? Chi ha voluto che si giocasse sempre e comunque, anche a gennaio inoltrato e per la maggiore di sera? Chi ha stilato i calendari? Chi ha scritto e sottoscritto i contratti milionari proposti da televisioni a pagamento e sponsor? Possibile che per una volta (UNA!) non ci sia qualcuno che si assume delle responsabilità? Ma anche no! Avanti nel proporre nuove leggi per nuovi stadi (domanda: come mai negli anni ’80, quando gli stadi erano tutto tranne che moderni e confortevoli, si giocava tranquillamente anche in inverno? diamo la colpa unicamente al buco nell’ozono?), nel chiedere di rivedere i calendari e scoprire da un giorno all’altro che potrebbe essere pericoloso far svolgere una partita con certe temperature (strano, in genere aspettano che qualcuno si faccia male seriamente per aprire gli occhi!). Va beh, facciamoci coraggio, anche questo inverno passerà. Piuttosto ci domandiamo quando e se mai avranno fine i danni causati dall’industria del calcio e dai suoi artefici…

[Fonte: Ultras Tito]