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È un’idea che ad intervalli di tempo regolari torna alla ribalta. Adesso è la volta di Rupert Murdoch, ovviamente interessato per fini personali legati alla sua compagnia televisiva. Comunque, segnatevi il link di provenienza della notizia, tifosobilanciato.it, veramente fonte inesauribili di notizie economico-finanziarie sul calcio.

 

Big FiveRupert Murdoch, proprietario della News Corp (che include anche Sky) ha invitato il gotha del calcio europeo a Milano ad una cena alla quale parteciperanno i Presidenti delle più importanti squadre di calcio dei cinque principali campionati europei (le “Big 5″): Premier League, La Liga, Serie A, Bundesliga e Ligue 1.

Anche se l’obiettivo dell’incontro non è stato ufficialmente comunicato, sono forti le indicazioni che portano a pensare di un possibile ragionamento concreto in merito alla possibilità di creare la UEFA Super League, una sorta di torneo continentale con accesso limitato ad alcune delle squadre delle Big 5 e che dovrebbe far abbandonare la Champions League e l’Europa League.

In tempi di Fair Play Finanziario, forse l’unico modo per consentire alle grandi squadre di continuare a spendere, incrementando i propri ricavi grazie al ridimensionamento della quota di diritti TV che sarebbe lasciata alle squadre nazionali che non avrebbero accesso a questo nuovo torneo.

Si trova sempre un pesce più grosso che mangia quello più piccolo.

[Fonte: Tifoso Bilanciato]

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Siamo messi malissimo: non solo gli arresti e l’ultimo devastante scandalo. Ma continuiamo a perdere terreno in Europa, nonostante i club di serie A mettano in cassa sempre più soldi dei diritti tv (ormai siamo a quota un miliardo di euro a stagione).

PrandelliSperiamo solo in Prandelli… A luglio comincia il ranking Uefa 2012-’13 che riguarda, appunto, i club europei: si “taglia” l’anno più vecchio. La Spagna torna quindi prima davanti a Inghilterra e Germania. Staccatissima ormai l’Italia, dopo i recenti flop dei nostri club nelle Coppe. Ora siamo quarti, ma attenzione a non fallire anche la prossima stagione: abbiamo solo due punti e mezzo di vantaggio su Portogallo e Francia (Italia 49,731; Portogallo 47,418; Francia 47,250). La scorsa annata i nostri club sono finiti al sesto posto, superati da Spagna, Inghilterra, Germania, Portogallo e Olanda… Ora avremo solo tre club in Champions League (e il terzo, l’Udinese, fa i preliminari): la Germania ormai non la riprendiamo più, ma attenti alle spalle…

Europei, in arrivo anche il gruppo Ultras Italia
Una quindicina di agenti, agli ordini del capo dell’Osservatorio, Ciullo, e del suo vice, Massucci, accompagneranno gli azzurri e i tifosi italiani agli Europei di calcio. Ottimi i rapporti con la polizia di Polonia. In passato qualche problema in trasferta, più che altro di immagine, c’era stato con il gruppo di destra denominato Ultras Italia. Cori fascisti (“Duce, duce”, “Faccetta nera”), saluti romani, bandiere, qualche manifestazione di razzismo, eccetera. Ma la situazione adesso sembra sotto controllo, anche se è prevista la spedizione in Polonia di circa 150-200 tifosi provenienti soprattutto dal Nord Est e che fanno parte appunto del gruppo di Ultras Italia. Saranno tenuti sotto controllo dai poliziotti polacchi, in collaborazione con gli italiani.

“Circo Massimo Europei”, nuova trasmissione di Massimo De Luca
“Circo Massimo Europei” è la trasmissione radiofonica, su Radio 2, capitanata da Massimo De Luca, ex direttore di Rai Sport, Massimo Cervelli e Max Paiella. Andrà in onda durante gli Europei di Polonia-Ucraina. Nel cast della trasmissione anche Aldo Agroppi, Gianni Di Marzio, Andrea Perroni, Stefano Olivari, Elisabetta Farina.

A Roma il Grand Slam di beach volley
A Roma si disputerà il Grand Slam di beach volley. A un anno di distanza dal grande successo dei campionati del mondo, disputati per la prima volta in Italia, nella Capitale tutto è pronto per accogliere i campioni del panorama internazionale che si daranno battaglia dal 12 al 17 giugno.
Quello in programma a Roma sarà il quarto Grand Slam del 2012 dopo quelli di Shanghai, Pechino e Mosca che precederà di una settimana l’appuntamento del Foro Italico.
Sono attese tutte le migliori coppie del circuito internazionale che daranno vita a un torneo divenuto negli anni tra i più importanti dello Swatch World Tour e che quest’anno sarà l’ultimo appuntamento utile per conquistare punti per la qualificazione alle Olimpiadi di Londra.
Dopo l’Open maschile del 2009, il Grand Slam del 2010, la rassegna iridata della scorsa stagione, tutto è pronto ormai per l’ultima tappa del progetto quadriennale portato avanti in collaborazione da Fipav e Coni Servizi Spa.

[Fonte: Spy Calcio]

Il calcio italiano sembra trascinarsi verso una lenta e inesorabile deriva. Cresce il disincanto dei tifosi.

 

Calcio e televisioniGli stadi si svuotano. Il pubblico che un tempo affollava e colorava le tribune non è più attratto dallo spettacolo vissuto dal vivo. Aumenta la tendenza a  guardarsi le partite trasmesse dalle pay tv dal comodo divano del salotto di casa.

Un trend inarrestabile e pericoloso, per il desolato e desolante mondo pallonaro italiano. Sarà sempre più difficile riportare a casa falangi di tifosi in fuga dagli stadi, a prescindere dalla loro inadeguatezza strutturale. Senza contare il mancato ricambio generazionale, il cui gap sarà impossibile da colmare nei lustri a venire.

La Gazzetta dello Sport, in una recente inchiesta, ha appurato che dal 2008 a oggi gli abbonati sono calati del 20,4 per cento. I  teleutenti del calcio a pagamento, viceversa, hanno registrato una crescita del 69 per cento. Un dato che prescinde dagli abbonati di Mediaset Premium. I dati sarebbero dunque ancora peggiori.

Una vera e propria fuga dagli stadi, rispetto alla quale la Lega Serie A guidata dall’ineffabile Maurizio Beretta non si decide a prendere provvedimenti incisivi. I nostri impianti sono sempre più simili a cattedrali nel deserto.

La percentuale di riempimento è di gran lunga la più bassa in Europa, con un misero 61 per cento (ma la tendenza è verso un netto peggioramento). Un dato allarmante se rapportato al 69 per cento della Francia, al 73 della Spagna, all’88 della Germania e al 92 dell’Inghilterra.

Tutto ciò accade mentre le televisioni a pagamento fanno il pieno, forti dei diritti tv con i quali tengono in piedi la baracca e fungono da padroni del vapore. Sky ha appena festeggiato il traguardo dei 5 milioni di clienti. Anche Mediaset Premium è in costante crescita.

E’ probabile che a determinare questa tendenza siano anche le precarie condizioni degli stadi italiani. Impianti vecchi, spesso inadeguati alle esigenze del calcio dal vivo nel terzo millennio.

La prova provata potrebbe essere fornita dall’incremento di abbonamenti che ha avuto la Juventus con il passaggio al nuovo stadio di proprietà. Dopo l’inaugurazione dello Stadium, la società bianconera è salita dai 14.290 abbonati della passata stagione ai 24.137 odierni (l’incremento dei ricavi ammonta al 135 per cento). Forse sarà così, ma abbiamo forti dubbi in proposito.

Senza un soprassalto di cultura calcistica che rimetta i tifosi al centro del sistema come lo erano negli anni d’oro del calcio italiano (“Quando i tifosi erano il centro del mondo”) e risvegli una passione fin troppo sopita, la deriva sarà infinita anche con la costruzione di nuovi e confortevoli impianti.

Sergio Mutolo

[Fonte: Calciopress]

BARI – La città, e non solo i tifosi di calcio, è quasi sotto shock. L’inchiesta sulle partite vendute da Andrea Masiello & soci a delinquere nello scorso campionato non è solo un dolore «sportivo», ma una ferita difficilmente rimarginabile.

 

Anche perché coinvolge in prima persona alcuni degli «eroi» della squadra di Conte prima e Ventura poi, quella del grande sogno. Sono in tanti, tantissimi, quelli che stanno pensando ad una costituzione di parte civile nel processo che prima o poi sicuramente arriverà.

In primis il Comune. «Il danno di immagine è diretto ed inequivocabile – ha tuonato l’avvocato Gianfranco Grandaliano, che tutela l’immagine della città nei processi di mafia – l’intera comunità barese è stata offesa e chi ha manomesso il risultato delle partite ha per lo meno provocato un danno materiale a quanti hanno speso soldi per gli abbonamenti e per i biglietti. Qualcuno dovrà pur essere chiamato a risarcirli». Il problema, nel caso del Bari, è assai più che cornuto. Perché basta fare due conti ed una semplice riflessione: se – e sottolineiamo se – sarà possibile collegare il rapporto di causa- effetto tra le partite «vendute » e la retrocessione della squadra, allora non sarà difficile stabilire quanto le prestazioni «farlocche» abbiano pesantemente condizionato il futuro del club. Se il Bari fallirà, o comunque vivrà un periodo di ferocissimi ridimensionamenti che ne metteranno a repentaglio la sua stessa esistenza in vita, sarà diretto il filo che collega quelle partite vendute alla «morte» della società biancorossa.

E l’Associazione Sportiva Bari spa avrà certamente tutto il diritto di valutare se e come rivalersi dell’enorme danno subito (tra mancati diritti tv e minori introiti da botteghino ed altro, più o meno quaranta milioni di euro, più la gigantesca svalutazione del parco giocatori), tale certamente da provocare l’eventuale fallimento. Alberto Savarese, il Parigino, uno dei portavoce degli Ultras, lo dice a chiare lettere: «Troverei pienamente legittimo da parte del Bari da un lato e degli abbonati dall’altro la costituzione di parte civile. Il danno diretto per gli abbonati è facilmente dimostrabile e forse potrebbe essere percorribile anche la strada del danno morale per tutti gli altri. Incontro sempre più spesso tifosi, soprattutto avvocati, che mi dicono di essere pronti a muoversi, a tutelarsi, in comitati, per class action ma anche singolarmente. E se davvero sarà dimostrata la colpevolezza di quei calciatori, allora sarà del tutto legittimo mettere loro le mani in tasca, chiedere risarcimenti, aggredire beni e conti bancari. Gente che guadagnava 3-4-500mila euro netti l’anno e che ha massacrato senza la benché minima indecisione i sogni di chi, pur facendo fatica a mettere insieme il pranzo con la cena, spendeva tutti i suoi pochi euro per il Bari, per loro».

«Non c’è nessuna volontà di perseguire nessuno – dice Michele Emiliano – ma è chiarissimo che, se dovesse essere dimostrata la truffa, l’accomoda – mento delle partite, col nome di Bari che continua a circolare su giornali e televisioni non certo in maniera positiva, sarebbe il minimo da parte dell’amministrazione cercare di salvaguardare il nome della città, indissolubilmente legato a quello della sua principale società sportiva a cominciare dai colori sociali che sono gli stessi del gonfalone comunale». Una tutela ancor più necessaria se – ma gli avvocati di tutti i coinvolti ribadiscono la totale estraneità ad ogni contiguità – passasse la linea della Procura di Bari che mira a trovare una «liaison» tra le puntate, i corrotti ed il flusso di denaro da riciclare dei clan mafiosi baresi. Sono anni che il Comune prende posizione in sede processuale contro i clan e stavolta non potrebbe fare eccezione. Sarebbe la prima volta in Italia del tentativo di costituzione in un procedimento di questo tipo per un Comune. Un precedente destinato a fare epoca ed a complicare non poco l’eventuale situazione processuale dei coinvolti.

E mentre la squadra guidata da Torrente si batte coraggiosamente per tenere alto il nome della città in barba a difficoltà di ogni tipo, mentre la società cerca di evitare ogni possibile altra penalizzazione e pensa a come parare il colpo di questa inchiesta che si preannuncia durissimo in sede sportiva, il Parigino e centinaia se non migliaia di tifosi si preparano a tentare di inseguire il sogno della «public company», la campagna di azionariato popolare per tentare di arginare la crisi societaria, sperando di trovare strada facendo qualcuno in grado di dare conforto ai loro sogni (si è già svolta una riunione allo Sheraton, altre ne seguiranno). Mai, nella sua ultracentenaria storia, il Bari era finito in un casino come questo, nemmeno ai tempi della quarta serie, nemmeno in tempi di masima difficoltà economica. Uno stato di depressione collettiva che rischia di essere digerito a fatica. I tempi della notte del 9 maggio 2009, con i centomila in piazza per San Nicola e per Conte e suoi ragazzi sembrano lontani tre millenni. Tra quattro mesi saranno solo tre anni fa.

[Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno]