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Giornalismo d’avanguardia de “Il Giornale”: sono andati a stanare testimoni da chissà quale buco per farsi puntualizzare l’ovvio.

durante un parapiglia scoppiato sembrerebbe con alcuni sostenitori rossoblù. Almeno questa è la tesi che si sta facendo largo in Questura, anche dopo che un testimone avrebbe riferito che uno degli aggressori avrebbe urlato, «che avete da festeggiare?». Frase che sarebbe l’elemento chiave secondo gli inquirenti che restringerebbe il campo d’indagine verso uno scontro tra tifosi, eliminando altre possibili piste.
Intanto ieri si sono registrate alcune buone notizie: i due supporter colpiti al fegato e ai polmoni, e l’altro al ventre e a una gamba, sono fuori pericolo e nessuno di loro rischia la vita. Sabato sera però all’arrivo al pronto soccorso erano stati ricoverati in rianimazione perche´ le loro condizioni erano apparse preoccupanti. Non è dunque un caso che il procuratore di Genova, Michele Di Lecce, abbia affidato il fascicolo al pubblico ministero Massimo Terrile che ha poi così commentato l’accaduto: «Per almeno due dei tre ragazzi i fendenti sono stati inferti per uccidere». Sul posto sono stati sequestrati oggetti personali, caschi da moto e spranghe. Il magistrato di turno in procura a Genova ha aperto un fascicolo contro ignoti ipotizzando come reato quello di duplice tentato omicidio e lesioni gravissime.
Secondo le forze dell’ordine l’aggressione ai supporter blucerchiati che si riconoscono sotto il gruppo Irish Clan Sampdoria sarebbe stata effettuata dai tifosi genoani che sarebbero riconducibili al raggruppamento chiamato Ideale Ultras, per via di un regolamento di conti precedenti a vecchie ruggini tra i due gruppi. Da parte loro, i ragazzi dell’Irish Clan hanno invece voluto chiarire una volta per tutte, attraverso un comunicato ufficiale, come si sono svolti quei drammatici momenti e così smentire la pista ipotizzata dalla polizia: «Contrariamente a quanto uscito su tv e giornali non c’è stato alcuno scontro, alcuna discussione, alcuna rissa: semplicemente abbiamo subito una vile aggressione… stavano festeggiando sopra la sede del nostro club, quando sono stati improvvisamente e vigliaccamente aggrediti da un gruppo di alcuni personaggi armati con spray al peperoncino e coltelli…». Per poi aggiungere: «Ne è nato un brevissimo parapiglia e questi personaggi si sono dati alla fuga. Questo è quanto accaduto. Ogni altra descrizione dei fatti è falsa e strumentale. A tal proposito sottolineiamo che si è trattato di un’azione infame che nulla ha a che vedere con le dinamiche del mondo ultras». Dello stesso parere anche l’assessore allo sport del Comune di Genova Pino Boero: «Non parlerei di scontri tra opposte tifoserie a Genova».
E si sono mossi pure i capi storici delle due tifoserie. Nella giornate di ieri c’è stato un incontro tra due dei maggiori esponenti delle tifoserie rossoblucerchiate dove il rappresentante della Nord ha preso le distanze dall’accaduto assicurando che non è stato nessuno della Gradinata rossoblù. Pure Fabrizio Fileni, altra figura di spicco della area ultras genoana, è assai netto: «Prendiamo le distanze da questo gesto perch´ a Genova noi e quelli della Samp non abbiamo la cultura dell’omicidio. Purtroppo la repressione e le 160 diffide dopo Genoa-Siena ha privato di punti di riferimento non solo i tifosi, ma anche gli investigatori. Che adesso hanno paura dei cani sciolti. Il vero problema è che due ragazzi hanno rischiato seriamente di morire». La Questura teme che a Genova, infatti si possano riaccendere gli animi tra genoani e sampdoriani con possibili azioni di vendetta.

[Fonte: Il Giornale]

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Editoriale di fine stagione dal blog “Prato 1908 ultras” con analisi e riflessione sulla lunga e tortuosa annata calcistica, ancora più per chi ha deciso di fare la scelta di boicottare la tessera del tifoso e ne ha pagato dazio con trasferte vietate ed anche con un certo numero di diffide.

Prato 1908 ultrasE anche quest’anno siamo giunti al capolinea, finalmente oserei dire.
I risultati sul campo per una volta ci dicono bene e di questo siamo strafelici e quantomeno sorpresi visto il nostro trend trentennale positivissimo.
Essendo però il blog del nostro gruppo m’evito la parte calcistica che, per quanto positiva quest’anno in fin dei conti ci dice sempre merda, e mi concentro sulla NOSTRA stagione, cosa ben più importante.

E’ stato un anno difficile, duro, sofferto.
Ma anche estremamente bello.
Le nostre scelte in antitesi con il resto della Curva ci hanno portato, in primis, ad una situazione complicata già all’interno, figuriamoci con il resto del mondo.
Girare l’Italia senza una plastificazione rilasciata dalla questura in tasca non è semplice e, checchè se ne dica, nemmeno piacevole o bello. Venire rimbalzati più o meno ovunque, sentire sempre le stesse frasi, i’soliti discorso, perdersi le partite della propria passione beh, vi assicuro, ogni volta è un dolore e una incazzattura lancinante.
Ma che goduria però quelle poche volte che riesci ad entrare, che riesci a “fottere” il sistema, a vederti uno spicchio di campo da fuori o, addirittura, tutta la partita.
Molti ci hanno chiesto (e ci continuano a chiedere) chi ce lo fà fare.
La riposta ce l’ha data il destino, il fato o quello che cazzo vi pare, molti mesi dopo.
Ci è risultato impossibile allora e ci risulta ancora più difficile adesso piegarsi ad un certo “modo di fare”, abbassare il capo davanti a gente che utilizza la repressione come strumento di controllo e di prevenzione anzichè come strumento punitivo.
Noi proprio non ci riusciamo, nè per quello in cui crediamo, nè per chi sta pagando ingiustamente, nè per chi ha già scontato, nè per chi dovrà scontare una cazzo di pena, comunque, ingiusta e liberticida.
Preferiamo morire, sparire, essere decimati, essere rinchiusi dentro una stanza invece che dentro uno stadio ma mantenere la nostra libertà e la nostra dignità, di uomini liberi prima di tutto, e di Ultras subito a seguire.

Diffide, denunce, provocazioni, abusi vari ci stanno massacrando, sono colpi duri e decisi ad un gruppo come il nostro, difficili da assorbire facendo finta di niente.
Ancora però non ci siamo piegati, ancora però non ci sono riusciti ad annientarci.
Badate bene, non è una sfida, è semplicemente un dato di fatto.
Per ognuno di noi costretto fuori ce n’è un altro che canta il doppio dentro e, se non c’è, lo troveremo perchè siamo ancora convinti che questa città sia piena di ragazzi e di gente “ad una certa maniera”.
Quest’anno la salvezza ce la siamo conquistati fuori dagli stadi di tutta Italia, Lungobisenzio compreso.
Siamo andati a prenderci quel rispetto che nessuno ci voleva tributare, e lo difenderemo con le unghie e con i denti, consci del fatto che prima o poi avremo anche noi ciò che meritiamo e che le nostre battaglie saranno ampiamente ripagate.
Ai miei fratelli non ho niente da dire, glielo ripeto ogni giorno di guardarsi allo specchio e sentirsi orgogliosi di quello che abbiamo creato (chi più chi meno, chi prima chi dopo) da 4 anni a questa parte…per una volta concedetecelo, ma siamo profondamente orgogliosi di Noi.

Sempre a testa alta e cazzo ritto.

AMA LA TUA CITTA’, DIFENDINE I COLORI!

STRIPPATI AL SEGUITO

[Fonte: Prato 1908 Ultras]

Sequestrati tirapugni, paradenti e fumogeni. Uno dei tre impugnando una bottiglia rotta raccolta dalla sede stradale, ha minacciato uno degli agenti, con il quale è rimasto coinvolto in una breve colluttazione

 

PoliziaIeri sera, intorno alla mezzanotte tre tifosi napoletani di età compresa tra i 29 e i 32 anni sono stati infatti bloccati e successivamente arrestati per rissa aggravata, resistenza a P.U., porto di oggetti di atti ad offendere e possesso di artifizi pirotecnici. I tre sono stati intercettati sul Lungotevere Maresciallo Cadorna.

Uno dei tre, impugnando una bottiglia rotta raccolta dalla sede stradale, ha minacciato uno degli agenti, con il quale è rimasto coinvolto in una breve colluttazione, fino ad essere disarmato. Nel corso della perquisizione, effettuata nell’immediatezza dei fatti, uno dei tre tifosi è stato trovato in possesso di 3 fumogeni, un passamontagna, un paio di occhialini da nuotatore, un paradenti da pugile, nonché due biglietti d’ingresso allo stadio contraffatti.

 

Juve-Napoli: tifosi arrestati a Roma dopo finale Coppa Italia
Il bilancio degli arrestati sale quindi a quattro, mentre resta fermo a 6 il numero dei denunciati all’esito dei servizi pianificati dalla Questura in occasione della gara sia nella zona a ridosso dello stadio che nelle aree limitrofe. Durante le fasi di afflusso personale della Questura ha rinvenuto nei cespugli della zona della Farnesina oltre 60 tubi idraulici, 4 coltelli, 9 artifizi pirotecnici, ed un mefisto in genere utilizzato per il travisamento, poi sottoposti a sequestro, mentre sacchi in plastica con sassi erano stati sequestrati alla vigilia della partita.

 

[Fonte: Roma Today]

La Digos di Varese ha denunciato un tifoso della Nocerina. I fatti risalgono al 1° maggio scorso, in occasione dell’incontro Varese – Nocerina allo stadio “Franco Ossola”.

PoliziaDurante le fasi di ingresso della tifoseria ospite e lo svolgimento dell’incontro stesso V.D., ventiquattrenne residente nella cittadina campana, si è reso protagonista di atteggiamenti minacciosi e aggressivi nei confronti di due stewards, che hanno poi sporto formale denuncia in Questura.

In particolare, il ragazzo, visibilmente agitato, aveva dapprima pesantemente minacciato uno steward addetto ai tornelli di ingresso, mimando il taglio della gola e, successivamente, sugli spalti, si era scagliato contro un altro steward afferrandolo per un braccio e tentando di spingerlo giù per le scale di accesso alla curva sud. Lo steward riusciva ad attutire la caduta, riportando tuttavia una ferita al ginocchio, ritenuta guaribile in quattro giorni dai medici dell’Ospedale di Circolo.

Per evitare turbative per l’ordine pubblico e in considerazione della presenza del sistema di videosorveglianza all’interno dello stadio, il tifoso campano non è stato identificato al termine della partita, ma in un momento successivo, attraverso la visione dei filmati del circuito interno e delle fotografie scattate dagli operatori della Polizia Scientifica.

Il tifoso è stato dunque identificato e denunciato per i reati di violenza e minaccia nei confronti degli addetti ai controlli dei luoghi ove si svolgono manifestazioni sportive e tentativo di scavalcamento di recinzioni o operazioni all’interno dell’impianto sportivo.

A carico del giovane è stato inoltre aperto dalla Divisione Anticrimine il procedimento per l’irrogazione del divieto di accesso agli impianti ove si svolgono manifestazioni sportive.

[Fonte: La Provincia di Varese]

Comunicato della Curva Est Teramo in risposta alle ultime note della locale questura.

In seguito alla nota emessa nei giorni scorsi dalla locale questura, in merito alla relazione sull’attività mensile della stessa, che teneva a precisare le motivazioni delle recenti diffide comminate nella gara interna con il Riccione, riteniamo doveroso fare delle precisazioni per esprimere la nostra contrarietà a tali provvedimenti e per spiegare ulteriormente perché li riteniamo frutto di provocazioni studiate a tavolino che hanno l’unico obiettivo di reprimere il nostro movimento in quanto scomoda aggregazione pensante che si batte contro la trasformazione del calcio in una macchina da soldi a discapito dell’ autentica passione popolare.
Nella nota della questura emerge che “in occasione del citato ultimo incontro, alcuni ultrà, riconosciuti ed identificati attraverso le telecamere a circuito chiuso, tentavano di introdurre uno striscione non autorizzato perché privo di carattere sportivo”. Lo striscione contestato, come tutti avranno potuto vedere, esprimeva semplicemente un pensiero di solidarietà e vicinanza ad un fratello di curva attualmente sottoposto ad arresti domiciliari. Ricordiamo alla questura che prima di ogni incontro del Teramo ci viene incessantemente rammentato che “è fatto divieto, negli impianti sportivi, l’introduzione o l’esposizione di striscioni e cartelli che incitino alla violenza, alla discriminazione razziale o territoriale” come previsto dall’articolo 2 bis legge 4/4/2007, n. 41. A questo aggiungiamo che la Corte di Cassazione, con sentenza n. 29581/2003, ha precisato che ciò “deve consistere in una specifica istigazione alla violenza nelle forme dell’incitamento, inneggiamento e induzione alla violenza, e non, invece, in forme di induzione indiretta alla violenza e ciò al fine di non limitare al di là del necessario il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero”. Preso atto che lo striscione non rientrava in nessuno dei casi sopra citati, perché il funzionario ne vietava l’ingresso? In quale modo lo striscione non garantiva il normale svolgimento della manifestazione sportiva, come la questura ha tenuto a precisare nella nota?
Nel comunicato, inoltre, si dice che i ragazzi diffidati: “nel tentativo d’introdurre lo striscione accerchiavano ed aggredivano un carabiniere che riportava anche lesioni, lanciavano oggetti contro altri militari. Sono stati, pertanto, anche denunciati per resistenza e lesioni a pubblico ufficiale e lancio di oggetti.” Tutto questo tre ragazzi contro venti carabinieri? E chi sarebbero questi tre ragazzi, supereroi dei fumetti?
La questura, per concludere, ricorda che gli altri due ragazzi sono stati diffidati per “indebito superamento delle recinzioni del settore, come prevede la legislazione vigente”. E’ vero, la legislazione vigente vieta l’ingresso all’interno del campo, ma i ragazzi sono scesi dalla recinzione, senza peraltro superare la linea di fondo campo, ed avevano l’unico scopo, come è possibile vedere anche dalle immagini televisive, di abbracciare i giocatori venuti sotto al settore a festeggiare; il loro non era quindi un atteggiamento atto a “minacciare l’ordine e la sicurezza pubblica”. Allora chiediamo alla locale questura così scrupolosa nell’applicazione della “normativa vigente” se, a questo punto, siano a rischio diffida tutti coloro che dovessero eventualmente partecipare ad una pacifica invasione di massa per festeggiare la vittoria di un campionato?
A queste domande, se ne aggiungono tante altre che ci siamo posti nel corso degli anni ed a tutte, purtroppo, siamo riusciti a dare una sola risposta: repressione. Una repressione illegittima, che trova ogni forma di stratagemma per zittire un libero pensiero, che non disprezza anche l’utilizzo di tecniche provocatorie studiate a tavolino. Tutto ciò, non fa che rafforzare in noi l’idea di essere nel giusto, la convinzione che la strada che stiamo percorrendo è quella giusta, che paghiamo non per quello che facciamo o che ci addebitano di fare, ma per quello che pensiamo. Continueremo a vivere come sempre da uomini liberi, lontani dagli schemi preconfezionati che qualcuno vuole imporci e che non hanno nulla a che vedere con fantomatiche crociate contro la “violenza”, ma il solo scopo di impedirci di vivere con i sani Valori che da sempre ci contraddistinguono.
Oggi più che mai fieri dei nostri Ideali, orgogliosi di essere Ultras.

DIFFIDATI CURVA EST

A Milano chiuse le indagini sulla morte di Michele Ferrulli per arresto cardiaco. Il pm accusa quattro agenti: lo colpirono “ripetutamente” anche “con corpi contundenti” mentre era a terra

Michele FerulliIl giorno dopo la morte di Michele Ferrulli per arresto cardiaco mentre veniva ammanettato i quattro poliziotti intervenuti quella sera scrissero nella loro annotazione che nel tentativo di bloccarlo erano caduti “a terra” assieme a lui e che avevano poi cercato “di riportarlo in una posizione a lui più comoda”. Tutte circostanze “false”, secondo la Procura di Milano, perché i poliziotti, quando l’uomo “si trovava a terra in posizione prona, era immobilizzato e invocava aiuto, lo colpivano ripetutamente anche con l’uso di corpi contundenti”.

I VIDEO IN ESCLUSIVA 12 Il filmato del Tg1 ripreso con un telefonino

Il pubblico ministero Gaetano Ruta ha notificato l’avviso di chiusura delle indagini a carico dei quattro agenti con l’accusa di omicidio colposo per aver “ecceduto i limiti del legittimo intervento”, concorrendo “a determinare il decesso” dell’ uomo, dovuto, fra le altre cose, “alle

percosse”. La chiusura dell’inchiesta nei confronti dei giovani agenti Francesco Ercoli, Michele Lucchetti, Roberto Stefano Piva, Sebastiano Cannizzo – inizialmente accusati di omicidio preterintenzionale, con il reato poi derubricato in colposo – prelude alla richiesta di processo, che dovrà poi essere valutata dal gup.

Quella sera del 30 giugno scorso, Ferrulli, 51 anni, che lavorava come manovale e facchino e con alle spalle precedenti penali anche per resistenza a pubblico ufficiale e lesioni, si trovava in via Varsavia, alla periferia sud-est di Milano, fuori da un bar assieme a due romeni. Da una casa vicina erano arrivate lamentele per i continui schiamazzi in strada e per questo in zona era intervenuta una volante della polizia. L’uomo, stando a quanto era stato riferito in questura la mattina seguente, era ubriaco, “aggressivo e ostile”. Dopo aver minacciato a parole i poliziotti, Ferrulli, aveva spiegato ancora la questura, improvvisamente aveva cercato di colpire un agente, ma era stato fermato dall’altro. Ne era seguita una colluttazione, lunga e ripresa anche in un filmato realizzato con un telefonino e finito agli atti dell’ indagine.

Per seguire il procedimento i familiari di Ferrulli si sono rivolti, all’avvocato Fabio Anselmo, lo stesso legale di parte civile nel caso di Stefano Cucchi – il giovane morto il 22 ottobre 2009 in ospedale, una settimana dopo un fermo per droga – e in quello di Giuseppe Uva, artigiano di Varese deceduto nel giugno 2008 dopo aver trascorso una notte nella caserma dei carabinieri, che lo avevano fermato ubriaco per strada. Nell’atto di chiusura delle indagini sulla morte di Ferrulli, il pm scrive che i quattro agenti “in cooperazione tra loro” avrebbero causato “la morte dell’uomo”.

I poliziotti, secondo il pm, avrebbero agito “con negligenza, imprudenza e imperizia consistite nell’ingaggiare una colluttazione eccedendo i limiti del legittimo intervento percuotendo ripetutamente” Ferrulli “in diverse parti del corpo pur essendo in evidente superiorità numerica”. Avrebbero continuato “a colpirlo anche attraverso l’uso di corpi contundenti quando” era immobilizzato “a terra in posizione prona”. Tutto ciò anche se Ferrulli “non era in grado di reagire e invocava aiuto”. I quattro, i quali avrebbero quindi concorso a determinare “il decesso” (che ha avuto come concause anche lo “stress emotivo del contenimento” e le “percosse) sono accusati anche di falso, proprio in relazione alla “annotazione” sull’intervento di quella sera. (19 aprile 2012)

[Fonte: La Repubblica]

Scatta l’allarme in questura. Bruciati i 550 biglietti a disposizione, i tifosi della capolista potrebbe arrivare ad essere il doppio.

 

Alma FanoFano, 13 aprile 2012 – I PERUGINI annunciati al «Mancini» per il match di domenica sono troppi: i 550 biglietti a loro disposizione sono già stati tutti venduti. Ma la società del Grifone ha fatto sapere ufficialmente, che i supporters al seguito potrebbero essere molti di più fino al doppio.

Ciò ha provocato una fibrillazione per l’ordine pubblico, tanto che dopo un primo confronto ieri pomeriggio, la questura, dopo aver messo in forte dubbio la regolare disputa dell’incontro, ha annunciato un sopralluogo al «Mancini» per questa mattina, insieme al presidente del Fano Claudio Gabellini e a tecnici comunali, per verificare le possibili soluzioni. Si partirà dalla possibilità di ampliare il settore ospite, dando così più biglietti ai tifosi perugini. Oppure si potrà anche arrivare a trasferire il match in un altro stadio. Ipotesi più complicata e difficile. Comunque la decisione arrivrà in giornata. Il Perugia si presenta a Fano da capolista e non vorrà rinviare il match.

INTANTO il Fano dovrà fare a meno del difensore Riccardo Cossu, infortunatosi a Vibo Valentia. La lesione ai legamenti gli ha impedito di chiudere una stagione interpretata alla grande, da autentico perno della difesa. Sempre in campo dallo scorso agosto (34 gare giocate su 35), il forte centrale granata si dovrà operare presto, per resettare e ricominciare tutto daccapo. Rientro previsto tra 5-6 mesi. Ci teneva molto a giocare queste ultime gare, finalmente meno pressanti anche per via di una classifica rassicurante (Fano virtualmente salvo). Ma il destino è stato beffardo.

Ovviamente gli è caduto il mondo addosso quando gli hanno comunicato la gravità dell’infortunio: «E pensare che ho fatto tutto io — spiega Cossu — perché mi ha ceduto il piede sinistro. Ora spero di recuperare magari prima di quanto previsto in questi casi, un po’ come accaduto a Urbinati». Arriva il Perugia, e i brutti ricordi affiorano inevitabilmente: «Sì, perchè a Perugia ci andò tutto storto: il mio autogol, poi il mio gol per il momentaneo 2-1. Poi l’immeritato 4-1 finale. Avrei voluto esserci domenica anche per questi motivi. Ma sarò allo stadio e sulla partita sono ottimista». Nel frattempo ti dedicherai alla famiglia: «Sì, avrò più tempo per stare con mia moglie e con la piccola Virginia nata quest’inverno».

[Fonte: Il Resto del Carlino]