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Nuova stagione, vecchia repressione, che colpisce con la stessa cieca forza in tutti i campi dalla A a quelli delle serie minori.

Pallone calcioQuesto pomeriggio i militari della Stazione di Minturno, coordinati dalla Compagnia Carabinieri di Formia, e supportati da personale del Commissariato di P.s. di Formia, hanno tratto in arresto, durante servizio di ordine pubblico, per la partita tra la squadra di Minturno e quella di Cassino, un giovane pregiudicato, resosi responsabile di lancio di artifizi pirotecnici.
Il giovane, supporter della squadra locale, dopo aver gettato tra gli spalti un grosso petardo, mettendo in pericolo molti tifosi, con il volto celato da un passamontagna si è dato alla fuga inveendo contro i militari. Bloccato dopo pochi metri, nella disponibilità del giovane sono stati trovati altri due grossi petardi la cui vendita è vietata senza avere specifici permessi.
C.M., queste le iniziali dell’arrestato, comparirà domani in rito direttissmo presso il Tribunale di latina-sezione distaccata di Gaeta.

[Fonte: H24 Notizie]

E’ già stato assolto per tre volte, ma adesso si ritrova ancora una volta a giudizio per l’accusa di non aver rispettato l’obbligo di presentazione in caserma durante incontri sportivi.

TribunaleIl tifoso genoano A. L., 45 anni, era stato colpito dal “Daspo” con il divieto assoluto di recarsi allo stadio di Marassi e, anzi, con l’obbligo, in occasione delle partite più “calde” di firmare nella caserma dei carabinieri di Cairo.

Nel frattempo però lui aveva cambiato casa, andando ad abitare ad Urbe, e, visto che non aveva l’auto, non era riuscito ad andare con l’autobus a Cairo per firmare (l’organizzazione degli orari dei bus infatti non gli permetteva di raggiungere la caserma agli orari previsti). Per questo motivo, non risultando la presentazione in caserma in concomitanza con una serie di partire, dalla Questura erano automaticamente partite una serie di denunce nei confronti del tifoso.

Questo nuovo processo non è ancora stato definito: il legale dell’imputato ha infatti chiesto che il suo assistito venga giudicato con il rito abbreviato e il giudice ha quindi rinviato il processo. Il “Daspo” per L., che è fratello del più “famoso” M. (l’ultrà che in questi giorni è stato sentito dai pm di Cremona nell’ambito dell’inchiesta sul calcioscommesse), era scattato nel 2008: nel novembre dell’anno precedente il tifoso era stato arrestato a Genova nel contesto delle indagini seguite agli scontri tra ultras genoani e sampdoriani del 23 settembre 2007.

In quell’occasione, oltre alle perquisizioni in casa di 22 ultras delle opposte fazioni, che avevano in casa anche i “trofei” sottratti agli avversari, erano finiti in carcere quattro tifosi, tre genoani e un sampdoriano. Tra i primi ad essere arrestati, poche ore dopo gli scontri, proprio A. L.

[Fonte: IVG]

Per quanto tempo ancora si potrà continuare a considerare il calcio, la monetizzazione di un sentimento, alla stregua di un’azienda normale? Il suo traino non è la vendita di un prodotto purchessia, come pensano cinicamente le pay tv e i presidenti della serie A, ma la passione ancora incontaminata dei tifosi.

Pallone Serie BChiunque si accinga a rivestire ruoli chiave nella gestione del sistema ovvero a prendere in mano la barra di comando di una squadra di calcio, dovrebbe sapere “a priori” che si va a confrontare con l’amore-umore dei tifosi. I tifosi, ben lungi dal ritenersi meri utenti del prodotto come si vorrebbe trasformarli in nome dei diritti televisivi, si sentono (e sono) i “veri” depositari del marchio.

Quando affollano uno stadio per sostenere la squadra del cuore lo fanno certamente per vederla vincere ma, anche e soprattutto, per riaffermare con questo gesto  il loro amore incondizionato verso le maglie. Un rito che, in forme diverse, si svolge in tutte le latitudini del globo. Uno stato dell’animo che rende il calcio, ancora oggi e nonostante la concorrenza, il gioco più seguito e amato al mondo.

Il fatto è che un club (piccolo o grande che sia) appartiene alla città di cui porta i colori e, dunque, ai cittadini-tifosi. La prova provata di questo assunto? Il numero crescente di sindaci e istituzioni locali che si impegnano a ripristinare i diritti della squadra che rappresenta le rispettive città violati da dirigenze inette, come sempre più spesso accade.

E’ per questa ragione che, quando si parla di azienda-calcio, l’etica dirigenziale diventa un’esigenza imprescindibile. Il fatto che il binomio etica-calcio si sia rapidamente dissolto nel corso degli anni, fino a determinare condotte scriteriate, dovrebbe indurre gli addetti ai lavori a interrogarsi sul come e sul perché ciò possa essere accaduto.

Nel calcio c’è un disperato bisogno di etica, esattamente come nella politica e nella vita. Cresce nei tifosi l’esigenza di poter contare su figure di riferimento adeguate e possibilmente carismatiche: l’unica ipoteca possibile sul futuro della squadra del cuore e sulla sua sopravvivenza nel tempo.

Il sistema, viceversa, è sempre più spesso popolato da orde di dilettanti allo sbaraglio. O, peggio ancora, da personaggi sbiaditi, ai quali manca la scintilla della fantasia e della passione.

I tifosi, candidi e immarcescibili Peter Pan, riescono invece a iniettare passione in quantità industriale dentro un sistema sempre più contaminato dal business. Una corsa sfrenata, che potrebbe farlo scivolare verso la fine.

La passione etica dei tifosi non viene mai meno nel corso della vita, qualunque cosa accada. Incarna  il senso di continuità della “grande storia” del club, a qualsiasi latitudine. Perché il calcio è uno sport con l’anima e la sua anima sono i tifosi.

Sergio Mutolo

[Fonte: Calciopress]

Chi non lo ha mai tenuto in mano non riuscirà forse a capirla, questa riflessione.
La musica, al tempo dell’iPod, è diventata qualcosa di totalmente diverso. Grande marchingegno, l’iPod, ma non riuscirà mai a trasmettere le sensazioni che emanavano da un disco in vinile.

Calcio e nostalgiaGiorgio Moroder, compositore altoatesino autore di colonne sonore e vincitore di un Oscar, è una eminenza grigia nel suo campo. Ha detto: “Niente è paragonabile a tenere in mano un disco in vinile, farlo scivolare fuori dalla custodia, soffiare via la polvere, posizionarlo sottola puntina. Nienteequivale a quel frammento di secondo prima che inizi la musica” .

Anche il calcio, a quei tempi, non era  il mediocre prodotto in cui si è trasformato nell’era dell’iPod. Una specie di reliquia da custodire con somma cura, non e l’usa e getta in cui è stato clonato. Prepararsi ad assistere a una partita significava farlo con lo stesso atteggiamento sacrale con il quale ci si accingeva all’ascolto di un disco in vinile. Esattamente nel modo in cui lo descrive Moroder, con suadente sintesi.

Il calcio sapeva offrire spettacoli dal sapore magico, come il disco in vinile era in grado di diffondere la sua musica altrettanto fatata.

Due sensazioni da assaporare e godere fino in fondo. Mettersi in movimento verso lo stadio era un po’ come prepararsi ad ascoltare un vinile. Lo scorrere pacato della settimana finiva per essere  propedeutico al rito domenicale. Si trascorrevano le giornate con la stessa inusitata leggerezza con la quale ci si apprestava a scartare un microsolco appena comprato.

Tutto è cambiato. Nel modo di ascoltare la musica, di accostarsi al calcio e di vivere la propria stessa vita. Certe riflessioni, se analizzate con gli occhi cinici del terzo millennio dove tutto corre a rotta di collo, hanno qualcosa di patetico. Non è così per chi ha avuto la fortuna di viverli, quei tempi.

Chi ha condiviso il periodo d’oro del vinile e quello altrettanto prezioso di un calcio finito nel dimenticatoio, si trova in grande difficoltà quando deve spiegare ciò che si provava allora e non si riesce più a provare oggi.

Analogie criptiche per chi non ha mai posseduto un giradischi. Eppure dovete crederci. La musica girava intorno e le note scivolavano lievi tra i solchi impolverati del vinile così come una partita di calcio girava tutta intorno alla passione dei tifosi, ormai confinati alla periferia del sistema.

Niente potrà mai equivalere oggi, quando capita di andare a vedere una partita, a “quel frammento di secondo prima” che la nostra squadra del cuore cominci a tirare calci a una palla su un campo da gioco.

Sergio Mutolo

[Fonte: Calciopress]