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Sono ricercati per aver partecipato ai violenti scontri avvenuti lo scorso 18 giugno

Foto croatiLUCERNA – La polizia lucernese ha pubblicato su internet le foto di 12 tifosi ricercati per aver partecipato ai violenti scontri avvenuti lo scorso 18 giugno nel capoluogo dopo le partite Spagna-Croazia e Italia-Irlanda dei campionati europei, mostrate su un grande schermo nei pressi della stazione. I disordini avevano coinvolto centinaia di persone, erano stati attaccati poliziotti e causati ingenti danni.

La Procura aveva dato tempo ai partecipanti fino al 29 agosto per costituirsi, rammenta la polizia cantonale in una nota diramata oggi. Tre lo hanno fatto, altri 14 sono stati ugualmente identificati. Di altri 12 sono ora pubblicate una o più immagini sul sito www.polizei.lu.ch Si tratta per lo più di giovani con magliette o bandiere della nazionale croata.

Sul sito figurano anche foto, pubblicate già in luglio, di diversi fan del Grasshopper di Zurigo, autori di violenze alla stazione dopo la partita del 20 marzo 2012 con la squadra del Lucerna.

[Fonte: Tio.ch]

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La presentazione di un video che mostra gli scontri fra tifosi è stata il colpo di scena dell’udienza (la prima in cui si è entrati nel vivo) del processo che si sta svolgendo nel tribunale di Foggia a carico dei quattro sostenitori del Monopoli arrestati il 19 febbraio dopo la partita fra il Vieste e la squadra biancoverde.

Vieste-MonopoliA giudizio ci sono G. C. (22 anni), il padre di quest’ultimo, L. (di 52 anni), M. D. (24 anni) e P. G. (22), che furono arrestati (e scarcerati dopo due giorni) in seguito agli incidenti fra le due tifoserie.
Ieri è stata la volta dei testimoni dell’accusa (tranne i carabinieri che agirono, esclusi dal giudice), ossia di sei fra tifosi, passanti e stuart dello stadio, rimasti contusi o feriti. La posizione degli imputati, difesi dall’avvocato Michele Mitrotti, sembra essersi almeno in parte alleggerita in seguito alle testimonianze rese, ritenute contraddittorie. Il tifoso del Vieste D. G., ferito ad una mano con un coltello, non ha riconosciuto i quattro a giudizio. Una donna che ha riportato alcune contusioni ne ha riconosciuto solo uno e ha detto cose diverse rispetto al marito. Secondo uno stuart i sostenitori locali non avrebbero avuto parte attiva negli scontri ma a smentirlo c’è il video (e la foto che mostriamo anche noi) tirato fuori a sorpresa dalla difesa e che però il giudice si è riservato di accogliere. Di più se ne saprà alla prossima udienza, fissata per il 4 ottobre, in cui verranno ascoltati gli imputati e i testi della difesa, tra cui il presidente del Monopoli Enrico Tatò.

Mauro Denigris

[Fonte: Sud Est News]

CSI Treviso: se la scritta è di colore azzurro allora sono stati chiaramente gli ultras.

Le scritteDopo lo spray azzurro, le svastiche, le offese, ora scatta l’indagine della Digos. La questura di Treviso «non ha intenzione di lasciar correre, nè di permettere che in città continui questo clima di tensione fatto di intimidazioni, minacce più o meno velate, botte e sgarbi tra destra e sinistra». Le parole sono state pronunciate chiaramente ieri, a tre giorni dal blitz neonazi che ha imbrattato la «casa dei beni comuni» in via Zermanese.

Gli agenti stanno lavorando per capire chi possa aver messo in atto il raid vandalico, quale sia la mano (o le mani) dietro alle scritte spray. Si valuta la pista della tifoseria ultradestra del Treviso Calcio (l’azzurro delle scritte è un elemento non certo casuale), ma si lavora per capire se proprio la scelta delle minacce, dei simboli e del colore non sia in realtà un modo per depistare le indagini. Sotto osservazione pare ci sia già un gruppo di persone, militanti dell’ultradestra che nei giorni scorsi si erano «in attività» o potrebbero avere deciso di attaccare la sede delle associazioni di via Zermanese per restituire uno sgarbo, sulla scia dei recenti scontri che hanno avuto per teatro anche il centro storico.

Intanto, in attesa di un risultato da parte della Questura, l’associazionismo torna a puntare la questura chiedendo venga garantita la sicurezza e frenato il «rigurgito neonazista» avvertito da molti in città.

L’Anpi ha inviato una lettera aperta al ministro dell’Interno Cancellieri chiedendo il rispetto della legalità e del pluralismo in citt. Ora anche le altre associazioni si mobilitano. Italia Nostra sta cercando di creare un fronte comune per «condannare quanto avviene in città ed quanto è già avvenuto. Un gesto che colpisce non soltanto chi utilizza e dà vita alla Casa ma l’ intera città di Treviso, ogni persona che crede nella democrazia, e nella libera espressione». Le scritte, scoperte alle prime luci del giorno, sabato mattina, da chi era arrivato nella sede per lavorare e organizzare l’attività. Sono state subito cancellate ma il fatto è stato immediatamente riferito alla Digos.

«È necessario che tutta la città dia ora una risposta unitaria e democratica a questi gesti» incalzano i responsabili della struttura, «Le responsabilità di quanto sta succedendo sono evidenti, e sono ispirate alle idee che animano gruppi come il Fronte Veneto Skinhead e organizzazioni come Forza Nuova e Lotta Studentesca».

[Fonte: La Tribuna]

Il ‘clasico’ di Lima tra Alianza Lima e Universitario è teatro di una delle rivalità più sentite del Sudamerica.
Per questa partita sono entrate in vigore le nuove norme di sicurezza volute dal ministero degli interni; divieto di introdurre nello stadio Nacional di Lima bandiere, striscioni e tamburi oltre ad ogni coreografia.
Inoltre sono stati considerevolmente aumentati i prezzi dei biglietti, con il duplice obiettivo di aumentare l’ incasso già preventivamente sequestrato per ripianare i debiti dei due club con il fisco e  scoraggiare i gruppi organizzati di barras provenienti dai quartieri più poveri ad assistere alla partita.
L’ obiettivo non dichiarato era quello di evitare qualsiasi scontro all’ interno dello stadio dopo la tragica morte di Walter Oyarce avvenuta nel ‘clasico’  dello scorso anno allo stadio Monumental; nel resto della città invece i problemi sono aumentati.

 

Una battaglia campale si è scatenata nel pomeriggio, prima del ‘clasico’ di Lima :

Barra brava di Alianza Lima  e Universitario si sono affrontati in Avenida La Paz, nel quartiere San Miguel.

li scontri hanno causato vari feriti tra cui un giovane in serio pericolo di vita.

Fonti della Polizia di San Miguel informano che i  ‘Grones’ (Quelli dell’ Alianza Lima ndt) erano circa il triplo dei rivali , per questo i capi della barra brava della  ‘U’, appartenenti al Cono ‘U’ Oeste,  trovatisi in difficoltà, hanno usato le armi per far arretrare i rivali.

Nello scontro di strada o “guerreo” come si definisce nel gergo delle barras bravas, sono stati usati anche un numero imprecisato di pietre e bastoni. La Polizia ha soccorso un barra brava dell’ Alianza Lima con una ferita da arma da fuoco portandolo  all’ ospedale Santa Rosa de Pueblo Libre dove resta ricoverato in prognosi riservata.

Un altro ferito, è stato trasportato in gravi condizioni all’ ospedale Daniel Alcides Carrión del Callao.

Secondo la Polizia si tratta di un giovane di circa 20 anni di cui non sono state rivelate le generalità , che è stato colpito negli scontri di Avenida La Paz.

Sport People da Republica.pe

In Brasile si applicano le prime misure repressive dopo gli scontri di SaoPaulo dove ha perso la vita un giovane tifoso del Palmeiras. La formula é la stessa: Restrizioni, diffide e pure il divieto di indossare le magliette dei gruppi organizzati. Fortunatamente i dirigenti delle squadre si ribellano.

 

I funerali di Andre AlvesIl divieto sarà in vigore fino a quando non sarà chiarita la dinamica degli scontri di Domenica 25 Marzo.

La Federazione Paulista de Futebol ha proibito per la seconda volta l’ingresso agli stadi delle torcidas Gaviões da Fiel e Mancha Alviverde fino a quando non saranno accertate le responsabilità per la morte di un tifoso del Palmeiras nella mattina di Domenica 25 Marzo avvenuta in seguito agli scontri tra le due torcidas di Corinthians e Palmeiras nella zona nord di Sao Paulo.

Secondo la Federazione il divieto resterà in vigor fino a quando non saranno accertate le responsabilità di quanto accaduto, e i responsabili saranno assicurati alla giustizia.

Margarette Barreto, la funzionaria del ministero dell’interno, ha richiesto ufficialmente di applicare la sanzione alla Federazione. Circa 300 appartenenti a gruppi di torcidas organizzate hanno partecipato agli scontri. La polizia sta indagando sull’ipotesi che lo scontro sia stato organizzato su Internet.

Gli scontri sono iniziati alcune ore prima della partita Palmeiras–Corinthians valida per il Campionato Paulista.

Nei tafferugli, uno studente di 21 anni André Alves Lezo, è stato colpito da un colpo di pistola alla testa.

E’ morto poche ore dopo in ospedale e oggi si è celebrato il funerale.

La torcida Gaviões da Fiel ha informato che nessun divieto fino ad ora è stato notificato al gruppo, e quindi nessuna forma di protesta è stata organizzata.

Per quanto riguarda la Mancha Verde nessun comunicato o nota ufficiale, anche se domani la torcida “verde” si pronuncerà con una conferenza stampa sul caso della morte di André Lezo.

Nella sua nota la federazione dice che “considerando che è prioritario preservare la disciplina negli stadi di calcio, si decide di proibire l’ingresso alle torcidas fino a quando non saranno identificati i responsabili dei fatti delittuosi avvenuti, ai sensi della legislazione vigente”.

Secondo la nota della FPF, qualsiasi indumento che identifichi l’appartenenza ad una torcida, come magliette, bandiere e striscioni sarà proibito all’interno degli stadi.

Per Margarette Barreto, il periodo di restrizione terminerà solo quando saranno accertati i fatti e puniti i responsabili dalla giustizia.

In passato ventisette appartenenti a gruppi di torcidas della città di Sao Paulo erano già stati raggiunti da divieto di ammissione agli stadi.

Contro i divieti

Il presidente del Palmeiras, César Sampaio, dopo il funerale del giovane tifoso dice che questo divieto di entrata agli stadi delle torcidas non serve a fermare la violenza.

“Gli appartenenti alle torcidas non potendo entrare allo stadio saranno più difficilmente controllabili, e ci saranno più probabilità di contatti per le strade tra le opposte fazioni. Il problema non è lo stadio visto che gli incidenti sono avvenuti ore prima della partita” cosi ha commentato Sampaio.

ll fratello fermato

Uno dei due fratelli di Andre Alves Lezo è stato fermato sospettato di aver partecipato agli scontri tra palmeirenses e corintianos.

Il giovane Tiago Alves Lezo è stato prelevato dalla sua abitazione per essere interrogato ed iscritto nel registro dei sospetti, in seguito è stato rilasciato.

Nel registro dei sospetti istruito presso il 72º Distretto di Polizia sugli scontri avvenuti nella Avenida Inajar de Souza sono già iscritte sette persone.

Altre sette sono iscritti come vittime di aggressione.

Tiago Alves Lezo e un altro giovane erano inizialmente stati fermati a bordo di una moto per sospetto porto d’arma.

Visto che l’arma non era stata ritrovata i due giovani furono sottoposti alla prova del “guanto di paraffina” per verificare se avevano usato armi da fuoco.

Il padre di Andre Lezo che è un agente di polizia è citato invece in qualità di testimone.

Oltre a Tiago, un altro fratello del giovane morto era stato in passato coinvolto in scontri tra torcidas. Secondo la federazione Paulista di Futbol, Lucas Alves Lezo, vice-presidente della Mancha Verde, ha partecipato in passato ad uno scontro con un gruppo rivale del Corinthians il giorno 5 febbraio e per questo gli era stato applicato il divieto di ingresso agli stadi.

Sport People.

Centinaia di tifosi dello Zenit e dello Spartak hanno dato vita a una megarissa nella metropolitana di Mosca. Gli scontri sono avvenuti nella stazione della metro ‘Universitet’, non lontano dallo stadio Luzhniki. Per interrompere le violenze è stato necessario l’intervento di decine di poliziotti. Due tifosi sono stati arrestati.

 

Fonte [Dodicesimo uomo]

Dopo la tragedia di Port Said, gli ultras escono con un comunicato in cui non gridano vendetta contro ultras avversari ma contro la polizia, segno evidente che c’è molto più che banali “scontri tra ultras” come riportano sulla stampa generalista, ma vera e propria e selvaggia repressione dietro tanti morti.

 

Il comunicato degli ultras egizianiAbbiamo tradotto l’appello pubblicato dal movimento ultras di Piazza Tahrir poche ore dopo la carneficina dello stadio di Port Said. Parole di odio e amore rivoluzionario, di rabbia, di coraggio e tenacia di una delle componenti sociali essenziali del movimento rivoluzionario che oltre a difendere i cortei e le manifestazioni dalle aggressioni della polizia è protagonista anche delle innovazioni e delle straordinarie trasformazioni culturali e politiche del proletariato giovanile egiziano.

 

Si! Sono martiri, sono diventati martiri i compagni insieme ai quali, per 5 anni, abbiamo condiviso gioia e dolore. Oggi il maresciallo e i suoi complici hanno voluto mandare un chiaro messaggio, vogliono punirci e condannarci a morte perché ci uniamo alla rivoluzione, perché lottiamo contro l’oppressione e i crimini, come quelli di oggi.

Signori, questa è una nuova serie delle tante serie di crimini della repressione del regime, repressione che vuole uccidere la  rivoluzione dei giovani egiziani e aumentare il numero dei martiri.

E non sapevi che ogni goccia di sangue versata, avrebbe riacceso la nostra rivoluzione, e avrebbe riacceso le nostre urla che  chiederanno la tua testa, caro maresciallo traditore? E avete creduto che l’Egitto e il suo popolo potessero fare un passo indietro?

Non si sono presentati né il governatore, né il capo della sicurezza, non trovammo né la polizia militare né la sicurezza centrale. Per la prima volta nella storia degli incontri di entrambe le squadre, la polizia s’è ritirata. Sì, il vostro piano è chiaro.

D’ora in poi inizieremo una nuova guerra per difendere la nostra rivoluzione e i diritti dei nostri martiri, e ci prepareremo a ricordare il 28 gennaio. Vi faremo riassaporare i momenti in cui, chi come voi appoggiava il precedete governo si dovette fermare e si dovette arrendere mentre osservava i rivoluzionari egiziani, di cui noi facciamo parte, seminare la propria libertà.

Sapete benissimo cosa significa affrontarci e sapete pure che noi fummo la rivoluzione, ancora prima che essa avvenisse.  La vostra repressione non ci spaventa e non ci è nuova. Numerose sono state le iniziative per risolvere le divergenze tre Ultras delle squadre egiziane; questo non vi è bastato e avete iniziato a mettere in atto la vostra strategia.

Per questo vi comunichiamo che anche noi abbiamo una nostra “strategia”, ed è quella di tagliare le vostre teste con le nostre mani, e non con mani straniere. Non aspetteremo che ci opprimiate volta per volta: difenderemo la nostra rivoluzione, difenderemo e ricorderemo i nostri martiri con tutti i mezzi possibili.

Si, il vostro messaggio ci è arrivato. La nostra risposta arriverà presto.

Memoria e gloria per i nostri martiri.

[Fonte: Info Aut]