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Dopo il polverone sollevato dalle dichiarazioni di Cassano sui gay nel calcio, ci ha pensato bene Cecchi Paone ha gettare ulteriore benzina sul fuoco e tirando in mezzo gli ultras salernitani per poi venire (com’era prevedibile) smentito qualche ora dopo.

In un’intervista rilasciata al portale Canale Napoli, il presentatore televisivo si è lanciato in una delle sue solite performance in cui la presunta difesa delle libertà sessuali diventa pretesto per uno show ai limiti tra il cabaret e la fantascienza vera e propria, tanto che è arrivato a vantarsi di avere contatti con gli ultras salernitani:

“Cassano è un ineducato, è normale che ci siano gay nel calcio. Sono in contatto anche con molti tifosi gay che spesso hanno paura ad entrare in uno stadio. I tifosi della Salernitana si sono, invece, dichiarati disponibili ad accettare gli omosessuali nella loro tifoseria, superando le barriere della discriminazione”.

Ora, non che gli ultras salernitani si siano mai evidenziati per posizioni estremistiche o omofobe, però di fronte ad una cosa del genere che suona né più e né meno di una provocazione squallida, la loro risposta non s’è fatta attendere e il Cecchi Paone, sempre a caccia di facile notorietà, se ne torna a casa con l’ennesima figura barbina:

“Gli Ultras del Salernitana prendono le distanze dalle dichiarazini fatte dal Sig. Paone. Nulla contro il mondo omosessulale, questione che poco interessa, soprattutto, in questo momento dove le nostre attenzioni sono rivolte ad altre questioni. Chiediamo, a chi vuole aprirsi a questo mondo, di farlo in maniera personale, senza chiamare in causa gli Ultras semplicemente per una propria pubblicità

Ultras Salerno”.

Sport People.

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Ci tocca tornare personalmente sulla diatriba Verona-Juve Stabia con la speranza di fugare tutti i restanti dubbi, chiarire qualche altro punto sollevatoci nel frattempo a mezzo mail e con l’ambizione di non sollevare ulteriore polvere su una vicenda a suo modo sedimentatasi.

 

Nelle ore immediatamente successive la partita, dalla stampa si è alzata la solita ondata moralistica a condanna dei veronesi e dei presunti cori su Nino, ragazzo stabiese morto in estate in un incidente stradale. Allo stesso modo, secchiate di moralismo sui cori per Schettino e la vicenda “Costa Concordia”, polemiche davvero ridicole ma andiamo oltre perché non è questo che ci interessa.
Premesso, prima ancora di inoltrarci nelle considerazioni, che non era nostra nelle nostre intenzioni fare gli avvocati dei veronesi o i paladini del loro stile, quanto piuttosto una più generica presa di posizione a difesa degli ultras tutti in quanto tali, sempre, impropriamente e frettolosamente tirati in ballo e puntati con l’indice accusatorio quando in ambito stadio succede qualcosa di disdicevole. Oltretutto, in una redazione a maggioranza “terrona” immaginerete anche bene quanto possa stare simpatico l’accanimento veronese sul prototipo del meridionale, ma qui non è questione di simpatie o antipatie, è questione di ristabilire una più equa visione delle cose rispetto a quanto facciano i media tradizionali, mai capaci di guardare la cronaca ultras al di sotto della superficie delle cose.
Torniamo dunque alla specificità del caso: che i veronesi possano fare cori sui morti è preventivabile, lo hanno fatto in svariate altre occasioni, spesso tirando in mezzo anche situazioni trucide e facendo saltare dalle poltrone dei loro salotti bene i moralisti nostrani. Anche su questo è doverosa una puntualizzazione, perché non si mischino fischi con fiaschi: per la sensibilità di chi vi scrive i morti non si toccano, ma non per finto perbenismo, ma solo per convizione “umana” che mi ha portato – in tempi di militanza attiva – a provare sentimenti di solidarietà per chi come me, anche se vestito di colori diversi, aveva provato il frustrante dolore del lutto per un fratello di Curva scomparso. Questa però è la mia visione del tutto personale e privata, non mi sogno certo di salire sopra un piedistallo a catechizzare platee di ultras che, vuoi per generazione puramente anagrafica, vuoi per latitudini geografiche, vuoi per stile della propria Curva, vuoi per qualsiasi altro fattore possibile ed immaginabile la pensa diversamente da me. Nel momento in cui vesto i panni di redattore di questa rivista, non mi sogno nemmeno lontanamente di stracciarmi le vesti a difendere in barricata questa o quell’altra fazione o visione del mondo ultras. Quello che mi preme, quando scrivo di ultras, quando parlo di ultras, è soltanto cercare di capire quello che avviene, indagarne le dinamiche, studiarne i nessi tra azioni e reazioni. La mia personale visione in queste circostanze deve per forza di cose essere messa da parte, perché sennò dovrei lasciare fuori dalle analisi di una rivista che si pone l’ambizioso proposito di raccontare TUTTO il mondo del tifo, almeno la metà (vi dico la verità, il 90%…) di ciò che non ritengo degno, incoerente, e se non del tutto aderente, quantomeno contiguo al mio modo di pensare, vedere, vivere.
Scomodare i morti nelle loro tombe deriva da quella che alcuni amici, in uno slancio di sociologia, hanno definito “Sindrome di South Park”: in guerra, rituale o non che sia, alcuni ritengono legittimo l’uso di qualsiasi mezzo pur di provocare l’avversario e così quasi costringerlo al confronto fisico, oltretutto avvantaggiandosi strategicamente della destabilizzazione psicologica che ne deriva dal toccare in loro nervi così scoperti. Personalmente lo ritengo un colpo basso, l’ho già detto e lo ripeto perché è sgradevole poi sentirsi attribuire cose che nemmeno si condividono, però c’è chi se ne impippa di quello che penso io, che pensano gli altri o che pensa la maggioranza, tra questi i veronesi da sempre bastian contrari dell’Italia degli ultras. Spesso e volentieri i veronesi sono ricorsi a questo chiamiamolo stratatagemma, spanciandosi dalle grasse risate alle reazioni indignate di chi di sorta. Detto questo, dopo l’ultima gara al “Bentegodi” riceviamo segnalazione della notizia proprio da parte veronese, quella stessa parte veronese – lo rimarchiamo – che non s’è mai fatta problemi ad attribuirsi un coro biasimato dal resto del mondo, in cui si rivendicavano i cori contro Schettino o i soliti slogan contro il meridione e i meridionali. Chi però ha seguito la gara in Curva Sud, questi presunti cori contro di Nino non li aveva proprio fatti, non avevano nemmeno dedotto dallo stendardo stabiese “Ciao Nino” che il Nino in questione fosse morto e, provando a supporre il perché della campagna denigratoria della stampa, si era data la spiegazione che molto probabilmente avevano confuso per assonanza gli sfottò sul Capitano Schettino con Nino. Altre spiegazioni plausibili proprio non ce n’erano.
Nei giorni successivi però, ci sono giunte anche versioni stabiesi sull’accaduto: i cori contro Nino erano stati fatti e proprio da questi era scattata la reazione rabbiosa del settore ospiti che altrimenti non avrebbe avuto ragione d’essere. Tutta la solita girandola di insulti nord contro sud non avevano fatto breccia come già non avevano fatto breccia a Castellammare in precedenza, per cui le immagini che hanno girato su web, i video di Youtube con lo scoppio d’ira stabiese verso il settore attiguo, il tentativo di scavalcare i divisori, tutto ha preso il via proprio da quei cori.
Abbiamo appurato, ad onor del vero, che ad intonare quei cori non sono stati gli ultras scaligeri ma quella parte di tifosi assiepati di fianco al settore ospiti (Tribuna Est?), esattamente alla loro sinistra.
Dunque, ristabilito un minimo di verità di fondo, chiariamo ancora una volta che non era nostra intenzione prendere le parti dei veronesi, che non era nostra intenzione offendere la memoria di Nino. Altresì chiariamo anche che è vero, come scritto, che i cori non sono stati fatti dai “butei” propriamente detti della Sud, che è vero quindi che non ne sapevano niente, che è vero dunque – in definitiva – che è ora che i giornalisti imparino a fare più scrupolosamente il loro mestiere, a non chiamare tutti con l’aggettivo “ultras” quando tali non sono e quando ciò si presta solo a facili fraintendimenti, a condannare con pari fermezza anche i “tifosi” degli altri settori dello stadio, a non fare mischioni di genere solo per comodità o per strumentalizzazione. La nostra critica primaria era finalizzata proprio a questo, ed è un po’ anche l’obiettivo costante della nostra rassegna stampa, cioè passare al microscopio tutto quanto i media “mainstream” producono sul mondo ultras, e cercare per quanto possibile di confutarlo, magari anche migliorarlo indirettamente attraverso tale monitoraggio. Noi stiamo dalla parte degli ultras, in toto, e quando viene fatta “mala informazione” non ci sono più distinzioni tra vittime, ma diventiamo tutta indistintamente carne da macello alla mercé dell’opinione pubblica.
Chiudiamo qui ringraziando chi ha avuto la pazienza di leggerci, chi ha avuto la gentilezza di scriverci senza alimentare altre polemiche sterili via facebook, con la speranza di aver restituito un minimo di verità in più alla notizia, un minimo di giustizia alla memoria di Nino e dei suoi amici.

Sport People.