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Il “clasico” di Medellin da sempre è una delle partite più calde del Sudamerica, dove le barras di DIM e Atletico Nacional cercano il contatto in ogni zona della città. Nell’ultima edizione sembra essere stato tutto più tramquillo del solito, e la polizia non perde l’ occaesione per auto celebrare il proprio operato con conferenze stampa e fotografie ad effetto ‘teatrale’.

Clasico di MedellinQuattro anelli di sicurezza e otto posti di blocco attorno allo stadio Atanasio Girardot, un dispiegamnento di uomini nelle posizioni strategiche della città per un totale di circa 1500 uomini della polizia, ha impedito disordini gravi e danneggiamenti che spesso provocano gruppi di tifosi violenti al ‘clasico’ di Medellin.

Nei controlli preventivi sono state poste in stato di fermo 150 persone, delle quali 100 adulti e 50 minorenni.

Tra gli oggetti sequestrati vi sono  320 armi bianche, 180 grammi di marijuana e circa 500 oggetti tra mazze spranghe e bastoni (in realtà da Medellin più di una voce sostiene che il materiale sequestrato è sempre lo stesso e viene riesumato ad ogni partita ndt) .

Secondo il colonnello Mauricio Cartagena, comandante della polizia metropolitana di Medellin, le operazioni di controllo sono durate anche la notte dopo il “clasico” evitando cosi gravi incidenti, questo significa che vanno cambiate le strategie antiviolenza.

“Le persone che sono rimaste al di fuori dello stadio non hanno creato disordini e danni, nemmeno al termine della partita quando la gente usciva dallo stadio, le operazioni di controllo dei gruppi più violenti sono infatti durate fino a tarda ora “, ha detto il colonnello Cartagena.

Non si sono rilevati gravi scontri o danni a proprietà altrui, ma è da rilevare l’incidente nei pressi della stazione della metropolitana di San Javier, in cui è rimasto ferito un ragazzo che stava preparando una bomba carta da usare contro la tifoseria rivale e che gli è esplosa addosso ferendolo gravemente ad un occhio.

Il portavoce della polizia ha precisato anche che i controlli preventivi iniziati il venerdi precedente al “clasico” nella zona dello stadio ed in altre località, dove spesso si sono manifestati scontri tra barras come la Villa del Aburrá y La Mota, hanno avuto effetto.

Traduzione Sport People da “ElColombiano.com”

Tra le varie cose avevamo colpevolmente dimenticato di riportare questa: a Vicenza ben 250 padovani riescono ad entrare allo stadio senza tessera, e con i tempi che corrono è davvero una gran bella notizia ed una gran bella vittoria. Rileggiamo la giornata attraverso il racconto de “La Padova Bene”.

 

Vicenza-PadovaTempo di derby. Vicenza fa sempre uno strano effetto nelle menti di tutti i tifosi biancoscudati, ed anche in tempo di tessera del tifoso la voglia di onorare il derby, dentro o fuori dello stadio non ha importanza, è sempre forte. Già nella scorsa stagione la Fattori aveva portato circa 300 ragazzi fuori dal Menti, ed al ritorno si era scatenata la “caccia all’uomo” da parte della celere per le strade della città berica (clicca qui). Quest’anno si decide di riprovarci, e di riprovare ad entrare.

Al ritrovo all’Euganeo, la stragrande maggioranza dei ragazzi ha già il biglietto in mano. E pensare che per questa partita non c’è la possibilità nè di accedere senza tessera (e fin li ovvio! Non ce l’hanno concesso nemmeno a Cittadella), nè di entrare con l’amico tesserato di turno! La verità è che hanno fatto talmente tanta confusione fra circolari e controcircolari che non ci sta capendo più un cazzo nessuno, ed i primi a non capirci più un cazzo sono proprio i rivenditori…

Si parte, ci si ritrova alle porte di Vicenza per compattare il gruppo, e nasce una piccola discussione su come procedere: dalle voci pare che ci sia un gruppo di vicentini in attesa in un bar nei paraggi, ma è una voce infondata, ed alla fine optiamo per andare direttamente allo stadio, tutti insieme… detto, fatto: primo incrocio, semaforo rosso, gruppo che si spezza in due! La nostra solita organizzazione certosina… Per strada sono molte le pattuglie in giro, ma riusciamo ad arrivare indenni al Menti seppur alla spicciolata. Ci ritroviamo al bar di fronte il settore ospiti, la polizia in giro sembra disorientata, di sicuro non ha colto bene la situazione. I padroni di casa sono in giro anche loro, e non passa molto tempo prima che si arrivi ai primi “scambi di opinioni” con loro (e con i pescaresi, presenti a fianco dei gemellati).

Nel frattempo il nostro gruppo cresce, ed alla fine saranno circa 200-250 i Ragazzi della Fattori che, col biglietto e senza tessera del tifoso, riusciranno ad accedere al Menti. Un’altra vittoria della Fattori contro il Sistema, un’altra piccola battaglia portata a conclusione! La dedico a tutti quelli che ci dicono “Fatevi la tessera e piantatela di rompere i coglioni!”, la coerenza non paga mai abbastanza, e riuscire ad aggirare il sistema è una soddisfazione incredibilmente più grande che riuscire a vedere ogni sacrosanta partita (che sarebbe nostro diritto se proprio vogliamo discutere!).

Dentro lo stadio saremo circa un migliaio fra tesserati e non. Decidiamo di compattarci e di tifare tutti insieme. Una serata d’altri tempi, sulla quale mi concedo una piccola riflessione personale: “circa un migliaio” di padovani a Vicenza qualche anno fa sarebbe stata una cifra da partita amichevole, o da trasferta effettuata in piena zona retrocessione e con l’entusiasmo sotto i tacchi! Oggi il fatto stesso che i giornali esaltassero questa presenza, misera nel rapporto distanza/importanza del match, ma perfettamente capibile in un contesto in cui si cerca in ogni modo di obbligare i tifosi a “stare a casa” dallo stadio, da la dimensione di quanto siano cambiati i tempi. E di quanti passi indietro abbia fatto l’Italia. E’ assurdo negare che la tessera del tifoso non abbia svuotato gli stadi, è da imbecilli dire che “se non si ha niente da nascondere la si fa”, è da pecore dire “fatevela anche voi!”. Se ci fosse un minimo di coscienza, di fronte ai mille tifosi scarsi portati in trasferta chiunque dovrebbe alzarsi e dire “basta!”, anzichè esortare gli altri a farsela!

Dal punto di vista del tifo pur senza fare niente di impressionante diventiamo ben presto padroni degli spalti: la curva berica sembra non esistere quasi più a livello vocale; stranissimo ripensandoli a come erano un tempo! Oggi la Sud del Menti vive molto sul dualismo “Vigilantes vs. 1902″ e direi che la situazione è visibilissima anche ad occhi meno “esperti”. Due gruppi in se molto diversi: da una parte i Vigilantes sui quali mi risparmio ogni commento, dall’altra gli “emergenti” 1902 affiancati da altri gruppi minori (South Terraces e Zona Mucchio) che formano un discreto quadrato e ci tengono a ribadire la loro distanza dai primi… A differenza dei Vigilantes che negano da sempre questo derby e continuano a cantare ogni volta che ci incontrano il patetico “Noi odiamo l’Hellas Verona”; i 1902 sentono abbastanza il derby con noi, e per l’occasione rompono gli indugi (dopo anni di malcelata “indifferenza”) con uno striscione: “IN LAGUNA FAI L’ESALTATO, A VICENZA SEMPRE SCORTATO. PADOVA MERDA!”. Sinceramente non capisco molto il senso di uno striscione del genere: sono anni che non ci andiamo in laguna, mentre a Vicenza questo è stato il secondo anno consecutivo che siamo andati senza scorta (la scorsa stagione gli sbirri ci intercettarono in corteo dopo poche centinaia di metri, quest’anno siamo arrivati fin davanti lo stadio). Avrebbero potuto fare semplicemente “PADOVA MERDA”, oppure buttarsi sull’ironia di metà anni ’90 (“GAVIO NETA’ EL PONARO?”) che almeno qualche sorriso lo strappava… In fin dei conti, e con tutto il rispetto per il loro gruppo che reputo valido quanto meno in prospettiva, credo non possano certo dire che non abbiamo onorato il derby come si deve, in entrambe le occasioni!

Sul campo il Padova non esalta, ma trova la vittoria con un tiro fortunato di Succi. Il Vicenza è veramente poca roba, e temo che in queste condizioni per loro sarà dura salvarsi (cosa che personalmente mi auguro e gli auguro: almeno che ci lascino il derby!). Finale di partita con la squadra a festeggiare sotto la curva una vittoria che mancava da 54 anni… OGGI PERO’, CONCEDETECELO, HA VINTO LA FATTORI!!!

[Fonte: La Padova Bene]

Traduzione da stories.coop, il sito che raccoglie storie da tutto il mondo per celebrare il 2012 come Anno Internazionale delle Cooperative

 

“Sono africano. So in cosa credono gli africani. Gli africani credono in quello che vedono.” Il teologo Kodzo Baba ha visto il deterioramento della città in cui è nato. È stato testimone del restringimento della sua amata Keta. Il porto costiero era una volta la seconda più grande città del Ghana. L’erosione della costa ha lavato via le case e ha costretto le aziende a chiudere. Dimostrando l’imparzialità delle sue maniere, la natura ha lasciato il re tribale senza il suo palazzo da 27 acri, lavato via dalle grandi onde che hanno colpito quella parte del litorale.

Ora Kodzo Baba può vedere una via d’uscita. Può vedere un modo per incoraggiare i giovani a restare nella comunità e può vedere un modo per incoraggiare le aziende a tornare. È il calcio. In un Ghana devoto al calcio, il club dei Keta Sandlanders sta portando sviluppo economico nella zona. Sta portando un senso di comunità. Sta addirittura portando qualcosa al calcio ghanese. Sta dimostrando una nuova via d’uscita per lo sviluppo del calcio, una nuova struttura che dà ai membri del club una voce ed una parte da recitare nel futuro della loro squadra. Il club calcistico di seconda divisione Keta Sandlanders è una cooperativa. Ai dirigenti ci si riferisce apertamente come elefanti bianchi. Le decisioni reali riguardo il club sono prese dalla sua gente. Kodzo Baba sa che gli africani credono in quello che vedono. “Ecco perché vogliamo dare vita a questo club sulla base della cooperativa” dice. La gente può vedere che la struttura rimette il potere nelle loro mani e nella comunità. Ora, non è solo il calcio che sta beneficiando della cooperativa. I progetti per costruire un nuovo campo si affiancano a quelli per un centro per la comunità, che ospiterà workshop sulla salute, sulla formazione degli agricoltori, su modi per continuare a risoffiare la vita nella comunità di Keta. Kodzo Baba ha l’ultima parola. “In Africa diciamo che quando trasporti qualcosa al livello delle spalle la gente ti aiuterà a mettertelo sulla testa.”

[Fonte: The people’s game]